Previdenza

Pensioni, più spazio alla «Rita» per cambiare passo

In Italia, gli iscritti ai fondi pensione preferiscono il capitale alla rendita. A pesare sono certamente i tassi di sostituzione ancora elevati del sistema pubblico e le condizioni dei contratti assicurativi. Ma ecco alcuni scenari possibili

di Claudio Pinna

Previdenza integrativa: i fondi pensione per investire sul futuro

2' di lettura

Tra capitale e rendita non c’è partita. In Italia, gli iscritti ai fondi pensione preferiscono assolutamente il capitale. È una criticità del nostro sistema che non consente di dare piena attuazione alle riforme dei primi anni 90, dove le prestazioni erogate dalle forme pensionistiche complementari dovevano “integrare” la riduzione della copertura offerta dalla pensione Inps.

Perché questa sfiducia verso le rendite?

A pesare sono certamente i tassi di sostituzione ancora elevati del sistema pubblico. Ma la diffidenza sembra anche dovuta alle condizioni applicate dai contratti assicurativi che ipotizzano una sopravvivenza degli iscritti molte volte percepita come eccessiva (talvolta con costi e caricamenti decisamente elevati).

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Competizione contenuta

Quasi tutti i fondi pensione accedono al mercato assicurativo per l’erogazione delle rendite. I provider però non sono particolarmente numerosi. La competizione quindi è contenuta. Come ovviare? Innanzitutto, aumentando la concorrenza e coinvolgendo altri operatori. Sotto certi aspetti si potrebbe pensare anche all’Inps, certo, con elementi positivi e negativi da valutare con attenzione.

Rendite variabili, l’esperienza all’estero

Si potrebbero anche modificare alcuni aspetti dell’impianto normativo. Consentendo ad esempio con più facilità l’erogazione diretta delle rendite, confermando gli obblighi specifici di riassicurazione per l’eccessiva longevità. Oppure si potrebbe introdurre la possibilità di erogare le cosiddette rendite variabili, già presenti all’estero. Rendite che prevedono una prima rata annua più elevata ma che, qualora il contesto muti, possono anche prevedere l’assenza di rivalutazioni o nei casi più critici la riduzione della pensione corrisposta.

Fondi collettivi a contribuzione definita

Sempre dall’esperienza estera si potrebbero introdurre i cosiddetti “fondi collettivi a contribuzione definita” che hanno l’ambizione (non l’impegno) di garantire un determinato livello di prestazione annua e che in genere possono stabilire orizzonti temporali degli investimenti di più lungo termine perché non obbligati a liquidare il capitale dell’iscritto al momento del pensionamento (trasferendolo alla compagnia di assicurazione che eroga la rendita).

La rendita integrativa temporanea anticipata (Rita)

Un’ultima considerazione, che potrebbe non incontrare l’approvazione dei puristi previdenziali, riguarda l’unica tipologia di rendita che gli iscritti hanno dimostrato di apprezzare in questa fase: la Rita (la rendita integrativa temporanea anticipata). Si potrebbe riflettere su un sistema dove i fondi pensione, attraverso la Rita, si “specializzino” anche nell’erogare prestazioni per consentire il pensionamento anticipato, lasciando all’Inps la copertura delle pensioni di vecchiaia e di anzianità. Avremmo un sistema più chiaro, con ruoli stabiliti, finalmente integrato. Avremmo anche meno pressione sui conti pubblici. Le prestazioni anticipate sarebbero infatti garantite dalla componente privata. E forse si risolverebbero anche molte delle criticità connesse all’erogazione delle rendite.

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