Previdenza

Pensioni, nel Pnrr scompare Quota 100. Salvini: «Non si può alzare l’età, puntare a Quota 41»

Nel testo del documento licenziato dal Consiglio dei ministri tolto il riferimento alla misura che terminerà a fine anno in cui si limitava la proroga ai lavori logoranti

di Riccardo Ferrazza

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2' di lettura

Dopo le tensioni sul decreto Covid con il braccio di ferro sulle riaperture concluso con l’astensione della Lega, le pensioni si candidano a essere il nuovo tema di frizione all’interno della maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. Perché con la conclusione di “quota 100” a fine anno si tratta di decidere come gestire l’impatto del cosiddetto “scalone” che si verrà a creare negli ultimi mesi del 2021 e l’inizio del 2022 con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Matteo Salvini ha già messo in chiaro la sua posizione: inaccettabile un ritorno alla legge Fornero, bisogna andare verso “quota 41” «per garantire quel ricambio generazionale e quelle opportunità di futuro si giovani che altrimenti sarebbero negate». Intanto il riferimento alla fine di “quota 100” (misura comunque destinata a concludersi con l’anno in corso) è scomparso dal testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Quota 100 scomparsa dal Pnrr

L’orientamento del governo è quello di gestire la transizione utilizzando strumenti già esistenti (come Ape sociale e opzione donna). Una prima conferma sul dopo “quota 100” era arrivata nella bozza del Pnrr dove si leggeva che i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi si sarebbero chiusi a fine anno, cioè al termine della sperimentazione triennale e che la misura sarà prorogata solo per «categorie con mansioni logoranti». Un passaggio che ha subito riacceso il dibattito sulla previdenza. E che, nella versione del testo licenziata dal Consiglio dei ministri di sabato 24 aprile, è scomparsa.

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Salvini e quota 41

Con la scadenza di “quota 100” il dossier pensioni, rimasto finora in pausa («È un tema che ho chiaro e presente ma non si possono fare venti cose insieme», ha detto il ministro del Lavoro Andrea Orlando), rischia di provocare scossoni alla maggioranza. A pesare è soprattutto la posizione della Lega, sostenitrice dei pensionamenti anticipati introdotti dal primo governo Conte. «Dopo un anno di Covid, di morte, di sofferenza e di paura, con 500mila posti di lavoro già persi e migliaia di aziende chiuse, con almeno 2 milioni di donne e uomini che rischiano il posto di lavoro - ha chiarito Salvini - non si può certo alzare l’età per andare in pensione. All’Italia serve semmai il contrario, cioè andare verso Quota 41 (41 anni di contributi indipendentemente dall’età, ndr), per garantire quel ricambio generazionale e quelle opportunità di futuro si giovani che altrimenti sarebbero negate».

Il sottosegretario Durigon: flessibilità in uscita

La posizione leghista si ritrova nelle parole del sottosegretario all’Economia Claudio Durigon: «Quota 100 non è più sufficiente. Occorre andare oltre, puntare a quota 41 e a strumenti che diano ancor più flessibilità in uscita. La pandemia ha cambiato tutti i parametri».

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