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Pensioni, da quota 100 a opzione donna: ecco tutte le finestre per lasciare il lavoro nel 2020

Lavoratori privati o pubblici, partite Iva o co.co.co: ogni “categoria” ha la propria finestra di uscita per la pensione, che si apre con tempi diversi. Si va da un minimo di 3 a un massimo di 21 mesi di attesa

di Francesca Barbieri


Pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2021, l'eta' non sale

4' di lettura

Da un minimo di 3 a un massimo di 21 mesi di attesa. Il diritto a riscuotere l’assegno di pensione, una volta maturati i requisiti, molto spesso non è automatico. Lavoratori privati o pubblici, partite Iva o co.co.co: ogni “categoria” ha la propria finestra di uscita, che si apre con tempi diversi.

Le date chiave del 2020: quota 100
Quota 100, la formula introdotta lo scorso anno in via sperimentale per tre anni, che permette di andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, prevede tre possibilità di uscita a seconda dei destinatari.
Se si tratta di lavoratori del settore privato la finestra mobile si aprirà dopo tre mesi dalla data di raggiungimento dei requisiti. Facciamo l’esempio di un lavoratore che ha 38 anni di contributi e compie 62 anni di età il 1° gennaio 2020: per lui la finestra si aprirà il 1° aprile (e non il 1° marzo come indicato in una precedente versione). Invece una lavoratrice già over 62enne che raggiunge i 38 anni di contributi il 10 febbraio avrà la possibilità di ritirarsi dal lavoro il 10 maggio 2020.

Quota 100 nella Pa
Se spostiamo il focus sui lavoratori pubblici la lunghezza della finestra mobile raddoppia: da 3 a 6 mesi.
Se, ad esempio, un dipendente pubblico raggiunge la quota 100 il 30 aprile, potrà andare in pensione il 30 ottobre.
Fanno eccezione - e veniamo così alla terza possibilità - i lavoratori del comparto scuole a Afam: per tutti questi dipendenti la domanda di pensionamento con quota 100 va presentata entro la fine di febbraio del 2020 con possibilità di uscita a partire dall'inizio dell’anno scolastico o accademico 2020/21.

Opzione donna: finestra di 12 o 18 mesi
Nella Manovra all’esame del parlamento c'è la proroga per un altro anno di “opzione donna”: le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2019 matureranno un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età di almeno 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per quelle autonome avranno diritto alla pensione anticipata con l'assegno calcolato interamente con il metodo contributivo. Per queste lavoratrici la finestra di uscita è la più lontana di tutti: 12 mesi per le dipendenti, 18 mesi per le autonome.

I REQUISITI

Età e contributi minimi in anni richiesti per accedere alle principali tipologie di pensionamento nel 2019. Nota: * entro il 2019

I REQUISITI

Il record di 21 mesi per la totalizzazione
C’è una strada che consente a tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e partite Iva, che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali, di acquisire il diritto a un’unica pensione di vecchiaia, anzianità, inabilità e ai superstiti. Si tratta della totalizzazione che, come ricorda l’Inps, è completamente gratuita.
L'assegno di vecchiaia è riconosciuto al raggiungimento di 66 anni unitamente al possesso di almeno 20 anni di contributi; la pensione di anzianità invece è indipendente dall'età anagrafica e viene erogata con 41 anni di contributi.
Oltre al perfezionamento di questi requisiti per il conseguimento dell’assegno è necessario attendere l’apertura di una finestra mobile rispettivamente di 18 mesi o di 21 mesi (nel caso di pensione di anzianità con 40 anni di contributi).
Generalmente la totalizzazione applica il sistema contributivo a prescindere dal collocamento temporale dell’anzianità contributiva: per questo motivo l’assegno potrebbe risultare più basso rispetto al caso in cui tutti i contributi fossero “accentrati” in un’unica gestione previdenziale. Altre due opzioni per chi ha carriere discontinue sono la ricongiunzione (trasferimento oneroso dei contributi da una gestione all’altra) e cumulo (le gestioni trasferiscono le quote all’Inps che eroga un’unica pensione).

Le finestre della pensione anticipata
Quota 100 non ha mandato in pensione la legge Fornero. Resta infatti la possibilità prevista per i lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti contributivi ed eventualmente anagrafici per terminare l’attività lavorativa nella gestione di riferimento, di uscire prima rispetto al requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia.
Nel 2020, i requisiti per andare in pensione - con il sistema misto - saranno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 e 10 per le donne). Sarà così fino al 31 dicembre 2026, come stabilito dall’articolo 15 del Dl 4/2019.
Anche in questo caso è prevista una finestra. Chi maturerà il requisito avrà la decorrenza della pensione solo tre mesi dopo.

Lavoratori precoci: 3 mesi di attesa
Anche per i lavoratori precoci è prevista una finestra di tre mesi. Questi lavoratori - che vantano un anno di contributi versati prima dei 19 anni - potranno uscire con 41 anni di contributi. Tra i requisiti ci sono quelli di svolgere attività particolarmente faticose (Dm 5 febbraio 2018 o Dlgs 67/2011), oppure essere care givers, invalidi civili almeno al 74% o disoccupati che abbiano esaurito la Naspi e passato un ulteriore trimestre di inoccupazione.
L'assegno è calcolato con il sistema misto o retributivo ed è erogato, come detto, dopo tre mesi dalla data di maturazione.

Vecchiaia: requisito di 67 anni fino al 2021
Il requisito anagrafico per andare in pensione di vecchiaia, infine, resterà a 67 anni - come previsto dal decreto del 5 novembre 2019 - sia nel 2020 sia nel 2021, con un minimo di 20 anni di contributi .
Eccezion fatta per la totalizzazione (si veda quanto scritto in precedenza) per la pensione di vecchiaia non ci sono finestre di decorrenza.

(articolo corretto il 26 novembre, alle ore 17,30)

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