Legge di Bilancio 2022

Pensioni oltre quota 100: contratto di espansione prorogato per altri due anni

Il pensionamento e la cassa integrazione saranno prorogati per altri 2 anni con la riduzione della soglia dimensionale a soli 50 addetti

di Antonello Orlando

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3' di lettura

La legge di Bilancio 2022, nelle prime versioni disponibili del testo, non pone solo le basi per la formula di accesso alla pensione successiva a Quota 100, ma anche di nuove forme di prepensionamento. In particolare, l’articolo 63 proroga il «contratto di espansione» per un biennio. Questa forma di accompagnamento a pensione era stata prevista come sperimentazione per il biennio 2019-2020, poi prorogata per quest’anno. Visto il successo delle adesioni nella seconda metà del 2021, la legge di Bilancio rilancia per altri due anni questo strumento, confermandone tutte le caratteristiche, con una sola e sostanziale modifica.

Più ampia la platea delle imprese

La manovra ai nastri di partenza allarga, infatti, ancora di più la platea delle imprese che possono attivare il contratto di espansione, portandole a un numero minimo di dipendenti almeno pari a 50. Questa soglia, inoltre, può essere anche raggiunta attraverso le varie formule di aggregazione stabile di impresa con una finalità comune di produzione o servizi.

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I CAMBIAMENTI E LE CONFERME
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Il contratto di espansione nel 2019 era previsto con una soglia di sbarramento molto limitante che prevedeva una popolazione di almeno 1.000 dipendenti, considerati in una sola azienda e non in formula allargata. La manovra 2021 e il decreto Sostegni bis hanno portato le soglie prima a 250 e poi a 100 dipendenti, ma l’allargamento ora a 50 unità lavorative ammette a pieno titolo anche le imprese medio-piccole.

I NUMERI
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I vantaggi e i vincoli

Per il resto, le modifiche apportate dalla futura manovra lasciano intatto l’impianto del contratto di espansione che prevede un prepensionamento della durata massima di 60 mesi con cui i dipendenti accedono, solo su base volontaria, a una risoluzione consensuale per potere raggiungere entro 5 anni o la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata se decorrente prima dell’età pensionabile.
I datori di lavoro devono sostenere il costo dell’assegno mensile, pari alla pensione maturata e, solo nel caso dell’accompagnamento alla pensione di anzianità, anche il costo della contribuzione piena calcolata sulla media degli ultimi 4 anni di retribuzione.

Le differenze con l’isopensione

Rispetto al prepensionamento più costoso della isopensione, in questo caso c’è una riduzione di costi data dal riconoscimento a favore dell’impresa esodante di un bonus pari alla Naspi maturata, comprensiva dei contributi figurativi.
Il datore di lavoro si obbligherà ad assumere nuove risorse a tempo indeterminato, anche in apprendistato, accedendo a un ulteriore bonus nel caso in cui raggiunga, anche in gruppo, la soglia dimensionale di almeno 1.000 lavoratori e si impegni ad assumere in una proporzione non inferiore a un neoassunto ogni tre esodati.
Oltre al prepensionamento, la proroga del biennio 2022-2023 abbraccia anche gli altri due cardini del contratto di espansione. Da una parte, la cassa integrazione straordinaria derogatoria, accessibile solo alle imprese già in campo Cigs, che consente l’accesso a una durata massima di 18 mesi senza alcun contributo addizionale. Dall’altra, un piano di formazione e riqualificazione interna che consenta di «espandere» le competenze dei dipendenti non interessati dal prepensionamento quinquennale.
L’iter sindacale, assimilato a quello della Cig, si concluderà anche per i contratti di espansione del 2022 e 2023 con una sottoscrizione in sede ministeriale e con successive procedure di certificazione del diritto a pensione illustrate dall’Inps con un procedimento della durata di 90 giorni. In questo modo sarà dunque possibile siglare, dal gennaio 2022, contratti di espansione fino all’inizio di settembre 2023 avvicinando alla pensione lavoratori con 62 anni di età o con almeno 37 anni di contributi (che dovranno essere posseduti tutti nella stessa gestione Inps).

Per chi ha meno di 50 addetti

La stessa manovra 2022 prevede all’articolo 23 un’ulteriore forma di esodo collegata ad un fondo per l’esodo anticipato di lavoratori per le imprese in crisi. Il fondo, che prevede un accantonamento su base triennale di 600 milioni, è destinato ad accompagnare alla pensione i lavoratori dipendenti di imprese di piccola e media dimensione che abbiano almeno 62 anni di età.
I dettagli operativi e le concrete modalità di funzionamento di questo fondo sono demandati a un decreto ministeriale che dovrà apparire entro i primi giorni di marzo 2022. Un tassello in più, quindi, che completa il quadro dei prepensionamenti agevolati anche per le aziende con meno di 50 lavoratori.

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