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Pensioni, su Opzione donna già pronta a saltare la «variabile figli»

Alla Camera già si lavora per allentare la stretta introdotta con la manovra. Tra le ipotesi una soglia anagrafica di 60 anni per tutte le lavoratrici, senza “sconti” sulla base del numero dei figli, o, in alternativa, limitata solo a categorie già individuate dall'esecutivo: invalide civili, caregiver e «licenziate». Si valuta anche il ricorso a una mini-proroga “secca” di 6-8 mesi dello schema attualmente in vigore con uscite a 58 anni (59 per le «autonome»), oltre ai 35 anni di contributi necessari

di Marco Rogari

(Ansa)

3' di lettura

In pensione a 60 anni senza sconti agganciati alla «variabile figli». Rischia di durare lo spazio di 2-3 settimane, non di più, il nuovo meccanismo per il pensionamento anticipato con Opzione donna che il governo Meloni ha inserito nella manovra. Alla Camera, dove è cominciato l'esame del testo in quella che si annuncia una vera corsa contro il tempo per approvare il disegno di legge di bilancio prima del 31 dicembre, già si sta lavorando alacremente per cancellare i bonus anagrafici legati alla prole: un anno nel caso di un solo figlio, con uscita a 59 anni d'età; due anni in presenza di due o più figli, con pensionamento a 58 anni.

Resta da capire quale tra le tre ipotesi di modifica sul tavolo si trasformerà nella soluzione finale: soglia anagrafica dei 60 anni, da affiancare ai 35 anni di versamenti richiesti, per tutte le donne; stessa via d'uscita ma limitata ai casi specifici previsti dall'attuale versione della manovra (lavoratrici con invalidità civile superiore al 74%; caregiver; «licenziate»); mini proroga secca di 6-8 mesi dello schema che attualmente consente di beneficiare del trattamento anticipato con il “ricalcolo contributivo” se in possesso di 58 anni d'età (59 per il lavoro autonomo) e 35 di contributi, in attesa della prossima riforma previdenziale. Molto dipenderà dalle coperture, oltre che dal tipo di compromesso che dovrà essere raggiunto nella maggioranza. Intanto Bankitalia avverte: «Rendere possibile un'uscita anticipata per con Opzione donna frena la partecipazione delle donne al mercato del lavoro».

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Lo schema attuale

Attualmente le lavoratrici possono uscire anticipatamente, con il ricalcolo contributivo dell'assegno, avendo maturato 58 anni d'età (59 se “autonome”) e 35 anni di versamenti. La proroga secca per il 2022 era stata decisa dall'esecutivo Draghi per un costo di circa 111 milioni e una platea potenziale di 17mila donne.

La stretta con la manovra Meloni

Il testo del disegno di legge di bilancio presentato dal governo Meloni proroga la misura di un altro anno ma con diverse limitazioni che riducono la platea potenziale a 2.900 lavoratrici e l'impatto sui conti pubblici a 20,8 milioni nel 2023. In particolare, Opzione donna viene resa accessibile a sole tre categorie: le lavoratrici che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità; le donne con invalidità civile superiore o uguale al 74%; quelle licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale. Sale poi a 60 anni la soglia anagrafica, con lo sconto di un anno (uscita a 59 anni) per le lavoratrici con un figlio e di due anni (uscita a 58 anni) per quelle con due o più figli. Ma la «variabile figli» continua ad essere nel mirino di gran parte delle opposizioni e suscita più di una perplessità negli stessi ambienti della maggioranza.

I ritocchi in arrivo

Alla Camera, dove è all'esame la manovra, si è subito cominciato a lavorare per ritoccare la misura. La prima ipotesi, che sarebbe gradita anche al ministro del Lavoro, Marina Calderone, prevede il ricorso a una proroga “secca” di 6-8 mesi dello schema attualmente in vigore, lasciando cioè invariati i requisiti d'accesso e il bacino interessato, in attesa che tutto il sistema di uscite flessibili venga rivisto con la riforma organica della previdenza attesa nel 2023. Questa soluzione, al momento, non sembra convincere troppo i tecnici del Mef. Una possibile modifica alternativa è quella di lasciare la soglia anagrafica a 60 anni per tutte le lavoratrici azzerando la «variabile figli». Ma nel caso in cui le risorse disponibili si dovessero rivelare insufficienti, la strada si spalancherebbe per mantenere fermo il requisito dei 60 anni per le sole tre categorie di lavoratrici già indicate (invalidi civili, caregiver, «licenziate»).

L’avvertimento di Bankitalia

Su Opzione si è in qualche modo pronunciata anche la Banca d'Italia. Nel corso di un'audizione sulla manovra alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il capo del dipartimento economia dell'Istituto di via Nazionale, Fabrizio Balassone, ha affermato che «rendere possibile un’uscita anticipata con Opzione donna frena la partecipazione delle donne al mercato del lavoro».


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