TRA DEF E COPERTURE

Pensioni, senza stop a quota 100 riforma senza risorse

Accoppiata con l'Irpef ardua anche con un doppio piano da 12-15 miliardi di euro al massimo

di Marco Rogari


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(Ansa)

3' di lettura

Due mesi. È l’arco di tempo entro il quale il Governo dovrà definire il nuovo Def, allestire il disegno di legge delega sulla riforma dell’Irpef e decidere se un intervento sulle pensioni sarà realizzabile già dal 2021. Quello di aprile si annuncia come un passaggio cruciale per il Governo Conte-2, alle prese con fibrillazioni nella maggioranza di vario tipo: dalla prescrizione alle scelte di finanza pubblica.

Ma tracciare la rotta definitiva sulla quale orientare la strategia di politica economica guardando alla manovra d’autunno non sarà facile. Anche perché, come è noto, la coperta delle risorse disponibili è molto corta. Il Governo fin qui non ha fornito alcuna indicazione sulla possibile dote disponibile. Un doppio intervento su Irpef e previdenza, secondo alcune ipotesi tecniche “grezze”, potrebbe costare, seppure in formato “mini”, non meno di 12-15 miliardi di euro.

Iva da neutralizzare e incognite "macro"
L’esecutivo è prioritariamente chiamato a trovare 20,1 miliardi necessari per sterilizzare gli aumenti di Iva e accise per il 2021. Ci sono poi le incognite “macro”, con un target di Pil per il prossimo anno (0,6%) che appare destinato ad essere ritoccato al ribasso, anche alla luce della frenata dell’economia a fine 2019 e delle ulteriori ricadute negative collegate all’epidemia “Coronavirus”. Anche se al ministero dell’Economia si confida sulla possibilità di far leva su un deficit 2020 anche leggermente più basso del 2,2%, che seguirebbe la chiusura al ribasso attesa per il 2019 rispetto al previsto 2,1 per cento. Il Fondo monetario internazionale, però, non la pensa alla stessa maniera e sostiene che il deficit italiano è destinato a tornare nel corso del 2020 a quota 2,4 per cento. Ma questa stima è considerata non attendibile dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Rischio "scalone"
Un quadro a dir poco complicato, dunque. Per questo motivo molti esperti, nello stesso Governo, giudicano “l’accoppiata” Irpef-pensioni molto ardua da realizzare il prossimo anno, a meno di non finanziare subito le nuove misure previdenziali con uno stop in qualche modo anticipato di Quota 100. Sul delicato versante della previdenza nella prossima manovra dovrebbe in ogni caso essere quanto meno inserita nero su bianco un’indicazione del meccanismo da attivare per evitare che si materializzi il rischio “scalone” tra fine 2021 e inizio 2022 con la fine della sperimentazione triennale delle nuove uscite anticipate volute dal Governo “giallo-verde”. Una sorta di impegno anche allo scopo di rassicurare i lavoratori e scongiurare così il pericolo di una fuga ai pensionamenti nel corso del prossimo anno. Già a marzo, terminato il primo giro di tavoli tecnici sulla previdenza, i ministeri dell’Economia e del Lavoro dovrebbero cominciare a chiarire la loro posizione ai sindacati. Nelle stesse settimane andrà avanti il lavoro sulla riforma fiscale con l’obiettivo di varare il disegno di legge delega entro fine aprile subito dopo la presentazione del Def, attesa per il giorno 10 dello stesso mese.

Nuova fase di spending review
Il Documento di economia e finanza potrebbe contenere anche qualche cenno sulle fonti di finanziamento della prossima manovra. Prima fra tutte la parziale rimodulazione dell’Iva, sulla quale però la maggioranza appare ancora divisa. Da questa operazione potrebbero essere ricavati 4-5 miliardi di euro. E almeno altrettanti potrebbero essere garantiti da una nuova fase (non troppo invasiva) di spending review e da una potatura della giungla delle agevolazioni fiscali, da associare alla riforma dell’Irpef per la quale resterebbero a disposizione anche le risorse residue del Fondone per la riduzione della pressione fiscale. Ma considerando anche il rifinanziamento delle cosiddette spese indifferibili e una dote minima per un pacchetto di nuove misure finalizzate a dare spinta agli investimenti, oltre al macigno-clausole, le coperture si avvicinerebbero a malapena a metà dalle risorse necessarie per coprire una manovra comprensiva della nuova Irpef.

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