il «decretone»

Pensioni quota 100, il Governo prova ad accelerare le assunzioni nei Comuni

di Gianni Trovati


Quota 100: 40% domande da Sud, molti disoccupati

3' di lettura

Il governo studia un meccanismo per permettere ai sindaci di anticipare a quest’anno almeno una parte delle assunzioni che si attiverebbero con il turn over 2020. Il tema potrebbe approdare come emendamento al decretone su reddito di cittadinanza e pensioni, al Senato o al secondo passaggio alla Camera perché le verifiche tecniche non sono semplici. Il problema da risolvere è creato proprio dal decretone. Con una delle sue due gambe, quota 100, rischia di svuotare in anticipo gli uffici di molte amministrazioni locali. Secondo i calcoli dell’Anci, l’uscita anticipata potrebbe riguardare fino a 50mila persone, cioè più di un dipendente comunale su dieci. Con l’altra gamba, il reddito di cittadinanza, il decretone riempie invece di nuovi compiti gli enti locali, chiamati alle verifiche a tappeto sui requisiti di residenza e all’avvio dei «progetti di utilità sociale» che impegneranno i titolari del reddito in attesa del lavoro. E il paradosso è servito.

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L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Associazione Antonio Decaro in audizione al Senato. E ha trovato ascolto alla Funzione pubblica. «Stiamo lavorando per accelerare le assunzioni», ha ribadito nei giorni scorsi il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, per «venire incontro alle richieste dell’Anci» ma anche per superare una «lentezza inaccettabile» nei meccanismi di reclutamento della macchina pubblica. Ma come?

I tecnici sono al lavoro appunto per quello che dovrebbe trasformarsi in un emendamento al decreto su reddito di cittadinanza e pensioni che ora entra nel vivo dell’esame a Palazzo Madama.

In teoria, aprire nel 2019 una parte degli spazi di turn over in calendario per l’anno prossimo non è troppo difficile.

Il primo contingente di personale che riuscirà a salire sul treno di quota 100 abbandonerà il lavoro il 1° agosto prossimo, in base al meccanismo delle finestre semestrali che guideranno i nuovi pensionamenti del pubblico impiego. Il cambio dei requisiti dovuto alla sospensione della legge Fornero, è il ragionamento, aumenta i risparmi di spesa a carico dei bilanci locali. E quindi potrebbe permettere di anticipare una parte di nuove assunzioni senza far saltare i conti. Gli «spazi» utilizzati quest’anno, ovviamente, non sarebbero replicabili il prossimo, per cui non ci sarebbe un aumento della spesa a regime rispetto ai livelli previsti oggi con il turn over al 100 per cento per tutti.

Gli spazi assunzionali resterebbero vincolati ai tetti di spesa e alle altre norme che legano alla sostenibilità finanziaria la possibilità di reclutare nuovo personale. A facilitare questo passaggio, peraltro, c’è anche l’uscita di scena del blocco alle assunzioni negli enti locali che non rispettano il pareggio di bilancio, saltato insieme alle altre sanzioni previste per chi non rispetta gli obiettivi di finanza pubblica.

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Per capire se l’obiettivo della Funzione pubblica arriverà in porto bisognerà però attendere i risultati del confronto fra Palazzo Vidoni e il ministero dell’Economia. Questa apertura, in ogni caso, favorirebbe prima di tutto le amministrazioni che hanno ancora graduatorie valide, o che possono senza troppe difficoltà pescare dalle graduatorie di altri enti (mossa ancora possibile).

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I concorsi pubblici, infatti, continuano ad avere tempi incompatibili con l’esigenza di portare persone al lavoro da agosto prossimo. E sul futuro prossimo della selezione del personale per i Comuni pesano anche le incognite prodotte dall’estensione agli enti locali dell’obbligo di rivolgersi ai concorsoni unici per profilo professionale omogeneo organizzati a livello nazionale dalla Ripam.

A farli partire dovrebbe essere un decreto attuativo previsto entro febbraio. Ma bisogna vedere se il governo rispetterà questa scadenza.

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