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Pensioni, si fa strada l’ipotesi di uscite selettive a 62-63 anni. Sul piatto 4-5 miliardi

La maggioranza: anticipi per specifiche platee. Metà dote alle rivalutazioni 2022

di Marco Rogari

Pensioni, Salvini: "Faremo barricate se pensano di tornare alla Fornero"

2' di lettura

«Introdurre nella prossima legge di bilancio disposizioni, anche di carattere transitorio, volte a garantire a specifiche platee di lavoratori l’accesso anticipato con requisiti ridotti rispetto a quelli previsti a regime» dal decreto legge n. 201/2011, ovvero dalla riforma Fornero.

È di fatto una richiesta esplicita quella indirizzata al governo dalla maggioranza con il parere sulla Nota di aggiornamento al Def votato (Lega compresa) dalla commissione Lavoro della Camera. Che sembra avere l’obiettivo di aprire un varco nel menù di opzioni tecniche in corso di valutazione al ministero dell’Economia per mantenere un canale di uscita a 62 o 63 anni, in aggiunta all’Ape sociale rafforzata, seppure in versione selettiva: rendendolo utilizzabile solo per alcuni settori o categorie di lavoratori e con un assegno proporzionalmente ridotto rispetto a quello “pieno” sulla base degli anni di anticipo.

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Un’ipotesi che sarebbe stata inserita tra quelle giunte sul tavolo dei tecnici del governo.

E la sollecitazione arrivata dalle forze politiche che sostengono l’esecutivo, e anche dai sindacati, non è certo destinata ad essere l’ultima prima del varo della manovra.

Con tutta probabilità Palazzo Chigi e il Mef scopriranno le carte tra la fine della prossima settimana e l’inizio di quella successiva. Sul piatto ci sarebbe una dote di 4-5 miliardi per il capitolo previdenza.

LA SPESA PUBBLICA PER LE PENSIONI
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Una dote che dovrebbe essere ripartita più o meno equamente, a meno di non impossibili ripensamenti dell’ultima ora, tra la rivalutazione da garantire ai trattamenti nel 2022, tenendo conto della nuova andatura dell’inflazione e della conclusione a fine anno del sistema di indicizzazione su sei fasce, e le misure per rendere, almeno in parte, più morbido il ritorno in versione integrale alle regole introdotte dalla legge Fornero e dai provvedimenti precedenti. In ogni caso non ci sarà una riedizione di Quota 100.

La richiesta di una proroga secca di un anno arrivata dalla Lega non sembra entusiasmare più di tanto il Mef ed è considerata improponibile dal Pd.

Diverso il discorso per il Fondo nazionale per la flessibilità in uscita, proposto sempre dal Carroccio per garantire il pensionamento anticipato con 62-63 anni, che potrebbe trasformarsi in uno degli elementi di trattativa tra maggioranza e governo per la gestione del dopo Quota 100. Che nelle intenzioni del Pd e del ministero del Lavoro, dovrà essere prioritariamente concepita all’insegna della tutela dei lavoratori fragili o impegnati in attività gravose.

Una tutela la che potrebbe essere garantita anche con un canale d’uscita alternativo a quello dell’Ape sociale, destinata ad essere prorogata (anche questo strumento scade a fine anno) in una versione più estesa recependo parte delle indicazioni della Commissione tecnica istituita dal ministro Andrea Orlando sulle categorie di mansioni gravose da aggiungere nell’attuale elenco.

Questi lavoratori attualmente possono accedere all’Anticipo pensionistico (a carico dello Stato) con almeno 63 anni d’età e 36 di contributi (30 se disoccupati, invalidi o caregiver). Non semplice è anche la questione-rivalutazioni.

Anche perché il ritorno al modello con tre scaglioni per l’adeguamento degli assegni al costo della vita, essendo sostanzialmente più vantaggioso per i pensionati rispetto a quello attuale potrebbe comportare costi non trascurabili.

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