ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo l’incontro Governo-sindacati

Riforma pensioni: le opzioni in campo per le uscite a 62, 63 e 64 anni

Al via il tavolo tra governo e sindacati sulle misure da far scattare nel 2023. Si parte dalle ipotesi di ricalcolo sulla base della contribuzione maturata

di Marco Rogari

Oltre quota 100: come cambierà il sistema pensionistico italiano

3' di lettura

Dopo l’incontro di martedì 16 si sta ufficialmente per aprire il sipario sul tavolo governo-parti sociali chiamato a individuare la nuova riforma delle pensioni, da abbozzare in vista della presentazione del Documento di economia e finanza (Def) di aprile. E da far entrare poi in vigore dal primo gennaio 2023.

Il nuovo assetto previdenziale dovrebbe continuare a essere modellato sulla legge Fornero ma con l’aggiunta di un meccanismo di uscite anticipate in chiave flessibile, totalmente ancorato però al sistema di calcolo contributivo dell’assegno. Un «anticipo contributivo» per tutti, con il quale chi uscirà prima sarà «penalizzato» rispetto all’attuale sistema «misto» (in cui è presente una quota retributiva) . Sul tavolo ci sono già alcune ipotesi di partenza per uscite con 64, 63 e 62 anni.

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L’opzione 64 anni e 20 di versamenti

Tra le ipotesi già valutate dai tecnici del ministero dell’Economia, e inserita anche nel lavoro finale della Commissione tecnica sulla riforma previdenziale istituita tre anni fa dall’allora ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, c’è quella di consentire la pensione anticipata, ricalcolata in configurazione contributiva, con almeno 64 anni d’età e 20 di contribuzione al raggiungimento di un ammontare mensile pari a 1,5-2,5 l’importo mensile dell’assegno sociale.

Questa via d’uscita è di fatto già prevista dalla legge Fornero ma solo per i soggetti totalmente «contributivi» (chi ha cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995). Lo stesso canale diventerebbe utilizzabile, ma in forma totalmente contributiva, anche per i lavoratori ancora in parte nel «retributivo».

La possibile uscita con 62 anni e 25 di contributi

Una rielaborazione dell’opzione «64+20» è quella con una soglia anagrafica minima a 62 anni, accompagnata magari da un requisito contributivo leggermente più elevato, per esempio 25 anni. Una soluzione con cui verrebbe recepita, seppure soltanto parzialmente, la richiesta dei sindacati di consentire i pensionamenti anticipati già al raggiungimento dei 62 anni d’età, anche se in questo caso l'assegno sarebbe tutto ricalcolato con il «contributivo».

L’anticipo a 63 anni della sola quota contributiva dell’assegno

Da alcune settimane sul tavolo c’è già anche la proposta formulata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: anticipo a 62-63 (o 64) anni d’età della sola quota contributiva dell’assegno, mentre la fetta «retributiva» verrebbe erogata al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 anni. Per utilizzare questo forma di pensionamento anticipato occorrerebbe essere in possesso di almeno 20 anni di versamenti.

L’ipotesi di uscita con 63 anni e 41 di contribuzione

Anche la Lega poco prima del varo della manovra aveva ipotizzato una possibilità di uscita con 63 anni d’età e un’anzianità contributiva di 41 anni. Una Quota 104 di fatto che, nello schema del Carroccio, doveva rappresentare una sorta di anticipo di Quota 41: il pensionamento con 41 anni di versamenti a prescindere dall'età anagrafica.

Il cantiere Ape sociale: confronto tecnico immediato sui ritocchi

La manovra all’esame del Parlamento prevede la proroga di un anno di Opzione donna e dell’Ape sociale in versione estesa a ulteriori categorie di lavori gravosi. I sindacati si confronteranno subito con i ministri Daniele Franco e Andrea Orlando in sede tecnica per verificare la possibilità di allargare ancora il bacino dell’Ape sociale, con emendamenti al disegno di legge di bilancio, ad altre mansioni gravose, ai cosiddetti lavoratori «precoci» (chi ha cominciato a lavorare in giovanissima età).

Tra i ritocchi richiesti (anche da una parte della maggioranza) c’è anche quello per abbassare da 36 a 30 la soglia contributiva (in aggiunta al requisito di 63 anni d’età) per l'accesso dei lavoratori edili all’Anticipo pensionistico sociale, così come proposto dal presidente della Commissione tecnica sui lavori gravosi, Cesare Damiano.


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