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Pensioni, nel primo trimestre calano gli anticipi

Superato l’effetto “Quota 100”: anzianità e vecchiaia tornano ad allinearsi. Giù invalidità e assegni ai superstiti ma il dato cambierà con l’eredità di Covid19

di Davide Colombo

Dopo Quota 100, uno scalone di 5 anni

3' di lettura

Nei primi tre mesi dell’anno i nuovi pensionamenti anticipati si sono pressoché allineati a quelli di vecchiaia (55.085 contro 54.009) dopo aver chiuso il 2019 con un rapporto di oltre il 50% superiore.

Lo rivelano le nuove statistiche Inps sui flussi di pensionamento relative alle principali gestioni ad esclusione del pubblico impiego. Il dato è allineato anche per le gestioni del lavoro autonomo (20.389 nuove anzianità contro 19,705 nuovi pensionamenti di vecchiaia) e secondo le analisi proposte da Inps il calo sarebbe dovuto al fatto che l’anno scorso “Quota 100” e le altre forme di pensionamento agevolato avevano determinato un aumento dei ritiri anticipati.

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Effetto Quota 100 sul calo degli anticipi
In effetti nei primi tre mesi dell’anno le nuove domande presentate per “Quota 100” sono state circa 30mila, con una media mensile dimezzata rispetto a quella registrata nell’intero 2019. Naturalmente questi primi dati non autorizzano a trarre conclusioni su quello che accadrà da qui a fine anno, soprattutto se si considera in nuovo contesto: da un mercato del lavoro deformato dall’epidemia influenzale molti lavoratori con i requisiti minimi (62 anni di età e 38 di contributi) potrebbero essere indotti a valutare nei mesi a venire un’uscita con “Quota 100” che, in altre circostanze, non avrebbero neppure preso in considerazione.

Se si guarda al solo Fondo pensioni lavoratori dipendenti - la principale delle gestioni Inps - in questa prima rilevazione del 2020 si registra un numero complessivo di liquidazioni di vecchiaia e anticipate decorrenti nel primo trimestre decisamente superiore a quello del corrispondente valore del 2019, ma in linea con i valori degli ultimi due trimestri dello scorso anno; analoga situazione si osserva nelle tre principali gestioni dei lavoratori autonomi.

Ciò è riconducibile - spiega l’Istituto - all’aumento dei requisiti anagrafici per le pensioni di vecchiaia e all'introduzione della finestra di uscita trimestrale per le pensioni anticipate e per le “Quota 100” dello scorso anno.

Giù le invalidità e le pensioni ai superstiti
Dai nuovi dati balza agli occhi un altro stato statistico: il rapporto tra pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia, che nei primi tre mesi risulta più che dimezzato rispetto al 2019. Le nuove invalidità si sono fermate a 7.504 (721 euro l’importo medio) mentre nell’intero 2019 erano arrivate a 46.108. Due i fattori che spiegano il fatto: quest’anno non sono cambiati i requisiti per la pensione di vecchiaia ed è invece proseguito il trend in atto ormai da qualche anno di riduzione delle invalidità.

Nei primi tre mesi dell’anno le nuove pensioni di reversibilità sono a loro volta calate (40.440 contro le 52.982 del primo trimestre 2019; -23%), un dato quest’ultimo che è purtroppo destinato a cambiare radicalmente nei prossimi trimestri, quando verranno attivate le pensioni ai superstiti coniugi di tante vittime del Covid19 di marzo e aprile. Una prima evidenza l'avremo con i flussi di pensionamenti che Inps pubblicherà in luglio.

Il sorpasso delle donne sugli uomini
Nel primo trimestre la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta, rispetto al dato annuo del 2019, un valore superiore di 5 punti passando da 96 a 101. Non è il primo sorpasso che si registra tra i due sessi sui flussi di pensionamento visti nel loro insieme. Nel primo trimestre del 2019 ogni 100 pensionati maschi vennero registrati 131 pensionamenti femminili, mentre il rapporto era stato di 88 su 100 nel 2018. L'anno scorso, ogni cento pensionamenti di vecchiaia 56 erano femminili, mentre nel primo trimestre di quest’anno il rapporto è salito a 78 su 100.

Per le donne, molto più penalizzate degli uomini da un mercato del lavoro asimmetrico e poco supportato da politiche di conciliazione, il sorpasso storico sui pensionamenti di vecchiaia è ormai in arrivo. Per pensioni con importi medi inferiori anche di 30 punti le donne lavoratrici del nostro Paese devono restare per più anni sul mercato rispetto ai più “fortunati” colleghi maschi.

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