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Pensioni, Inapp: ammorbidire scalone dopo Quota 100

Per il presidente dell'Inapp (l'Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), Stefano Sacchi a strada migliore sarebbe progettare subito un ammorbidimento dello scalone che arriverà tra il 2021 e il 2022, ripristinando elementi di quella flessibilità tolta dalla riforma Fornero


Pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2021, l'eta' non sale

3' di lettura

Nei primi mesi del prossimo anno bisognerà riaprire il cantiere delle pensioni per studiare un nuovo sistema che ammorbidisca lo scalone che ci si troverà davanti alla fine del 2021 con l’esaurimento di Quota 100. È quanto sostiene il presidente dell’Inapp (l’Istituto nazionale per l’Analisi delle politiche pubbliche), Stefano Sacchi, nel corso della presentazione del volume della Banca Mondiale “Progress and Challenges of Nonfinancial Defined Contribution Pension Schemes”. All’incontro organizzato a Roma hanno partecipato Elsa Fornero, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Daniele Franco, e gli economisti Edward Palmer e Sergio Nisticò. Ad aprire il confronto sul modello contributivo introdotto oltre vent’anni fa prima in Italia e subito dopo in Svezia, è stato Robert Holzman, co-autore del volume con Palmer e Sacchi e governatore della Banca centrale d’Austria. In chiusura, per il governo, è intervenuta il sottosegretario all’Economia, Maria Cecilia Guerra, la quale, raccogliendo le riflessioni degli economisti sulla necessità introdurre una pensione di garanzia per assicurare prestazioni dignitose ai lavoratori con carriere discontinue «senza tuttavia intaccare la logica di base del nostro sistema contributivo».

Progettare un ammorbidimento dello scalone
Il Governo ha già annunciato nelle scorse settimane l’intenzione di aprire un tavolo con le parti sociali sulla previdenza a partire da gennaio. «Aver deciso di non toccare Quota 100 - sottolinea Sacchi - non ha risolto il problema di nuovi interventi sulle pensioni, che certamente entreranno nell’agenda politica. La strada migliore sarebbe progettare subito un ammorbidimento dello scalone che arriverà tra il 2021 e il 2022 (67 anni per la vecchiaia senza possibilità di uscita con 62 anni e 38 di contributi come prevede la cosiddetta Quota 100, ndr), ripristinando elementi di quella flessibilità tolta dalla riforma Fornero».

La necessità di una pensione di garanzia
Dopo le riforme degli anni 90 che avevano reso più armonico il sistema quelli degli ultimi anni - sottolinea ancora Sacchi - «una serie di interventi successivi lo hanno stratificato, creando tanti canali di accesso al pensionamento anticipato basato sull’appartenenza a determinate categorie. Nel contributivo poi manca una pensione minima: occorre una pensione di garanzia».

La flessibilità in uscita
«Un sistema moderno - spiega Sacchi - dovrebbe essere flessibile anche nell’uscita, introducendo dei parametri che possano consentire di andare in pensione un poco prima, accettando una pensione più bassa, a patto che questa pensione non sia poi così bassa da risultare inadeguata. La flessibilità deve contemperare la libertà delle scelte individuali con le esigenze di sostenibilità del sistema. Dare ad esempio a chi è nel sistema misto, in parte retributivo in parte contributivo, la possibilità di andare in pensione con le regole del contributivo fino a tre anni prima del pensionamento di vecchiaia (oggi a 67 anni), a patto che la pensione sia pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, ovvero circa 1280 euro al mese». Secondo Sacchi con questa proposta chi lascia il lavoro prima perderebbe circa il 15% dell'assegno, mentre per lo Stato il costo sarebbe al massimo di 2 miliardi nei primi tre anni.

La comunicazione, leva essenziale
Le riforme previdenziale devono essere accompagnate da un’intensa comunicazione e spiegate nei loro aspetti centrali, ha sottolineato Elsa Fornero, ricordando come il principio base del contributivo, ovvero la corresponsione tra contributi versati e prestazione pensionistica, non sia ancora oggi stato percepito a fondo. «Qualche che sarà l’insieme di misure che verranno adottate in futuro - ha affermato - è cruciale che vengano accompagnate con un vero percorso di comunicazione e di educazione finanziaria, perché l’incertezza non aiuta nessuno». Della necessità di una comunicazione accurata ha parlato anche Daniele Franco: «Nel valutare qualsiasi cambiamento delle regole attuali - ha affermato - si dovrebbe tenere presente che dopo le molte riforme introdotte dal 1992, potrebbe essere necessaria una certa stabilità legislativa. Le persone dovrebbero percepire che i rendimenti dei loro contributi sono prevedibili e certi».

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