le correzioni in corsa

Pensioni «quota 100»: niente cumulo con redditi da lavoro fino a 67 anni

di Davide Colombo


Manovra, Di Maio: reddito cittadinanza e quota 100 non si toccano

2' di lettura

Nessuna rimodulazione per “quota 100” tranne un disincentivo rafforzato: il divieto di cumulo tra pensione e lavoro fino a 5 anni . I quotisti che si ritireranno a 62 anni nel 2019 dovranno aspettare 5 anni per poter sommare alla loro pensione nuove entrate legate ad attività professionali o di collaborazione saltuaria. Il divieto scenderà di anno in anno al salire dell’età fino ad azzerarsi in prossimità dei 67 anni, quando cioè scatta il requisito per la pensione di vecchiaia.

Il governo resta confidente nel fatto che nel primo anno di applicazione “quota 100” assorbirà meno risorse di quanto previsto in legge di Bilancio (6,7 miliardi nel 2019, 7 nel 2020). E per questo conferma lo schema delle misure, già “pesate” in una relazione tecnica nello scenario a legislazione vigente per quanto riguarda il meccanismo di perequazione all’inflazione. Uno schema coerente, secondo chi ha lavorato al dossier, anche con l’eventuale correzione della Nadef entro l’Ecofin del 5 dicembre.

L’avvio in aprile delle nuove anzianità, le finestre mobili di tre mesi per il settore privato e di sei mesi per il settore pubblico (tre mesi di preavviso e tre di differimento della pensione) nonché l'uscita solo dal 30 settembre per il personale della scuola , dovrebbero bastare per contenere le domande fino a un terzo della platea degli aventi diritto, con un flusso potenziale di 250-270mila nuovi pensionamenti. In termini di spesa nel 2019 ci si potrebbe dunque fermare a 5 miliardi o anche meno. «Le flessibilità dei precedenti governi, dall'Ape sociale alle uscite anticipate per precoci e usuranti avevano un budget di 1,8 miliardi e sono stati spesi poco più di 600 milioni secondo i dati disponibili fino a luglio» ha spiegato al Sole24Ore il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon.

L’obiettivo non dichiarato è traghettare da “quota 100” ai 41 anni per tutti previsto nel contratto di governo entro il 2023, quando oltre il 60-65% dei nuovi pensionati avranno un calcolo misto (retributivo più contributivo) e il coefficiente di trasformazione del montante in pensione a 62 anni sarà più penalizzante, rendendo naturale il contenimento delle future uscite. Insomma il superamento della riforma Fornero dovrebbe avere uno sviluppo iniziale lento, e un controllo della spesa garantito anche dalle graduatorie Inps sulle certificazioni. Altri schemi, come il ricalcolo contributivo per i quotisti o il posticipo delle decorrenze a seconda di quando il candidato ha maturato i requisiti, proposte avanzate dal consigliere economico della presidenza del Consiglio, Alberto Brambilla, vengono date come poco condivise dai vertici politici.

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