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Pensioni, retromarcia su Opzione donna: rispunta la proroga secca senza «variabile» figli

Dopo l'annuncio da parte del governo di una proroga di questo canale d'uscita con un sistema a tre soglie sulla base dei figli, è stata avviata subito una riflessione. Per la “variabile figli” dubbi sul rischio di incostituzionalità

di Marco Rogari

Pensioni, cosa c’è e cosa manca nella manovra 2023

2' di lettura

Si è trasformata in uno degli ultimi nodi da sciogliere dell'intricata matassa della manovra. La proroga di Opzione donna è stata al centro di un prolungato confronto nel governo, che ha aperto la strada a un ritorno al recente passato con un prolungamento della misura nell'attuale versione, che consente alle lavoratrici l'accesso a questa uscita anticipata, vincolata al ricalcolo contributivo dell'assegno, con 58 anni (59 se “autonome”) e 35 di contributi.

Con il trascorrere dei giorni è apparso sempre più in bilico il restyling annunciato dall'esecutivo al momento del varo del Ddl di bilancio, che prevede una rimodulazione della soglia anagrafica sulla base della numerosità della “prole “con il pensionamento consentito a tutte le lavoratrici, oltre che con 35 anni di versamenti, a 58 anni con due o più figli, a 59 con un solo figlio e a 60 anni per quelle senza “prole”.

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Una soluzione su cui sarebbero stati dubbi sul rischio di costituzionalità e non gradita a una stessa parte del mondo femminile. Anche per questo motivo, il ministero del Lavoro avrebbe sollecitato una valutazione attenta sulla possibilità di ricorrere alla proroga secca, senza modificare i requisiti.

L’attuale configurazione di Opzione donna

Attualmente le lavoratrici possono utilizzare il canale di Opzione donna, con il ricalcolo contributivo dell'assegno, se in possesso di 58 anni d'età (59 nel caso delle “autonome”) e di 35 anni di contribuzione. Questa misura è stata prorogata più volte: l'ultimo prolungamento, in ordine cronologico, è stato disposto dalla legge di bilancio dello scorso anno targata Draghi. Il costo di questa proroga era stato quantificato in 111,2 milioni per il 2022, 317,3 per il 2023 e 499,7 milioni per il 2024.

L’annunciato restyling con la variabile “figli”

Subito dopo il varo della prima manovra del governo Meloni, che al 25 novembre non risulta ancora “chiusa” e in attesa di essere trasmessa al Parlamento, l'attuale esecutivo ha optato per una nuova proroga di Opzione donna ma con un restyling imperniato sulla cosiddetta “variabile figli”. Un revisione che lascia invariata la soglia contributiva (35 anni) ma che modula il requisito anagrafico: 58 anni per tutte le lavoratrici con due o più figli, 59 con un solo figlio, 60 anni per quelle senza figli. L'impatto sui conti pubblici di questa nuova configurazione sarebbe di 166 milioni nel 2023 e 464 milioni l'anno successivo.

La valutazione della marcia indietro e i dubbi di costituzionalità

Sul restyling prospettato dall'esecutivo sono sorte subito molte perplessità, da parte delle stesse lavoratrici. E sono anche nati dubbi sul rischio di incostituzionalità, perché una distinzione tra lavoratrici con e senza figli potrebbe portare a sollevare la violazione del principio di uguaglianza. Dallo stesso ministero del Lavoro, che vedrebbe di buon occhio la proroga “secca” senza modifiche, sarebbe stata sollecitata una valutazione approfondita. Di qui l'idea di un ritorno al recente passato, che con il trascorrere dei giorni ha preso sempre più forza, con il prolungamento della la misura senza correttivi, sulla quale alla data del 25 novembre manca il decisivo via libera finale del Mef.

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