VERSO LA MANOVRA

Pensioni, quota 100 senza penalità per le aziende in crisi

di C. Fotina e G. Pogliotti


Pensioni, ipotesi quota 100 con 36-37 anni contributi

3' di lettura

Assicurare l’uscita anticipata dei lavoratori delle aziende in crisi con lo strumento “quota 100”. Per la platea di occupati tra i 62 e 64 anni, i tecnici del governo stanno studiando come prevedere in manovra un ritiro anticipato, senza penalizzazioni. Il divario rispetto all’assegno pensionistico che il lavoratore avrebbe maturato uscendo con i requisiti per la pensione di vecchiaia potrebbe essere volontariamente colmato dalle aziende che, a fronte di un’incentivazione fiscale, potranno versare i contributi ai fondi interprofessionali per un massimo di 5 anni; si pensa di creare una gestione ad hoc presso Fondimpresa.

I NEGOZIATI IN CORSO AL MISE
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Dalla manovra ai «tavoli»
Questo strumento sarebbe a disposizione anche delle aziende coinvolte nei 144 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo, che occupano oltre 189mila lavoratori e spaziano dai servizi (oltre 28mila) alla siderurgia (più di 20mila), dagli elettrodomestici (circa 19mila) all’Ict (circa 14mila) e all’automotive (4-5mila). Sono interessate imprese grandi e piccole, con nomi più o meno conosciuti e vertenze in alcuni casi sostanzialmente chiuse. Tra le altre: Alitalia, Almaviva, Acciai speciali Terni, Bridgestone, Ericsson, Condotte, Embraco, Electrolux, Honeywell, Ilva, Italiaonline, Micron, Nestlé, Piaggio Aero, Sda, Valtur e Whirlpool Indesit. Di questi 144 tavoli, 31 riguardano aziende che in parte o totalmente sono state interessate da cessazione d’attività in Italia per delocalizzare all’estero, con 30mila posti coinvolti. Senza dimenticare i 147 gruppi interessati da procedure di amministrazione straordinaria.

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L’elenco dei verbali del Mise dice che da quando si è insediato il governo Conte, all’inizio di giugno, sono stati una quarantina gli incontri relativi a circa 30 aziende. Si va dai casi di delocalizzazione da contrastare - come Bekaert e Invatec - al recente dossier Iaa (Industria italiana autobus) che il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, punta a sbloccare con il coinvolgimento pubblico, attraverso un investimento diretto di Fs. Il tema è caldo. Da oggi infatti - denunciano i sindacati - scadono gli ammortizzatori sociali, per migliaia di lavoratrici e di lavoratori, in seguito alle norme del Dlgs 148/2015. «In molte aziende - segnalano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil - verrà superato il limite dei 36 mesi di Cig e CdS a disposizione nel quinquennio». Questa mattina si terrà un presidio dei metalmeccanici davanti al Mise «per chiedere risposte immediate al governo».

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È ancora presto per un confronto con la gestione delle crisi negli ultimi anni. Tra il 2014 e il 2017, l’unità di gestione delle vertenze ha lavorato su 160 casi che hanno interessato complessivamente 617mila lavoratori, di cui 77.125 (il 13%) hanno trovato una nuova occupazione attraverso un processo di reindustrializzazione.
Quante gestioni di crisi aziendali vanno a buon fine? All’inizio del 2018, il precedente governo aveva calcolato che su circa 160 tavoli il 46% riguardava crisi in corso, il 22% casi con conclusione definitiva positiva, il 28% con conclusione positiva in monitoraggio e solo il 3,7% con conclusione negativa.

Le modifiche sulle «crisi complesse»
Oltre alla gestione dei singoli casi aziendali, il Mise insieme a Invitalia si occupa delle 17 aree di “crisi complessa”, dove c’è una grande impresa in crisi con il suo indotto o un intero settore che incide sul territorio (Piombino, Termini Imerese, Taranto solo per citarne alcune). Ci sono a disposizione 690 milioni,ma pesano complicazioni e tempi di soluzione lunghi (in media 10 mesi per far decollare i piani di investimento).

Per accedere ai finanziamenti l’investimento minimo è di 1,5 milioni, spesso per le Pmi difficile da raggiungere. Il governo punta su una semplificazione procedurale, con i «contratti di rete» per consentire anche alle Pmi di raggiungere la soglia minima prevista ed accedere alle agevolazioni.

RETTIFICA
System House non è in crisi aziendale

In riferimento all’articolo «Mappa delle crisi aziendali aperte: i settori coinvolti e i lavoratori interessati» apparso su Il Sole-24 Ore del 24 settembre 2018, in cui tra le crisi aziendali del settore call center si cita anche quella denominata System House; con la presente, non sussistendo la crisi dell’azienda System House, ma piuttosto essendo stata proprio l’azienda System House chiamata a intervenire presso il Mise a salvaguardia dei lavoratori ex Gepin Contact, richiedo tempestiva rettifica delle notizie da voi riportate nel sopracitato articolo. (Avv. Paolo Merenda)

I nomi di aziende riportati nella tabella pubblicata ieri dal Sole 24 Ore fanno parte di un documento del ministero dello Sviluppo economico. In alcuni casi, quando la procedura è ormai in fase conclusiva, viene assegnato al “tavolo” di riferimento il nome della società subentrante e non quella della società rilevata o comunque originaria (C. Fo. e G. Pog.)

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