C’è tempo fino al 31/10

Pensioni, migliaia di legali e medici fanno domanda per lo sconto sui contributi

Molte domande per l’esonero dai versamenti giungono da queste categorie: c’è tempo fino al 31 ottobre. Incognita morosità

di Antonello Cherchi e Valeria Uva

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3' di lettura

Medici e avvocati sono già in fila per il bonus sui contributi. A poco meno di un mese dalla scadenza del 31 ottobre per la richiesta di esonero parziale dai versamenti previdenziali sono loro, per ora, le due categorie in cui lo sconto sta riscuotendo il maggior successo: oltre 16mila le domande già arrivate ad Enpam da parte dei soli medici liberi professionisti, 15mila dagli avvocati. Seguono, ma a netta distanza, architetti e ingegneri di Inarcassa e psicologi. Numeri decisamente più bassi invece per tutti gli altri (ma va segnalato che né Cassa geometri né Enpaia per i periti agrari e agrotecnici hanno fornito i dati).

Certo si tratta di numeri del tutto provvisori perché, appunto, tutti i professionisti hanno ancora quasi un mese per fare i propri conti e candidarsi al bonus, ma sono già indicativi di un disagio che si annida in particolare nelle prime due categorie.

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E se l’adesione massiccia degli avvocati non sorprende - già un iscritto su due in partenza dichiara meno di 50mila euro e in tanti sono rimasti fermi l’anno scorso per il rallentamento della macchina della giustizia - più insolito, a prima vista, il primato dei medici, nel 2020 in prima linea nella lotta al Covid. Ma i medici di sola libera professione (gli unici titolati all’esonero) potrebbero aver risentito parecchio del sostanziale “fermo” delle visite e degli esami di routine proprio per la pandemia.

IL PRIMO BILANCIO
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I requisiti

Decisivo, infatti, per l’accesso all’esonero parziale dai contributi pensionistici soggettivi 2021 è aver subito un brusco calo di reddito nel 2020. In particolare l’esonero è riservato ai professionisti che:

hanno un reddito dichiarato nel 2019 non superiore a 50mila euro (947mila in queste condizioni secondo i calcoli del Governo);

nel 2020 possono dimostrare di aver perso almeno il 33% degli introiti da reddito professionale: sempre la relazione tecnica alla norma sull’esonero ha stimato in più di 300mila la platea dei professionisti iscritti alle Casse potenzialmente in questa condizione.

Numeri che, al momento, seppure a un mese di distanza dal termine, sembrano molto lontani dall’essere raggiunti. Ma questa di fatto è una buona notizia per i professionisti. Perché significa che, pur con redditi bassi in partenza, non sono tantissimi a essere stati duramente impattati dalla pandemia. E anche perché si profila la concessione dell’esonero ai valori massimi di 3mila euro ipotizzati dal Governo. A disposizione, infatti, c’è un miliardo di euro nel complesso, con un tetto massimo fissato dalla legge di 3mila euro per richiedente. Da qui appunto la capienza massima di 300mila potenziali beneficiari, oltre la quale si provvede a una riduzione della misura. Ipotesi che per ora sembra allontanarsi.

I casi particolari

Oltre ai requisiti generali di reddito, ci sono altre condizioni ostative. L’esonero non è previsto, ad esempio, per chi non ha dichiarato nulla nel 2019 e per i pensionati (tranne le pensioni di invalidità) anche attivi e per chi ha un contratto di lavoro subordinato nel periodo di esonero.

Più in bilico la posizione di chi ha svolto solo lavoro subordinato con contratto a termine (ad esempio un avvocato con un breve incarico di supplenza). In questi casi le Casse stanno consigliando di presentare comunque domanda perché la questione «sarà oggetto di successiva interlocuzione con il ministero del Lavoro», come scrive, ad esempio la Cassa commercialisti sul suo vademecum. E - aggiunge Cassa forense nelle Faq - «è ipotizzabile anche una soluzione che riproporzioni l’esonero sulla base dei mesi per i quali non vi sia stato rapporto di lavoro subordinato sia a tempo determinato che a tempo indeterminato, in analogia a quanto previsto per i lavoratori autonomi iscritti all’Inps».

Il nodo morosità

Un altro sbarramento è quello della morosità contributiva. Chi non ha versato, anche solo in minima parte, i contributi dovuti, non può accedere allo sconto.

Il decreto attuativo ha rinviato all’autonomia delle singole Casse la valutazione su quando l’iscritto si trova in posizione di irregolarità contributiva. In base al proprio regolamento di previdenza, per alcune può bastare anche un ritardo nei pagamenti ordinari (è il caso degli psicologi di Enpap), per altre l’irregolarità scatta solo con l’iscrizione a ruolo dei debiti presso Entrate-Riscossione (per i farmacisti di Enpaf, ad esempio).

Ma per tutti l’accertamento della irregolarità sarà definitivo solo il primo novembre: i morosi quindi possono allo stesso tempo regolarizzare la propria posizione (come in molti stanno già facendo, si veda anche le schede a fianco) e presentare richiesta di esonero parziale.

Difficile però stimare quanti professionisti si trovano, potenzialmente, in posizioni irregolari da sanare. Gran parte degli enti, interpellati dal Sole 24 Ore, ha scelto di non fornire dati sulla morosità, in attesa delle regolarizzazioni, mentre alcuni hanno segnalato il numero dei morosi tra quelli che hanno già chiesto l’esonero. Piena trasparenza, al contrario, per Enpab (biologi) e Enpaf (farmacisti).

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