LA TRATTATIVA CON BRUXELLES sulla manovra

Pensioni, il Governo punta su quota 100 a tempo per strappare l’ok Ue

di Marco Rogari e Gianni Trovati


Pensioni: «quota 100» solo per 3 anni, poi 41 di contributi per tutti

3' di lettura

La riforma di quota 100 avrà un carattere «sperimentale», come ponte verso quota 41 per tutti dal 2022, e l’obiettivo di dismissioni e privatizzazioni sarà rafforzato da un pacchetto di norme in manovra per accelerare la valorizzazione degli immobili pubblici e incentivare gli enti locali a mettere sul mercato il loro mattone. Sono due degli argomenti chiave che oggi il premier Conte e il ministro dell’Economia Tria metteranno sul tavolo del confronto con il presidente della commissione Ue Juncker, il suo vice Dombrovskis e il commissario Moscovici. All’incontro, in programma alle 16, il governo non arriva in realtà con una proposta definitiva. Ai correttivi da inserire in manovra si è lavorato nella notte, e il consiglio dei ministri alle 9.30 servirà per fare il punto prima del consueto pranzo al Quirinale che precede i Consigli europei e il volo a Bruxelles.

Ma la chiusura sul deficit ancora non c’è, e la sua assenza solleva ancora qualche interrogativo sul fatto che il vertice oggi si tenga davvero. I tentativi di attestarsi intorno al 2% continuano a scontrarsi con il «no» dei due vicepremier, la cui indisponibilità a scendere sotto il 2,2% esce rafforzata dalle concessioni del presidente francese Macron per placare le proteste dei «gilet gialli». «Impensabile che la Ue tratti diversamente Roma da Parigi», mette a verbale il leader leghista Salvini.«Confidiamo» di convincere la Ue, assicura Conte dopo aver sostenuto alle Camere l’esigenza di «superare un rigorismo miope, che pretende di combattere l’instabilità con misure che invece finiscono per favorirla».

Anche il fattore-Parigi pesa insomma sulle «decisioni politiche» che ancora ieri Tria ha evocato per avviare davvero il confronto con la Ue. Una prima mossa sembra arrivare dalla rinuncia a spostare sugli investimenti i due decimali di Pil (3,6 miliardi) di “risparmi” da pensioni e reddito di cittadinanza. All’Economia si punta a dedicare almeno queste risorse al taglio del deficit per «recuperare un po’ della spesa in interessi passivi» prodotta dalle incognite sui mercati intorno al bilancio italiano. Sul 2020-2021, poi, al Mef non si abbandona l’idea di cancellare la sterilizzazione parziale dell’Iva, migliorando contabilmente i saldi in attesa di interventi futuri. Ma non va dimenticato che clausole Iva sono già assenti dai calcoli Ue.

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Non sono però solo le riduzioni di spesa sulle due misure-bandiera la carta nel confronto con Bruxelles. Il tentativo è di sottolineare il carattere tecnicamente «sperimentale» della misura, che resterebbe in vigore per tre anni prima del futuro (ma non scritto) passaggio a quota 41. Sulle cifre, il governo punta a ridurre il fondo di circa 2 miliardi, ma la relazione tecnica ancora ieri è rimasta sui tavoli dell’Inps. Il presidente Boeri, anzi, riapre il fronte sostenendo che con la sola quota 100 si supererebbero i 6,7 miliardi nel 2019 e i 7 miliardi nel 2020 messi a bilancio dalla manovra. Secondo Alberto Brambilla, esperto previdenziale vicino alla Lega, sarebbero ancora allo studio nuove clausole per alleggerire l’impatto di quota 100, per esempio aprendo una corsia preferenziale a chi ha totalizzato 104 nella somma di età anagrafica e anzianità. Ma è lo stesso Carroccio a respingere l’ipotesi derubricandola a «considerazioni personali» di Brambilla.

Sulle dismissioni il tentativo di superare lo scetticismo di Bruxelles poggia su un pacchetto di misure che punta a concretizzare i target del governo. Sugli immobili, in particolare, sono state preparate per la manovra una serie di norme con un obiettivo doppio: velocizzare le procedure che ne permettono la valorizzazione sul mercato, e incentivi agli enti locali, proprietari del portafoglio più ampio e diffuso, ad alienare immobili di loro proprietà. Da qui passerebbe il rafforzamento, indicato ieri anche dal dg del Tesoro Alessandro Rivera, di un piano che resta comunque all’interno di un orizzonte complessivo (nella lettera a Bruxelles si parlava dell’1% del Pil) fatto anche di cessioni di quote di aziende. I binari servono entrambi perché, ha spiegato Tria, le dismissioni di immobili tagliano il deficit, ma quelle mobiliari «impattano sul debito, che è ancora più importante per i mercati». Ieri è circolata l’idea di dismettere 3,3 miliardi di asset nelle partecipate, a partire da Enav. Ma dal governo arrivano smentite quando si indicano singole aziende. E resta il rischio di bocciatura Ue per il coinvolgimento di Cdp in quella che non sarebbe un’operazione di mercato ma una partita di giro.

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