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Pensioni, con la riforma Fornero non solo esodati. Sul mercato del lavoro 200mila donne in più

Gli effetti della riforma del 2011:allungato l'orizzonte di vita lavorativa per i soggetti di mezz'età (ad esempio dai 7 a 14 anni per le donne di 53 anni con pochi anni di contributi)

di Davide Colombo

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(ANSA)

3' di lettura

I detrattori della riforma delle pensioni varata alla fine del 2011 hanno spesso citato i 150mila “esodati” salvaguardati come prova vivente dell'errore commesso. Tuttavia le analisi prodotte negli ultimi anni sugli effetti innescati da quell'improvviso aumento dei requisiti minimi di età e anzianità contributiva continuano a sfornare risultati positivi. L'ultima pubblicazione sul tema porta la firma di due giovani economiste della Banca d'Italia, Francesca Carta e Marta De Philippis, e dimostra che non solo i lavoratori più prossimi all'età pensionabile sono rimasti occupati: la riforma Fornero, allungando l'orizzonte di vita lavorativa per i soggetti di mezz'età (ad esempio dai 7 a 14 anni per le donne di 53 anni con pochi anni di contributi), ne ha rafforzato il tasso di partecipazione, con un effetto soprattutto sulla componente femminile, che ha visto aumentare di almeno 200mila unità in numero di donne attive.

Più donne al lavoro

Lo studio dimostra, in particolare, un effetto prospettico che spiega come almeno un terzo dell'incremento del tasso di partecipazione al mercato del lavoro che si è determinato tra il 2010 e il 2014 per le donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni, è dovuto proprio all'arrivo delle nuove regole per le donne di mezza età. Senza quell'intervento è molto improbabile che quelle donne si sarebbero mobilitate per entrare nelle forze di lavoro. L'effetto diretto di “trattenimento al lavoro” di chi era molto prossimo alla pensione è stato otto volte maggiore dell'effetto prospettico, ma quest'ultimo ha toccato una platea molto più ampia risultando molto rilevante nelle dinamiche aggregate. Non solo. La riforma, che in media ha spostato in avanti di quattro anni la frontiera del pensionamento per uomini e donne se si considerano tutti i requisiti di legge modificati, ha addirittura indotto scelte famigliari di maggiore impegno lavorativo anche del marito (posticipo della scelta di andare in pensione), nel caso in cui la moglie abbia deciso di trovare un nuovo impiego o mantenere quello che già aveva.

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Una scelta di riforma non isolata

Dieci anni fa, quando nell'emergenza dei debiti sovrani l'Italia innalzò i limiti di pensionamento e impose il definitivo passaggio al calcolo contributivo, anche altri paesi stavano mettendo a punto piani simili: 28 sui 34 dell'area Ocse, per la precisione. E le motivazioni di fondo erano per tutti le stesse: vincoli di finanza pubblica e sostenibilità della spesa previdenziale da assicurare a fronte di una progressivo invecchiamento della popolazione. L'allungamento della vita lavorativa era uno degli obiettivi cruciali della riforma per il doppio dividendo che avrebbe garantito: maggiori entrate contributive e una minore spesa previdenziale. E le stime prodotte dallo studio delle economiste di Palazzo Koch riesce a dare una misura puntale di come quell'obiettivo sia stato centrato.

La partecipazione aiuta la sostenibilità

L'analisi prende le mosse da un campione particolare: gli 8mila nuclei (20mila individui) che ogni due anni sono stati sondati da Bankitalia con l'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane. Un dataset realizzato utilizzando i cicli effettuati tra il 2004 e il 2016 che ha consentito di cogliere informazioni come età, settore di occupazione, anni di contribuzione per definire ipotesi di scelta lavorativa o meno rispetto all'obiettivo dell'età minima di pensionamento. I risultati indicano come, a fronte dell'allungamento di un anno della vita lavorativa indotto dalla riforma si inneschi un probabile aumento della partecipazione al mercato del lavoro, rispettivamente, del 3,3% per le donne di età compresa tra 55 e 59 anni, del'1,5% tra i 50 e i 54 anni, dell'1% tra le più giovani, tra i 45 e i 50 anni. Analisi di questo tipo sembrano dimostrare che le riforma Fornero sia riuscita a rafforzare l'equilibrio generale e la tenuta di un mercato del lavoro rispetto al rischio longevità. Uno studio che potrebbe essere replicato per sondare opzioni lavorative o di pensionamento rispetto a future ipotesi di policy (per esempio sulle pensioni di reversibilità o nuove forme di flessibilità con correzione contributiva). Ma che non servirà per testare, invece, effetti di una sperimentazione come “Quota 100”: questi pensionamenti agevolati erano (e sono fino a fine anno) volontari e finora meno di un terzo dei potenziali beneficiari ha scelto di cogliere questa occasione. Troppo poco per un'analisi sulle scelte profonde di lavoratori e lavoratrici che, invece, la riforma strutturale e inattesa del 2011 ha certamente orientato. Bankitalia - Temi di discussione - WP n. 1314 - February 2021 - “Working horizon and labour supply: the effect of raising the full retirement age on middle-age individual” - by Francesca Carta e Marta De Philippis


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