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Pensioni, l’eterno conflitto tra le statistiche e la percezione

di Marco lo Conte.

2' di lettura

Spinti a seguire le numerose notizie che ci colpiscono, spesso ci si dimentica di ciò che sappiamo già. Basta guardare negli archivi - o semplicemente mettendo le parole giuste in un motore di ricerca - per trovare la risposta a molte domande. Alcune sono sorte spontanee, negli ultimi giorni, per le polemiche relative alla presenza di lavoratori immigrati in Italia e del loro apporto al sistema previdenziale. Il meccanismo del sistema previdenziale a ripartizione è noto: i lavoratori attualmente attivi versano i proprio contributi all’Inps (o agli altri enti previdenziali sostitutivi dell’Inps) e quel denaro viene utilizzato per pagare le pensioni di chi ha smesso di lavorare.

L’elaborazione
L’apporto dei contributi previdenziali dei lavoratori non italiani - ma forse si dovrebbe estendere il tema ai lavoratori comunitari non italiani - è stato contestato dal Ministro degli Interni Matteo Salvini, che è intervenuto duramente contro Tito Boeri. Il quale proprio un anno fa aveva fornito un’indicazione quantitativa della questione: stimando, in caso di chiusura delle frontiere, da qui al 2040 un calo di 73 miliardi di euro di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati. E di conseguenza un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell'Inps».

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Ovviamente, le stime possono variare in particolare sulla base della variazione dei trend e dei flussi: secondo alcuni ricercatori di già nel 2016 il numero degli immigrati in Italia si registra in calo. Se l’Italia diventa una meta sempre meno attrattiva per chi cerca fortuna lontano da casa, ciò produce una variazione delle prospettive non solo per l’apporto di contributi previdenziali, ma anche per la spesa per il Welfare e i consumi interni.

Generale e particolare
C’è poi un altro aspetto importante da sottolineare. La percezione della materia pensionistica è fuggevole perché molto complessa: unisce insieme molte discipline differenti tra di loro - dalla demografia, alla statistica, alla politica economica, al Fisco -, combinate insieme in un mix che non può trovare alcun confronto con l’esperienza del singolo.

Una slide presentata dal presidente dell’Inps TIto Boeri nel corso della sua Relazione annuale

Stime e dati statistici - è il caso di ricordarlo - sono indicazioni di carattere generale, che fotografano una realtà multiforme e complessa, che in genere sfugge alla percezione dei singoli. Soprattutto di chi ha conoscenze poco ferrate e una vulnerabilità maggiore all’analfabetismo funzionale: quello che confonde particolare e generale e porta molti a commentare sui social, facendo mostra di non credere a ciò che i mass media pubblicano se questo non combacia con la percezione della propria realtà particolare.

Che ciò capiti per chi ha titoli di studio di basso livello è abbastanza comprensibile. È più problematico quando l’analfabetismo funzionale caratterizza la classe dirigente, in cerca - non si sa quanto cinicamente - del continuo consenso degli elettori.

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