pensioni quota 100

Pensioni: «La busta arancione non si tocca». 20 anni di peripezie sulla bussola previdenziale

di Marco lo Conte


Pensioni, in arrivo un milione di buste arancioni. Ecco tutte le vie di uscita 2019

5' di lettura

Un’allergia ventennale quella dei governi per la busta arancione. Ostacolata, rinviata, frenata, nonostante dal 1996 una legge abbia imposto agli enti previdenziali di recapitarla ai lavoratori. Stiamo parlando della comunicazione periodica che i lavoratori ricevono e che prospetta loro l’ammontare della loro pensione e la data di fine lavoro, sulla base della contribuzione in essere (ipotizzando continuità di percorso contributivo). Arancione perchè tale era il colore della busta inviata ai lavoratori svedesi dopo l’introduzione del sistema contributivo, quasi contemporanea con l’analoga decisione italiana, nel 1996, di mandare in soffitta il generoso ma costoso per lo Stato sistema retributivo. E soppiantarlo con il più “equo” sistema contributivo, quello per cui la pensione è in funzione dei contributi versati nel corso dell’intera carriera. Solo che in Svezia la riforma delle pensioni è entrata subito in vigore, comprensiva di informativa ai lavoratori. In Italia si è presa la via della gradualità e del tergiversare.

I costi delle buste e del Cda dell’Inps
La busta arancione italiana ora è uscita dalla sperimentazione e ha mosso con disinvoltura i primi passi sicuri. Ma una nube le si profila all’orizzonte: il “decretone” su reddito di cittadinanza e quota 100 re-introduce nell’Inps il Consiglio d’amministrazione, che andrà remunerato grazie a una spending review che la relazione tecnica identifica in modo chiaro: «INPS inserirà nel riepilogo delle disposizioni di riduzioni di spesa (...) anche l'ammontare dei risparmi da realizzare in relazione ai nuovi compensi da corrispondere, al netto delle spese già previste per il Presidente dell'Istituto nel bilancio preventivo 2019. I suddetti ulteriori risparmi saranno conseguiti in via prioritaria attraverso le riduzioni di spesa concernenti la posta massiva, di cui al capitolo 5U1210029 “Spese per l'invio di posta massiva, per la gestione della corrispondenza in E/U e per i servizi di dematerializzazione”».

Il che non significa che la busta arancione debba essere sacrificata sull’altare del nuovo Cda Inps: «Il costo del nuovo Cda dell'Inps - fanno sapere dal Ministero del Lavoro -non peserà sulla finanza pubblica, e solo in presenza di maggiori oneri rispetto agli attuali costi per l’attuale modello di governance sarà finanziato da un processo di razionalizzazione e dematerializzazione degli invii cartacei massivi fatti dall’istituto senza intaccare i servizi offerti anche quelli concernenti la cosiddetta busta arancione, comunque non comprimendo in alcun modo gli obblighi normativi. In ogni caso si precisa che tali valutazioni sono premature dal momento che gli emolumenti del cda non sono ancora stati stabiliti».

La busta arancione non si tocca, dunque, e a confermare lo scampato pericolo sono gli stessi numeri: all’istituto l’invio delle buste arancioni costa tra i 700 e gli 800mila euro l’anno, un centesimo circa di tutte le spese per l’invio di posta massiva, circa 105 milioni di euro. Tutto si deciderà in un decreto del Lavoro, ancora da scrivere, ma è difficile che il ministero di via Veneto dia via libera ad emolumenti molto generosi ai futuri membri del Cda Inps, così come difficilmente deciderà di affossare uno strumento strumento di trasparenza ed educazione previdenziale come la busta arancione: utile a uscire dalla nebbia in cui talvolta ci si trova nel corso della vita professionale, a dare forma al futuro e ad allentare l’ansia del nostro presente.

