previdenza

Pensioni, quota 41 farebbe salire la spesa di 12 miliardi

di Davide Colombo


Pensioni, 8 miliardi di costi per il primo anno di quota 100

2' di lettura

Le nuove pensioni di anzianità 2019 avranno una sola etichetta: “quota 100” con 62 anni minimi di età e 38 di contributi versati. A fugare gli ultimi dubbi sull’ennesima speculazione circolata nelle ultime ore sul possibile abbassamento a 41 anni del requisito per l’anticipo a prescindere dall’età (da gennaio serviranno 43 anni e 3 mesi ) è stato il sottosegretario al Lavoro della Lega, Claudio Durigon. «Andiamo avanti con 62+38 secchi» ha detto al Sole24Ore.

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La “quota”, da sola e senza penalizzazioni o ricalcoli della parte retributiva del montante, costerebbe il primo anno 7 miliardi, secondo le anticipazioni fatte dai politici. Una cifra che ora dovrà essere dettagliata in sede tecnica, con tanto di stime dei flussi di nuovi pensionamenti previsti (Salvini finora ha parlato di 350-400mila nuove uscite dal mercato del lavoro).

41 anni di contributi per tutti costerebbe 12 miliardi in più

Abbassare a 41 anni il requisito dell’anticipo farebbe salire a 12 miliardi circa la maggiore spesa pensionistica già a partire dal primo anno, un livello incompatibile con i saldi di indebitamento maggiorato previsti nella Nadef appena trasmessa alle Camere.
Secondo le tabelle contenute nel documento aggiornato di economia e finanza nel quadriennio a venire la spesa per pensioni è prevista crescere a legislazione vigente di 22,5 miliardi (+8,3%), passando da 269,2 miliardi previsti quest’anno a 291,7 miliardi nel 2021. Le altre prestazioni sociali crescerebbero invece di 4,5 miliardi, passando da 80,5 miliardi di quest’anno a 85 del 2021. A questi incrementi, che per le pensioni sono superiori al 2% l’anno, andranno poi aggiunte le maggiori spese innescate con la manovra: “quota 100” da una parte, reddito e pensione di cittadinanza dall’altra.

La spesa per pensioni salirà oltre il 16% del Pil nei prossimi 25 anni
Nella Nadef è confermato anche il quadro previsto sulla spesa di lungo periodo connessa all’invecchiamento, che per le sole pensioni dovrebbe salire oltre il 16% del Pil nei prossimi 25 anni (il picco tra il ’42 e il ’44) con scenari anche peggiori secondo i calcoli dello European working group (l’Aging report 2018 indica un picco al 18,3%). Nel focus vengono ricordati gli effetti di stabilizzazione della spesa determinati dalle riforme varate dal 2004 (Maroni) in avanti, e che cumulativamente hanno prodotto una minore incidenza della spesa sul Pil di oltre 60 punti percentuali fino al 2060. Circa 1/3 di quei risparmi sono dovuti alla sola riforma Fornero, già depotenziata dalle misure introdotte con la legge di bilancio 2017 (le nuove flessibilità tra cui l’Ape sociale, il cumulo gratuito, l’anticipo per gli usuranti e altro) e soprattutto dalle otto salvaguardie per i cosiddetti “esodati”. Ora con “quota 100” quei risparmi potenziali verranno ulteriormente erosi.

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