MARTEDì nuovo vertice governo-sindacati

Pensioni: giovani e donne, i nodi sulla strada dell'accordo

di Redazione online


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(ANSA)

3' di lettura

Assegno di garanzia per i giovani e maggiori tutele per le lavoratrici con figli. Sono questi i principali nodi da sciogliere sulla strada del confronto in corso tra il governo e i sindacati sulle pensioni. Certo, al vertice convocato a Palazzo Chigi per martedì i sindacati punteranno a modifiche generali del meccanismo di adeguamento automatico dell'età di pensionamento all'aumento delle aspettative di vita. Ma i due capitoli – giovani e donne - richiamati più volte sia dalla leader della Cgil Susanna Camusso sia dal segretario della Uil Carmelo Barbagallo, sono strategici e potrebbero aiutare a sbloccare l'intera trattativa.

L'assegno di garanzia per i giovani, che serviva per assicurare un minimo di pensione a chi ha lavori discontinui, era stato concordato a fine agosto nel confronto con i sindacati ma non appare nella proposta presentata lunedì dal governo né negli “addendum” di venerdì. Mentre per quanto riguarda le lavoratrici con figli è vero che nella legge di Stabilità in discussione è previsto uno sconto di sei mesi per ogni figlio (fino a un massimo di due anni), ma i sindacati avevano detto subito, con un documento firmato da Cgil ma anche da Cisl e Uil, di volere di più, come per esempio un riconoscimento sul lavoro di cura per i familiari più vicini. Invece niente. Da qui, ieri, il secco «no» della Cgil alla proposta del Governo, con relativa “mobilitazione”, la sospensione del giudizio da parte della Uil e l'ok della sola Cisl.

La prospettiva di una spaccatura del fronte sindacale «preoccupa» la Uil e «sicuramente faremo tutto il possibile perché le diverse posizioni ci permettano di mantenere l'unità di azione». Così, oggi, il segretario generale Carmelo Barbagallo ha ribadito al Tg3 che dall'incontro di martedì il sindacato si aspetta «di avere qualche risposta e qualche risorsa in più per le donne e per i giovani».

«Abbiamo fatto di tutto per evitare» la rottura dell'unità sindacale «e continueremo a farlo, però poi valgono le valutazioni di merito. Non serve drammatizzare». Così invece, sempre oggi su Rai3, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «Abbiamo già avuto opinioni radicalmente diverse sul Jobs Act ma questo non ha impedito di fare poi piattaforme comuni. Se ci sono opinioni diverse è giusto che si valutino, non credo vada drammatizzato», ha detto, ribadendo i veri motivi dell'insoddisfazione della Cgil: la vertenza con il Governo, ha spiegato, «non è sulle pensioni già in atto» ma «bisogna rendersi conto che le pensioni dei giovani così come sono pensate ora non permetteranno loro di avere un'anzianità serena. Inoltre le donne non sono sufficientemente tutelate».

Giovani, ipotesi assegno minimo da 650-680 euro
L'idea di introdurre un “minimo di garanzia” per i giovani è un tema ipotizzato prima dal responsabile economico del Pd, Tommaso Nannicini. Ma la proposta era poi stata presentata dal governo ai sindacati al tavolo del 30 agosto. L'idea era quella di aiutare le giovani generazioni, strette tra carriere discontinue e redditi bassi, a uscire con un assegno di vecchiaia di 650-680 euro, prima dei 70 anni e con 20 anni di contributi. Bisogna però aver maturato un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (448 euro), invece dell'attuale 1,5. Nel documento presentato sabato ai sindacati il governo ha invece chiesto di concordare «sulla necessità di continuare il confronto anche nella prossima legislatura» sui temi contenuti nel documento sottoscritto a fine settembre ma non ancora affrontati. Con due paletti: «il rispetto dei vincoli di bilancio e della sostenibilità di medio-lungo termine della spesa pensionistica e del debito».

Donne, sconto alle lavoratrici con figli
La norma, proposta dal governo il 7 settembre ai sindacati, è già stata inserita in manovra. Prevede la possibilità di andare in pensione prima - di fatto con un accesso all'Ape social, cioè l'anticipo pensionistico non oneroso - con uno sconto di 6 mesi per figlio fino ad un massimo di 2 anni. I sindacati però avevano chiesto di più: un anno per figlio, fino a un massimo di tre anni. Per limitare la disparità di genere, poi, avevano anche chiesto un riconoscimento del lavoro domestico e una sorta di 'bonus contributivo' per l'assistenza a familiari malati o con handicap: un anno ogni cinque anni fino a un massimo di 4 anni per l'assistenza al coniuge o ad un parente fino al secondo grado convivente. L'ultimo testo del governo, invece, si impegna “a riconoscere il valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne” nel confronto da proseguire nella prossima legislatura. A meno di un'accelerazione improvvisa martedì.

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