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Pensioni più alte nel prossimo biennio per la speranza di vita in frenata causa Covid

I valori risentono dell’aumento della mortalità causato dalla pandemia

di Matteo Prioschi

Pensioni, chi ci guadagna e chi ci perde con la manovra 2023

2' di lettura

I coefficienti di trasformazione del montante contributivo applicati nel 2023-24 saranno più favorevoli di quelli del 2021-22. Ciò significa che, a parità di contributi accumulati, chi andrà in pensione nel prossimo biennio avrà un assegno mensile leggermente più alto di chi vi accede entro quest'anno.

I coefficenti

I coefficienti servono per determinare la quota contributiva della pensione che, in linea generale, riguarda gli anni dal 2012 in poi per chi può vantare almeno 18 anni di contributi versati al 1995, mentre per chi ha iniziato a versare i contributi dal 1996 o aveva meno 18 anni di contributi al 1995 la quota contributiva parte dal 1996. Questi valori, dal 2019, vengono aggiornati ogni biennio in relazione, fondamentalmente, alla variazione della speranza di vita dei cittadini sessantacinquenni.

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Poiché in passato la vita media si è sempre allungata, i coefficienti venivano aggiornati al ribasso, così da garantire un bilanciamento tra montante contributivo accumulato e vita residua stimata. In tal modo il sistema di calcolo contributivo della pensione punta a un equilibrio tra montante a disposizione e pensione fruita, quindi a parità di montante se si vive più a lungo si ha diritto a un assegno mensile più basso.

I coefficienti del 2023-24, ufficializzati dal decreto interministeriale Lavoro-Economia del 1° dicembre 2022, però, saranno più generosi di quelli del 2020-21. Il ministero del Lavoro ieri ci ha confermato che “l’aumento dei coefficienti è interamente da attribuire all’aumento della mortalità e dunque alla riduzione della speranza di vita - i dati sono istat - che si può sicuramente attribuire al covid”.

La speranza di vita

Del resto già il decreto interministeriale 27 ottobre 2021, relativo alla variazione della speranza di vita utile per determinare l'adeguamento dei requisiti di accesso a pensione per il 2023-24, aveva certificato che nel recente passato l'aspettativa si era ridotta invece che incrementarsi, tant'è che nel prossimo biennio si andrà in pensione con gli stessi requisiti del 2021-22 (perché i requisiti non possono essere ridotti, ma al limite lasciati invariati se la vita si accorcia).

I coefficienti di trasformazione del montante, elaborati tenendo conto dei dati più recenti e risultano favorevoli rispetto a quelli precedenti tra il 2,01 e il 2,92% nella fascia di età 57-71 anni rispetto alla quale sono calcolati. La conseguenza pratica è che, ad esempio, ipotizzando un montante contributivo di 150mila euro, chi accede alla pensione nel 2022, a 67 anni di età, ha una quota contributiva di circa 643,27 euro lordi per 13 mensilità; chi accederà l'anno prossimo, sempre a 67 anni, avrà 660,35 euro.

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