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Pensioni, con l’inflazione all’8% la spesa cresce di 24 miliardi

Il sistema previdenziale, lasciano intendere gli esperti Inps, senza crescita economica e produttività non può restare in equilibrio

di Marco Rogari

Presentato il XXI Rapporto annuale dell’Inps a Montecitorio: salari e pensioni future bassi

3' di lettura

Un aumento della spesa per pensioni sostenuta dall’Inps di 24 miliardi nel 2023. Sarebbe questa la ricaduta sull'andamento dei costi della previdenza nel caso in cui la corsa dell’inflazione si assestasse a fine anno a quota 8 per cento. La stima, già in parte circolata nelle scorse settimane anche sulla base di alcune proiezioni dell’Upb, è stata citata dai tecnici dell’Istituto nel chiarire i dettagli delle oltre 500 pagine del XXI rapporto annuale Inps, che è stato presentato lunedì 11 alla Camera dal presidente Pasquale Tridico, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Un dato, quello sugli effetti della crescita dei prezzi, alimentata dal perdurare del conflitto russo-ucraino e dallo strascico della pandemia, che è parzialmente assorbito nelle previsioni dell’ultimo Def in cui si indica per il prossimo anno una aumento del 7% della spesa pensionistica. E che fa riflettere sul futuro del sistema previdenziale. Un sistema che senza crescita economica e produttività non riuscirebbe a restare in equilibrio, come lascia intendere lo stesso pool di esperti dell’ente, guidato dal direttore del centro studi e ricerche, Daniele Checchi. Nel 2021 a circa 16 milioni di pensionati, di cui 8,3 milioni donne e 7,7 uomini, sono stati versati trattamenti per un importo lordo complessivo di 312 miliardi (+1,55% sul 2020). E il conto è destinato a salire con i correttivi che potrebbero scattare per evitare nel 2023 il ritorno integrale alla legge Fornero dopo lo stop a fine anno di Quota 102.

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Tre ipotesi per i costi

L’Inps, come ha ricordato lo stesso Tridico, ha stimato i possibili costi di tre opzioni sul tavolo. La prima è quella che poggia sul ricalcolo contributivo della pensione nel caso di uscite con 64 anni di età e almeno 35 anni di versamenti e avendo maturato un trattamento pari ad almeno 2,2 volte l'assegno sociale, che costerebbe quasi 900 milioni il primo anno (5,9 miliardo nel triennio 2023-25) per arrivare a oltre 3,7 miliardi nel 2029. La seconda ipotesi è quella della penalizzazione del 3% della parte retributiva dell’assegno per ogni anno di anticipo prima della soglia di vecchiaia sempre con un pensionamento in formato “64+35”: la maggiore spesa sarebbe di un miliardo nel 2023 (6,7 miliardi nel primo triennio) con un picco di oltre 5 miliardi nel 2029. La terza opzione è rappresentata dalla proposta-Tridico, che prevede l’anticipo alla maturazione di 63 anni d’età e 20 di contribuzione della quota contributiva dell’assegno (recuperando quella retributiva al raggiungimento del requisito di vecchiaia) per un costo di circa 500 milioni il primo anno (meno di 4 miliardi nel triennio) e di 2,5 miliardi nel 2029.

Orlando: necessario rinnovare Opzione donna e Ape sociale

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che è intervenuto alla presentazione del rapporto Inps, su questi possibili ritocchi alla legge Fornero non si è pronunciato, ma ha detto chiaramente che «sarà necessario rinnovare» Opzione donna e Ape sociale, in scadenza a fine anno, «perché hanno ottenuto buoni risultati». Orlando ha poi affermato che il governo dovrà «anche ampliare e dare criteri di strutturalità alla platea dei lavori gravosi, per l’accesso a meccanismi di anticipo rispetto all’attuale quadro normativo». E che potrebbe essere funzionale alla flessibilità pensionistica in uscita anche la riduzione dell’orario di lavoro.

LA MAGGIOR SPESA PENSIONISTICA
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Parole, quelle del ministro, che sembrano confermare la volontà dell’esecutivo di inserire nella prossima manovra autunnale alcune misure per evitare un brusco ritorno alla Fornero in versione integrale. Anche se il confronto con i sindacati è fermo da metà febbraio e il nodo della flessibilità in uscita resta tutto da sciogliere.

Ma, come ha fatto notare Tridico, il governo deve fare i conti anche con l’adeguatezza delle pensioni. Dal rapporto emerge che nel 2021 il 40% dei pensionati ha percepito un reddito pensionistico lordo inferiore ai 12mila euro l'anno, anche se la platea scende al 32% tenendo conto delle integrazioni al minimo associate alle prestazioni, delle varie forme di Indennità di accompagnamento, della quattordicesima mensilità e delle maggiorazioni sociali associati alle prestazioni. E sempre nel report dell’Inps si mette in evidenza come nel futuro della “Generazione x”, quella con un salario minimo di 9 euro lordi l’ora, ci sia una pensione a 65 anni, con trent’anni di contributi, non superiore ai 750 euro.

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