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Pensioni, l’adeguamento all’inflazione degli assegni più bassi sale all’8,1%

Definito il valore definitivo della rivalutazione degli importi fino a quattro volte il trattamento minimo e che sarà applicato dal gennaio 2024

di Norme e tributi

Dalla rivalutazione a quota 103, le novità pensionistiche del 2023

2' di lettura

A partire da gennaio 2024 il valore delle pensioni che per l’anno in corso sono di importo fino a quattro volte il trattamento minimo (2.101,52 euro) sarà dell’8,1% più alto rispetto al 2022. L’aumento è frutto del conguaglio sull’inflazione definitiva, per il quale si tiene conto dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, reso noto oggi dall’Istat e aumentato dello 0,3% su base mensile e del 11,3% rispetto a dicembre 2021. La variazione media annua del 2022, pari a +8,1%, è il valore che va a impattare sull’adeguamento pensionistico.

L’adeguamento definitivo all'inflazione, come detto, in base alle regole generali sarà però applicato solo dall’inizio del prossimo anni, mentre per l’anno in corso si terrà conto dell’incremento provvisorio delle pensioni, fissato a quota 7,30 per cento.

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Secondo quanto stabilito dalla legge 197/2022 (Bilancio 2023) il rinnovo delle pensioni per il 2023 è stato effettuato finora limitatamente agli importo di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo (2.101,52 euro) per evitare di corrispondere somme non dovute e di generare indebiti pensionistici.

Relativamente agli importi superiori a 2.101,52 euro la perequazione sarà attribuita, invece, in misura ridotta a partire dall'85%, per importi compresi tra quattro e cinque volte il trattamento minimo, fino al minimo del 32% per gli assegni di importo superiori a 10 volte il predetto trattamento. A differenza degli anni scorsi, inoltre, il conguaglio della perequazione del 2022 (1,90% definitivo rispetto all'1,70% attribuito provvisoriamente in sede di rinnovo 2022) è stato anticipato a fine 2022, con lo scopo di contrastare gli effetti inflazionistici.

Per il 2023, è prevista anche una clausola particolare a tutela dei pensionati con importi fino al trattamento minimo. Per costoro il valore definitivo per il 2022 – pari a 525,38 euro – oltre a essere adeguato dell’attuale 7,30%, viene ulteriormente incrementato dell'1,50%, portando l'assegno al valore di 572,20 euro. Se l'età del pensionato dovesse risultare non inferiore a 75 anni, l'ulteriore aumento viene innalzato al 6,40% (in luogo dell'1,50%) portando l'assegno a circa 600 euro

Per il 2024, viene già disciplinato un ulteriore aumento, in luogo dell'1,50/6,40%, indistinto per età dei soggetti con pensione non superiore al trattamento minimo, pari al 2,70 per cento. Gli «ulteriori aumenti» saranno riconosciuti su ciascuna mensilità in pagamento da gennaio 2023 a dicembre 2024, ivi inclusa la tredicesima mensilità. Anche l'assegno sociale viene rivalutato del 7,30% e da 469,03 euro giunge a 503,27 euro lordi mensili. Analogo discorso per la pensione sociale, che passa da 386,54 euro a 414,76 euro lordi mensili.

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