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Pensioni, perché il nuovo decennio è l’ultima chance per una previdenza sotto controllo

L’andamento regolare delle uscite dal 2020 al 2030 è un’occasione propizia per sciogliere in anticipo gli squilibri attesi fino al 2045 con il ritiro dal lavoro dei «baby boomers»

di Davide Colombo

Cantiere pensioni, allo studio Quota 102: 64 anni di età e 38 di contributi

3' di lettura

Nei prossimi dieci anni è prevista una mezza tregua sul fronte della spesa pensionistica. Se tutto andrà per il meglio, ovvero se la crescita del Pil non scenderà sotto la media dell’1,2% in termini reali e il mercato del lavoro continuerà ad espandersi, le uscite previdenziali potrebbero arrivare al 15,6% del prodotto, in calo di tre decimali rispetto al picco che verrà raggiunto alla fine della sperimentazione di Quota 100. Una condizione di cui dovranno tenere conto i tecnici e i politici che nelle prossime settimane riapriranno i tavoli di una nuova riforma.

La gobba dei baby boomers
All’inizio degli anni 30 saremo ancora 2,3 punti sopra il livello pre-crisi del 2007 (circa 42 miliardi), ma è un buon punto di arrivo se si considera quello che succede dopo. Già perché nel quindicennio successivo si formerà la “gobba” dovuta al ritiro dei baby boomers. E il livello salirà oltre il 16% del Pil, secondo la stima centrale della Ragioneria generale dello Stato. È uno scenario molto ottimistico. Quello tracciato, invece, dal comitato tecnico della Commissione europea (Epc-Wga) sulla base di un quadro macroeconomico più avverso fotografa un picco al 17% già nel 2030 e si sale oltre il 18% nel 2040.

L'EFFETTO INVECCHIAMENTO...

Speranza di vita in anni. (Fonte: Istat)

INDICE DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI

Popolazione con almeno 65 anni su popolazione di età (15-64). In % (Fonte: Istat)

...E LE RICADUTE SULLA SPESA

Spesa pubblica per pensioni, sanità e Ltc * in rapporto al Pil. In % (Nota: * Longterm care , spese correlate all'invecchiamento - Fonte: Istat).

...E LE RICADUTE SULLA SPESA

Visto da quelle altezze il confronto politico che si sta aprendo per trovare una soluzione sul dopo-Quota 100 rappresenta, in qualche modo, l’ultima occasione utile per garantire un equilibrio al nostro sistema. A partire dagli anni 30, a prescindere dai saldi di finanza pubblica con cui saremo chiamati a fare i conti, i vincoli saranno infatti molto crescenti. La spesa per pensioni sommata a quella sanitaria, per la cura degli anziani e delle non-autosufficienze (Ltc) si collocherà tra il 25 e il 27% del Pil, a seconda delle previsioni nazionali o europee. E da lì in avanti, per un Paese che vorrebbe oggi più asili nido per rilanciare le nascite, il percorso sarà solo in salita. Anche contando su una maggiore offerta dei privati o del terzo settore, le regioni per esempio dovranno pianificare l’apertura di nuove residenze sanitarie assistenziali (Rsa).

La pensione prima fonte di reddito per 7,4 milioni di famiglie

Le previsioni Istat
La transizione demografica prevista dall’Istat dice che tra vent’anni gli italiani con 90 anni o più saranno quasi 1,3 milioni (nel 2019 erano poco più di 740mila), mentre il tasso di dipendenza degli anziani - il rapporto tra over 65 e cittadini in età da lavoro (15-64 anni) - passerà dal 36% di quest’anno al 43,9% del 2030.
Le conseguenze sulla spesa previdenziale sono scontate e irreversibili, nel medio termine. Marco Leonardi, uno dei consiglieri del ministro Roberto Gualtieri, ha messo in fila le stime Istat ed Eurostat sul rapporto tra il numero di pensioni e quello degli occupati, un parametro fondamentale della sostenibilità previdenziale. Si passa da 80 pensioni ogni cento occupati di oggi a 93 nel 2045 (100 secondo Eurostat). «È il segno inequivocabile - spiega - che la tensione sui conti delle pensioni è destinata a rimanere a lungo».

È in questo contesto di calo demografico e spesa sempre più vincolata all’invecchiamento della popolazione che i policy makers dovranno cimentarsi. Dal 1995, quando abbiamo adottato il sistema di calcolo contributivo, sono stati fatti circa trenta interventi in materia, quasi sempre per aumentare la spesa. Poi è arrivata la riforma Fornero, che ha attuato quello che con la Dini non si ebbe il coraggio di fare subito, lasciando così una transizione costosa con pensioni a calcolo misto-retributivo.

Gli effetti della riforma del 2011
La riforma del 2011 garantisce un minore spesa previdenziale per 60 punti di Pil, in termini cumulati, entro il 2060 (stima della Ragioneria generale dello Stato; Nadef 2019). Senza quell’intervento la “gobba” sarebbe già arrivata con tutto il suo peso a schiacciare il resto della spesa sociale; altro che asili nido gratis. È bene tenerne conto prima di varare nuove misure di flessibilità o di “garanzia” per i lavoratori con carriere discontinue e la prospettiva di una pensione leggera. Perché, se le previsioni macroeconomiche possono anche sbagliare, i trend demografici non lasciano scampo.

Per approfondire:
Guida facile pensioni 2020
Pensioni, da quota 100 agli assegni d'oro: la mappa di aumenti e tagli nel 2020

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