LA PARTITA DELLA RIPRESA

Pensioni, Recovery plan e manovra: la roadmap d’autunno del governo (con variabile urne)

Nei prossimi giorni l’esecutivo sarà chiamato a scelte di politica economica decisive, che avranno ripercussioni sulla tenuta dei conti pubblici

di Andrea Carli

Regionali, Conte: esito voto non inciderà sul governo

Nei prossimi giorni l’esecutivo sarà chiamato a scelte di politica economica decisive, che avranno ripercussioni sulla tenuta dei conti pubblici


6' di lettura

L’immagine che più rende l’idea degli appuntamenti che caratterizzeranno l’agenda di politica economica d’ autunno del governo Conte due è quella di un gran premio al cardiopalma, caratterizzato da gincane e tornanti tutti estremamente insidiosi. Dove ogni errore di valutazione, e quindi di strategia, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa di un’economia, quella italiana, messa in ginocchio dalla pandemia, in un limbo tra stagnazione e recessione.

La variabile delle elezioni Regionali

Si delinea un percorso a più tappe: dalla riforma delle pensioni e da quella fiscale, per arrivare alla indicazione degli investimenti da finanziare con i 209 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia, alla stesura della Nota di aggiornamento al Def (la Nadef), alla manovra. Una sfida nella sfida. A complicare ulteriormente il quadro, la considerazione che il tutto sarà influenzato da una variabile: quella dell’esito delle Regionali del 20 e 21 settembre. Nonostante il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi abbia sgomberato il campo da ogni ipotesi di crisi in caso di un trionfo dell'opposizione alle urne, non si può escludere che una netta débâcle delle forze politiche di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva e Leu) determini un terremoto, con conseguenze che possono andare dal rimpasto della squadra alla vera e propria crisi di governo.

La riforma delle pensioni: ipotesi quota 100 ma con assegno più leggero

Uno dei temi è quello della riforma delle pensioni. L’incontro tra governo e sindacati su questa questione, atteso per martedì 8, è saltato. Il premier Conte è volato a Beirut per impegni istituzionali. Il vertice tra l’esecutivo e Cgil, Cisl e Uil potrebbe tenersi il 16 settembre. In quell’occasione si comincerà a ragionare sulla riforma previdenziale, da definire con un’apposita delega nella prima metà del 2021 per scongiurare lo scalone che si profila a inizio 2022 con la fine della sperimentazione triennale di Quota 100, la misura introdotta dal precedente esecutivo, a trazione Cinque Stelle - Lega. La proposta che si è fatta strada negli ultimi giorni è quella che passa per l’introduzione di un meccanismo flessibile per consentire le uscite a partire da 62, o 63 anni di età anagrafica e un’anzianità contributiva minima di 38 anni, o forse anche 36, prevedendo una «penalizzazione», con l’aggancio pieno al sistema contributivo «puro», sotto forma di riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia del pensionamento di vecchiaia (67 anni). Il leader della Lega Matteo Salvini ha già annunciato che farà le barricate perché non si torni alla legge Fornero.

A gennaio il Recovery plan italiano

Sui 209 miliardi del Recovery fund la partita è aperta. Un budget che fa gola a molti e su cui in molti, dai ministeri alla società civile, hanno già messo gli occhi, tanto che lo scenario che si va configurando è ancora una volta quello di un “assalto alla diligenza”. Il governo è impegnato a predisporre i progetti che saranno finanziati da una mole di denaro proveniente da Bruxelles superiore a quella del Piano Marshall nel dopoguerra. La tabella di marcia si allunga. L’esecutivo punta a presentare il Recovery Plan, con annesse schede progetto, a gennaio, in anticipo rispetto ai tempi dettati dall’Ue che vedono la scadenza fissata ad aprile 2021. Le risorse saranno dunque a disposizione dalla primavera dell’anno prossimo. Dopo un primo confronto con gli enti locali sulle “Linee guida” del Recovery Plan, mercoledì 9 settembre si riunirà a Palazzo Chigi il Ciae, il Comitato interministeriale per gli affari europei, una sorta di cabina di regia in cui tutti i ministeri si confronteranno sulle linee guida, ovvero le azioni di riforma su cui far muovere i progetti. Si tratta della prima riunione sul piano di riforme italiano da presentare a Bruxelles dopo la pausa estiva. Il vertice sarà presieduto da Conte e vedrà la partecipazione, oltre che del titolare per gli Affari europei Enzo Amendola, di diversi ministri competenti sul dossier. L'obiettivo è tracciare un primo schema delle linee guida per il Recovery Plan che l'Italia, secondo il calendario previsto dalla commissione Ue, è tenuta presentare formalmente in Ue da gennaio ad aprile 2021.

