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Pensioni, per il dopo Quota 100 due canali d’uscita anticipata a 63 anni dal 2022

Sul tavolo dei tecnici del governo la proroga dell’Ape sociale in versione estesa e rafforzata e l'anticipo della sola fetta contributiva dell’assegno previsto dalla proposta del presidente dell'Inps Tridico. In manovra un pacchetto da quasi 5 miliardi, compresa la rivalutazione degli assegni dal prossimo anno

di Marco Rogari

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2' di lettura

Un doppio canale d’uscita a 63 anni per il dopo Quota 100. È una delle ipotesi sul tavolo dei tecnici del governo per il dopo Quota 100. Il pensionamento anticipato sarebbe anzitutto possibile con l’Ape sociale per un elenco di categoria impegnate in lavori gravosi più numeroso dell’attuale, oltre che per i disoccupati, i soggetti con un’invalidità superiore al 74% e i caregiver. Una seconda via sarebbe quella dell'anticipo della sola fetta contributiva dell’assegno per i lavoratori con almeno 63 anni (o 64) anni d’età e almeno 20 anni di contribuzione, secondo la proposta elaborata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

.La decisione sarà presa dal governo nei prossimi giorni in vista della legge di bilancio che dovrebbe mettere a disposizione circa 5 miliardi per la rivalutazione dei trattamenti dal 2022 e per il post-Quota 100

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Proroga dell’Ape in versione allargata

La proroga dell’Ape sociale, in scadenza a fine anno, appare ormai scontata. Il governo dovrebbe recepire almeno una parte delle indicazioni arrivate dalla Commissione tecnica istituita dal ministero del Lavoro, che ha suggerito il prolungamento di questo strumento fino al 2026, l’inclusione di almeno un’altra trentina di mansioni tra quelle considerate “gravose” (attualmente 15) e la riduzione da 36 a 30 anni del requisito contributivo necessario per i lavoratori del settore edile.

I costi dell’Ape rafforzata

Secondo le stime dell’Inps, un intervento di questo tipo, se prorogato fino al 2026, costerebbe 127,7 milioni nel 2022, 337,1 milioni nel 2023 e 520, 7 milioni nel 2024. Il picco verrebbe raggiunto nel 2026 con 805 milioni. Dall’anno successivo la spesa comincerebbe a ridursi.

L’anticipo contributivo a 63 anni

I tecnici del governo stanno valutando la proposta Tridico di una sorta di Ape contributiva, che rappresenterebbe il secondo canale d’uscita per il dopo Quota 100. Con un allineamento della soglia anagrafica a quella dell’Ape sociale. L’uscita sarebbe possibile per tutti i lavoratori con almeno 63 anni (o 64) d’età e almeno 20 di contribuzione, ma l’assegno erogato riguarderebbe solo la fetta contributiva della pensione, e quindi sarebbe in forma parziale. L’eventuale parte “retributiva” verrebbe liquidata solo al momento del raggiungimento del requisito di vecchiaia.

I requisiti per la seconda uscita

Oltre ai 63-64 anni d’età e ai 20 di versamenti per beneficiare del trattamento occorrerebbe aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Secondo la proposta Inps, la prestazione. La prestazione sarebbe parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo, e si potrebbero prevedere meccanismi di staffetta generazionale legati anche al part time. L’assegno anticipato sarebbe incompatibile con trattamenti pensionistici diretti, trattamenti di sostegno al reddito, reddito di cittadinanza, Ape sociale e indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale.

L’impatto sui conti dell’anticipo a 63 anni

Per Tridico i costi di questo secondo canale d'uscita sarebbero sostenibili. Questa misura richiederebbe circa 450 milioni nel 2022, per poi salire a 935 nel 2023 e arrivare in poco di poco superiore agli 1,1 miliardi nel 2024 e nel 2025. Una maggior spesa che sarebbe poi compensata da risparmi superiori ai 500 milioni l'anno a partire dal 2028.


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