Uno strumento di civiltà, presente in molti Paesi industrializzati da prendere a riferimento. D’altronde, da anni sul web è possibile consultare calcolatori pensionistici che permettono una stima - non certificata dall’Inps, ovviamente - della propria pensione futura, della data del pensionamento e, come accade con il calcolatore presente nel nostro sito, anche indicazioni utili per costruirsi una pensione complementare attraverso i fondi pensione.

CALCOLA LA TUA PENSIONE / LE CALCOLATRICI PREVIDENZIALI

La tela di Penelope
Eppure quella della busta arancione è la storia sfortunata di uno strumento utile e necessario: il sistema contributivo scarica sul lavoratore l’ònere di costruire la propria rendita pensionistica. Avere una bussola per orientarsi lungo il proprio percorso previdenziale, quindi, è fondamentale. Per questo la riforma Dini-Treu del 1996 decretava l’obbligo per gli enti previdenziali di inviare annualmente una rappresentazione della pensione che si va costruendo. Il problema, emerse subito chiaro, era il rischio di diffondere alla popolazione notizie insoddisfacenti, facendo rischiare al ministro di turno di perdere consenso nell’elettorato.

Perché le pensioni contributive sono in genere più basse di quelle retributive, con tassi di sostituzione (proporzione tra primo assegno pensionistico e ultimo stipendio) sempre più bassi: non più l’80% dell’ultimo stipendio ma il 70% e, con il passare degli anni, il 60% o anche sotto il 50 per cento. Come la tela di Penelope, ciò che veniva annunciato in pubblico veniva disfatto dietro le quinte. E così i ministri che dal palco sottolineavano la solidità del sistema e facevano mostra di averlo ammodernato, scesi dal palco invitavano ad “andarci piano” con la busta arancione.

«Rischio sommovimento civile»
Clamoroso il caso occorso alla fine dello scorso decennio: l’allora presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua avviò una sperimentazione che coinvolse le strutture dell’istituto per mesi e con la diffusione sul sito web di prime proiezioni molto accurate. Ma il ministro del Lavoro dell’epoca, Maurizio Sacconi, stoppò l’intera operazione. Il tema tenne banco a quel tempo e nel corso di un convegno una frase - smentita e mai confermata - attribuita a Mastrapasqua sollevò un polverone di polemiche: «Se i lavoratori conoscessero l’ammontare delle loro pensioni si rischierebbe un sommovimento sociale». Una frase sintomo soprattutto della continua procrastinazione dei politici italiani nel gestire politicamente le questioni sul tappeto, previdenziali e non.

Ora tocca ai dipendenti degli enti locali
Da una stagione politica all’altra, con all’approdo all’Inps di Tito Boeri in questi anni c’è stato uno slancio deciso all’operazione: oltre 4 milioni di buste arancioni spedite per posta a coloro che non avevano chiesto all’Inps il pin per operare e vedere quindi la propria posizione online. Dopo aver preso in esame le posizioni contributive più lineari dei lavoratori dipendenti, l’Inps ha iniziato a inviare le buste arancioni meno continue. Nel 2019 tocca ai dipendenti degli enti locali e degli degli iscritti ai fondi speciali (il fondo volo o i marittimi, ad esempio). Informazioni in via di aggiornamento con le indicazioni del provvedimento che manderà in pensione i lavoratori 62enni con 38 anni di età, sia per la versione cartacea che per la versione online della busta arancione.

Sul sito dell’Inps in questi anni circa 3,5 milioni di lavoratori hanno effettuato più volte la simulazione della loro pensione futura, per un totale superiore ai 16 milioni di elaborazioni. Uno strumento efficace, visto che dai circa 10mila questionari effettuati tra i contribuenti dopo le simulazioni, circa il 90% sostiene che il servizio è utile o molto utile. Il che dovrebbe confortare Inps e Ministero del Lavoro nell’accelerare l’operazione busta arancione in versione digitale, magari tramite un app per smartphone. Tema che passerà in carico al prossimo presidente dell’Istituto, visto che il mandato di Boeri scade a metà febbraio.

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