Previdenza

Riforma delle pensioni: sul tavolo «Opzione donna» in forma strutturale

Il ministro del Lavoro rilancia la trattativa e propone di rendere almeno pluriennale la via d’uscita totalmente contributiva per le lavoratrici

di Marco Rogari

(Maurizio Rovati - stock.adobe.com)

3' di lettura

Rendere strutturale Opzione donna, fin qui prorogata solo per il 2022, utilizzando il ricalcolo contributivo dell'assegno come denominatore comune delle possibili nuove uscite anticipate per tutti a partire dai 64 (o 63) anni d'età. Sempreché possa ripartire il confronto tra esecutivo e sindacati per tracciare le linee guida di una riforma della previdenza con il compito di attivare un nuovo schema di flessibilità in uscita seppure vincolato al metodo contributivo. Potrebbe essere questo il grimaldello per riaprire il tavolo pensioni, rimasto congelato sotto i colpi dei freddi venti di guerra in Ucraina che hanno costretto palazzo Chigi a stravolgere l'agenda di governo. Anche perché a parlare esplicitamente di un tentativo per collocare Opzione donna in un orizzonte di tempo più ampio è stato lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Orlando: rendere strutturale o pluriennale l'uscita contributiva anticipata per le donne

Il messaggio arrivato dal ministro del Lavoro non lascia spazio a dubbi: «Credo che dovremmo provare a rendere strutturale o pluriennale» Opzione donna, ovvero la possibilità per le lavoratrici di uscire anticipatamente dal lavoro, ma con il ricalcolo contributivo dell'assegno, se in possesso di almeno 58 anni d'età (59 nel caso delle “autonome”) e 35 di versamenti. Non solo: secondo Orlando, il confronto sulle pensioni deve ripartire tenendo anche «conto del fatto che il lavoro per la donna è sempre doppio ed il riconoscimento dei percorsi che portano alla pensione dovranno includere proprio questo dato».

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La disparità pensionistica di genere

A soffermarsi sulla cosiddetta disparità pensionistica di genere è stato più volte negli ultimi mesi l'Inps. E anche nei giorni scorsi il presidente dell'Istituto previdenziale, Pasquale Tridico, ha ricordato che le disuguaglianze salariali si trasformano in disuguaglianze pensionistiche come confermano gli importi delle pensioni delle donne. Che risultano in media più bassi del 27% di quelle degli uomini: l'assegno medio mensile è infatti di 1.352 euro contro 1.863 euro.

Attese quest'anno 17mila uscite con Opzione donna

Il pensionamento anticipato con Opzione donna è stato prolungato dall'ultima legge di bilancio fino al 31 dicembre del 2022. Sulla base delle stime del governo quest'anno dovrebbero utilizzare questa via d'uscita 17mila lavoratrici su un totale di 29.500 in possesso dei requisiti richiesti, per un costo di poco superiore ai 111 milioni. Questo flusso dovrebbe salire a 28.200 trattamenti nei dodici mesi successivi e successivamente a 29.100 assegni nel 2021, con una spesa vicina ai 500 milioni.

Il tavolo congelato dalla guerra

Attorno alla metà di febbraio governo e sindacati, dopo alcuni round tecnici, sembravano arrivati in prossimità di una prima verifica politica tra i ministri del Lavoro e dell'Economia da una parte e i leader di Cgil, Cisl e Uil dall'altra per fare il punto sul tavolo pensioni e valutare la possibilità di gettare le basi di un memorandum d'intesa da siglare in vista della presentazione del Documento di economia e finanza (Def). Ma lo scoppio della guerra con l'invasione Russa in Ucraina ha bloccato repentinamente il confronto. I sindacati hanno chiesto a più riprese una ripresa della trattativa, che potrebbe ora sbloccarsi entro metà marzo.

Il nodo del dopo Quota 102

Il principale scoglio da superare per arrivare a una bozza d'intesa resta quello del dopo Quota 102 (la possibilità di pensionamento con almeno 64 anni d'età e 38 di contribuzione introdotta dal governo Draghi solo per quest'anno). I sindacati insistono su uscite a partire da 62 anni, o con 41 anni di versamenti a prescindere dall'età anagrafica, all'interno di uno schema flessibile che preveda ancora il sistema misto (in parte retributivo). Ma il governo non è d'accordo e ha fissato come paletto per giungere a un accordo quello del totale aggancio al metodo di calcolo contributivo di eventuali correttivi alla legge Fornero. Dall'esecutivo fin qui non è arrivata nessuna indicazione sulla soglia minima d'uscita, che alla fine potrebbe essere collocata attorno ai 64 anni.


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