Il Ciae invierà le Linee guida del Piano nazionale al parlamento. Digitalizzazione, innovazione, infrastrutture, formazione, salute, ricerca e decarbonizzazione sono i grandi i temi riassunti dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, per «trasformare l’economia italiana», a cui si affiancano le proposte più dettagliate di alcuni ministri o forze politiche. Ad oggi sono giunti oltre 500 progetti provenienti dal diversi dicasteri coinvolti.Insomma, avanti tutta, anche sulla scia della esortazione a fare presto sulla progettazione lanciata a Cernobbio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dal 15 ottobre si aprono le consultazioni informali con Bruxelles. La presentazione del piano per l’utilizzo del Recovery fund, ha messo in evidenza il responsabile dell’Economia, «non è una gara di velocità, anche perché il piano partirà da gennaio perché deve completarsi: c'è un accordo politico che deve tradursi in un accordo legislativo, sarà in vigore dal 2021 e fino ad allora non si potranno attivare i finanziamenti». Secondo Bankitalia, dal Recovery Fund verranno «benefici che potranno essere molto rilevanti» per l’Italia, fino al 3 per cento del Pil. «L’incertezza - ha poi aggiunto - è molto elevata».

La riforma fiscale

Se la gestione dei fondi del Next Generation EU sarà ottimale, come evidenziato da Gualtieri, rimarrà spazio anche per la riforma fiscale, più volte annunciata ma su cui ancora non è stata decisa la linea di fondo. Le ipotesi rimangono due: il sistema alla tedesca, con una curva continua e progressiva, e la riduzione delle aliquote da 5 a 3. Incerto ancora il costo di entrambe. Se ad esempio si decidesse di accorpare le due aliquote centrali, estendendo l'Irpef al 27% fino ai 55.000 euro di reddito, invece di applicare l'aliquota del 38% tra i 28.000 e i 55.000 euro, come proposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, il costo sarebbe di circa 9 miliardi.

Gualtieri: in Nadef meccanismo discesa debito/Pil solido e sostenibile

Un altro banco di prova per la politica economica del Conte due sarà la Nadef. La Nota di aggiornamento al Def viene presentata alle Camere entro il 27 settembre di ogni anno per aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica del Documento di economia e finanza in relazione alla maggiore disponibilità di dati e informazioni sull’andamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica. Il documento, inoltre, contiene l’aggiornamento degli obiettivi programmatici, che tiene conto anche delle eventuali osservazioni formulate delle istituzioni Ue competenti nelle materia relative al coordinamento delle finanze pubbliche degli Stati membri. Quest’anno la Nadef indicherà le risorse del Recovery Plan da assegnare ai singoli settori. Ma la Nota di aggiornamento è anche la base di partenza per la messa a punto della prossima manovra di bilancio. Dopo aver ammesso che il colpo all’economia italiana inferto dal coronavirus è stato «senza precedenti», il ministro dell’Economia ha messo in evidenza che si intravede un sentiero di uscita con un rimbalzo del Pil del terzo trimestre superiore alle attese e una caduta a fine anno «non a due cifre» come paventavano alcune stime. Nella Nadef, ha anticipato Gualtieri, sarà contenuta la previsione precisa e si avrà «la composizione aggregata, l’articolazione e la pianificazione di investimenti e riforme» per i prossimi anni a partire dal 2021, «nel quadro di una strategia di bilancio di medio termine, che indicherà anche un sentiero di discesa del rapporto debito/Pil sostenibile e solido».

La manovra di fine anno a caccia di risorse

La manovra di fine anno è destinata a ricoprire un ruolo rilevante. La possibilità di ripresa dell’economia, ha sottolineato la Corte dei conti, è strettamente connessa alla capacità del governo di «concentrare le risorse sulle aree di maggiore criticità, assicurando una più marcata selettività degli interventi ed evitando di disperdere le disponibilità su misure non strettamente necessarie». La coperta delle risorse è corta. In un intervento davanti alle commissioni riunite Bilancio e Politiche dell'Unione europea di Camera e Senato, il Commissario europeo Paolo Gentiloni ha chiarito che non ci sarà modo di poter contare sui fondi Ue già nella prossima manovra. Se si considerano infatti i tempi tecnici necessari, per ricevere un primo anticipo del 10% delle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund bisognerà certamente attendere la metà del prossimo anno. La legge di Bilancio sarà il prossimo tassello di una strategia che ha visto l’esecutivo mettere mano a dodici decreti legge in cinque mesi e a un numero ancora superiore di Dpcm, a cui si aggiungono varie ordinanze e task force. Il tutto per fare fronte all'emergenza Coronavirus, sanitaria ed economica. Una raffica di provvedimenti, che ha messo sul piatto 100 miliardi, tutti rigorosamente in deficit.

Fisco: Mef, entrate primi 7 mesi -7,7% a 230 miliardi

A complicare ulteriormente lo scenario, il fatto che nel periodo gennaio-luglio 2020, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica hanno raggiunto 230.948 milioni di euro, segnando una riduzione di 19.195 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (-7,7%). «La variazione negativa - ha spiegato il ministero dell’Economia e delle Finanze - riflette sia il peggioramento congiunturale sia le misure adottate dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria».Nell’attesa di quei 209 miliardi dell’Europa che potrebbero non essere a disposizione prima della primavera dell’anno prossimo.

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