Welfare

Pensioni, le proposte dei sindacati: 62 anni o 41 di contributi, assegno di garanzia ai giovani e proroga di «Opzione donna»

Una piattaforma unitaria è stata lanciata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri al convegno “Cambiare le pensioni adesso”

Pensioni, Sbarra: con fine quota 100, non tornare alla Fornero

5' di lettura

I sindacati riaprono il cantiere pensionistico in previsione del superamento di Quota 100 («che sta determinando un risparmio importante di risorse per via del numero di
pensioni liquidate, decisamente inferiore alle previsioni») e del rischio di ritorno alla riforma Fornero. Lo fanno con una piattaforma unitaria lanciata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri al convegno “Cambiare le pensioni adesso”, da portare al tavolo ad hoc che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha detto di esser pronto ad aprire con le parti sociali, in parallelo con quelli su ammortizzatori sociali e politiche attive. Il confronto dovrà essere anche «l’occasione per valutare le ricadute della crisi pandemica in corso sul versante previdenziale».

I cardini della riforma

Questi i cardini della piattaforma: maggiore flessibilità per andare in pensione a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi; pensione di garanzia per giovani, lavoratori discontinui e con basse retribuzioni; tutela delle donne che sono state le maggiori vittime dell'inasprimento dei requisiti pensionistici degli ultimi anni; tutela dei lavori di cura, di chi svolge lavori usuranti e gravosi; sostegno del reddito dei pensionati; rilancio della previdenza complementare.

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Maggiore flessibilità in uscita

Per i sindacati è necessario estendere la flessibilità nell'accesso alla pensione, «permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età». Contestualmente «vanno sensibilmente ridotti i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l'assegno sociale), penalizzando in questo modo i redditi più bassi». Occorre, inoltre, «modificare l'attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione».

Contratti di espansione e Isopensione più accessibili

Anche in considerazione della crisi pandemica che sta sconvolgendo l'economia e mette a rischio migliaia di imprese e milioni posti di lavoro, «si ritiene necessario rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti già esistenti come il contratto di espansione e l'isopensione che prevedono l'uscita anticipata dal lavoro rispettivamente di 5 e 7 anni dalla maturazione della pensione, andando oltre i pur importanti interventi migliorativi previsti dall'ultima legge di bilancio, dal momento che permane l'esclusione della maggior parte del mondo del lavoro dalla possibilità di un loro utilizzo».

Sostegno a disoccupati, invalidi, caregiver, lavori usuranti

Vanno garantite «strutturalmente condizioni più favorevoli per accedere alla pensione alle categorie più deboli, ad iniziare da quelle che rientrano nell'Ape sociale (disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti)». In questo contesto è necessario tutelare la figura dei “lavoratori fragili” che nell'emergenza sanitaria sono più esposti ai rischi del contagio e occorre ampliare la categoria dei disoccupati, ad iniziare da quelli di lunga durata, fra cui gli esodati. La platea dei lavori gravosi ed usuranti «andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita».

Il lavoro di cura e delle donne

È necessario «prevedere soglie contributive d'accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di “Opzione donna”». Il lavoro di cura non retribuito, svolto in prevalenza dalle donne, «è una voce fondamentale del welfare del nostro Paese ed è necessario tenerne conto a livello previdenziale con misure adeguate, come il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o a scelta della lavoratrice una maggiorazione del coefficiente di trasformazione) e la valorizzazione ai fini pensionistici del lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

La pensione contributiva di garanzia

Visto il diffondersi dei lavori discontinui, part-time o poveri, fenomeni che coinvolgono in particolare i più giovani e le donne, «è necessario intervenire anche sul fronte previdenziale, per evitare un'emergenza sociale devastante, considerando anche che chi rientra nel sistema contributivo non può contare neanche sull'integrazione al minimo della pensione». Cgil-Cisl-Uil richiedono, pertanto, «la creazione di una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni,per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale».

Previdenza complementare da rilanciare

Per i sindacati bisogna inoltre «rilanciare le adesioni alla previdenza negoziale, da anni sostanzialmente stagnanti,rendendola effettivamente accessibile anche a chi lavora nelle piccole imprese e ai giovani». In questa direzione si propone in particolare «un nuovo periodo di silenzio-assenso e una adeguata campagna informativa e istituzionale, così come meccanismi che consentano alla persona di poter esercitare liberamente la scelta di adesione. Inoltre, è necessario promuovere i fondi pensione negoziali anche nei settori ancora esclusi come il comparto sicurezza. Si chiede inoltre di «riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione alle precedenti aliquote più favorevoli e promuovere le condizioni perché i fondi investano maggiormente nell'economia reale del Paese,prediligendo ilsostegno alle infrastrutture, anche sociali.

La tutela dei redditi da pensione

Va garantita la tutela dei redditi da pensione, particolarmente colpiti in questi anni, attraverso il «rafforzamento e l'ampliamento della “quattordicesima”, una minore tassazione fiscale, che sui pensionati italiani pesa il doppio rispetto alla media europea, e il ripristino della piena rivalutazione delle pensioni».

Prescrizione delle contribuzioni per i pubblici dipendenti

Vanno parificate le condizioni di accesso al Tfr e Tfs tra settore pubblico e settore privato. Inoltre, «è necessario intervenire sulla prescrizione contributiva dei lavoratori della pubblica amministrazione che devono essere messi in condizione di verificare la propria situazione previdenziale, ancora oggi incompleta e non corrispondente alla effettiva carriera lavorativa. Solo così si possono tutelare i lavoratori dal rischio di perdere periodi di contribuzione con gravi danni sulla futura pensione».

Pensioni Landini: per giovani rischio età media a 70 anni

«Se non si modifica la legge Fornero, progressivamente l'età media» di uscita salirà oltre i 67 anni e un giovane di oggi «rischia di andare in pensione a 70 anni» ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, all'iniziativa con Cisl e Uil per chiedere di “cambiare le pensioni adesso”. Inoltre, ha detto, «fare regole uguali per tutti quando i lavori non sono uguali per tutti è una ingiustizia».

Sbarra: uscita a partire da 62 anni è sostenibile

«Occorre ragionare subito di una flessibilità» nell'accesso alla pensione «a partire da 62 anni età. Un traguardo assolutamente sostenibile sotto il profilo finanziario» ha detto invece il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. Sbarra ha rimarcato l'attenzione su giovani, donne, su chi svolge lavori gravosi e chi ha carriere discontinue e ha avvertito sulla necessità di evitare «nuovi esodati». Inoltre, ha detto, «per noi non sono accettabili penalizzazioni sulla parte retributiva» dell'assegno pensionistico.

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