conti pubblici

Pensioni, dai risparmi di quota 100 dote di 5-7 miliardi in tre anni

di Marco Rogari


Pensioni, l'allarme dell'Inps: in 20 anni la spesa raddoppierà

3' di lettura

Non proprio una corsa a metà, ma quasi. È quella a quota 100 che il Governo rischia di registrare al termine del triennio di sperimentazione. Nel 2021 il nuovo pensionamento anticipato dovrebbe risultare appetibile per non più del 65-70% dei potenziali beneficiari individuati dal decretone di inizio anno. Con il risultato di lasciare inutilizzati tra i 5 e i 7 miliardi dei 21 stanziati dall’ultima legge di bilancio per il periodo 2019-2021. Una dote cospicua, di cui almeno 1,5-1,6 miliardi già riutilizzabili alla fine di quest’anno, alla quale guardano i due partiti di maggioranza per garantire almeno una parte delle coperture della manovra autunnale. Che, in chiave espansiva, dovrebbe prevedere la flat tax, cara alla Lega, il salario minimo e il pacchetto famiglia su cui puntano i Cinque stelle.

Ma almeno per quest’anno questo “tesoretto”, al quale si affiancheranno i risparmi dal reddito di cittadinanza, è stato blindato dal Mef, che intende utilizzarlo tutto per l’aggiustamento necessario a far scendere il deficit 2019 (al 2-2,1% grazie anche una fetta cospicua di maggiori entrate). E la blindatura sarà messa nero su bianco nella relazione tecnica che accompagnerà l’assestamento all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri convocato per lunedì, al rientro del premier Conte e del ministro dell’Economia Tria dal G20 di Osaka.

LE DOMANDE PER QUOTA 100 AL 20 GIUGNO

Totale domande inviate 150.099 (Fonte: Inps)

L’Inps, con gli ultimi dati sull’andamento delle domande per quota 100, ha fatto sapere che è stata superata la soglia delle 150mila richieste. Ma non meno del 25% (se non il 30%) sono destinate a restare al palo. Una percentuale che è poi destinata a lievitare nel biennio successivo. Basti pensare che dal monitoraggio Inps al 10 giugno scorso, anticipato dal Sole 24 Ore, è emerso che a quella data risultavano accolte poco più di 101mila di domande di pensionamento anticipato, al netto delle uscite del comparto scuola e delle 127mila richieste risultanti in “giacenza”, sulle 145mila pervenute all’Istituto, di cui oltre 64mila “accolte” e poco più di 66mila “giacenti”. Se questo trend venisse confermato, alla fine dell’anno il “fondone-pensioni” dovrebbe presentare un “residuo” di almeno 1,5-1,6 miliardi. E la minore spesa potrebbe oltretutto trasformarsi in una sorta di serbatoio per le prossime leggi di bilancio. Nel triennio, infatti, i risparmi sulle nuove pensioni potrebbero oscillare, come detto, tra i 5 e i 7 miliardi, almeno un terzo dei 21 stanziati dal governo.

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A confermare che non è scattata l’annunciata fuga verso le uscite anticipate è stato indirettamente anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che nei giorni scorsi ha affermato che se l’attuale trend dovesse essere confermato alla fine dell’anno si arriverebbe «intorno a 200mila domande, quindi è possibile che il primo anno si possa risparmiare un 1 miliardo». Alla fine dell’anno, pertanto, potrebbero mancare all’appello almeno 90mila (o 80mila nelle ipotesi più ottimistiche) richieste rispetto alle 290mila ipotizzate per quota 100 (si sale a 330mila considerando anche opzione donna, Ape sociale e gli altri “strumenti” finanziati dall’ultima manovra), ovvero circa il 30% in meno delle aspettative. Una percentuale, considerando il fisiologico rallentamento dei prossimi anni, che dovrebbe ulteriormente salire nel prossimo biennio.

Pensioni quota 100, i settori più colpiti dalla scuola alle banche

A sostenere che i risparmi saranno cospicui e le adesioni contenute è da tempo la Cgil: nella previsione effettuata nelle scorse settimane dall’Osservatorio previdenza della Fondazione Di Vittorio si sottolinea che nel triennio le uscite effettive con “quota 100” si fermerebbero a un terzo del previsto: 325mila anziché 973mila. Allargando la proiezione anche all’impatto derivante dal blocco dell’adeguamento dei requisiti per le pensioni anticipate alla speranza di vita e di “Opzione donna”, sempre nel triennio non verrebbero utilizzati 7,2 miliardi con un “residuo” quest’anno di 1,6 miliardi.

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