Il cantiere previdenza

Pensioni, spesa su dal 2025 ma la riforma arranca con l’incognita proroga Quota 102

Il Def approvato dal Governo ignora possibili correttivi alla legge Fornero, che potrebbero essere affrontati dopo Pasqua nel tavolo con le parti sociali. Per il ministro Franco resta necessario trovare una soluzione per i nodi della previdenza, a partire dalla flessibilità in uscita nell’ambito del metodo contributivo

di Marco Rogari

Def, Cisl: sì a patto sociale, ora bisogna riempirlo di contenuti

3' di lettura

Una spesa che ricomincerà a correre già dal 2025 per arrivare al 16,7% del Pil nel 2030 e addirittura al 17,4% nel 2036 nonostante lo stop a Quota 100 e il ricorso a Quota 102 per soli 12 mesi. E una possibile riforma, che resta necessaria ma che non sembra più essere una priorità per il governo essendo già da settimane preceduta nell'agenda di Palazzo Chigi dalla guerra in Ucraina e dalle ricadute del caro energia e dell'impennata dell'inflazione.

Le assenze nel Def

Si spiega anche così il «silenzio» nel Def sugli eventuali ritocchi per rendere più flessibile la legge Fornero, che erano fino a metà febbraio sul tavolo governo-sindacati prima della fase di “congelamento” ancora in corso. E a lasciarlo intendere chiaramente è stato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al termine dell'incontro a palazzo Chigi di giovedì 7 aprile con i leader di Cgil, Cisl e Uil. «Il dialogo sociale proseguirà su tutti i temi che avevamo già aperto: pensioni, precarietà, salari, misure sociali», ha detto Orlando aggiungendo: «naturalmente la gerarchia di questi temi dopo la guerra è cambiata».

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Ed è chiaro che con il trascorrere del tempo, se non saranno individuate in tempi non troppo lunghi soluzioni condivise, potrebbe rispuntare, per evitare il ritorno secco alla “Fornero”, anche l'ipotesi di una proroga nel 2023 proprio di Quota 102. Che però al momento nell'esecutivo non viene presa in considerazione. Anche perché nell'introduzione del Def il ministro dell'Economia Daniele Franco afferma: sul sistema pensionistico,«nel pieno rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, della sostenibilità del debito e dell’impianto contributivo del sistema, occorrerà trovare soluzioni che consentano forme di flessibilità in uscita».

Nel Def pochi riferimenti ai correttivi sulla previdenza

Il Documento di economia e finanza approvato dal Governo non fornisce indicazioni sulla possibile mini-riforma delle pensioni, al centro fino a metà febbraio del confronto tra governo e sindacati, poi di fatto sospeso per dare priorità al dossier “costi energetici” e a quelli collegati al conflitto russo-ucraino.

La necessità di un miglioramento della legge Fornero in chiave flessibile, ma rigidamente nel solco del metodo contributivo, è sostanzialmente confermata da palazzo Chigi e dal Mef, che però sono ora alle prese con varie crisi ed emergenze. E così, a meno di 8 mesi dallo stop di Quota 102 (uscite con almeno 64 anni d'età e 38 di contributi) introdotta proprio dal governo Draghi, resta tutto da decifrare il destino delle varie opzioni che erano emerse al tavolo con Cgil, Cisl e Uil: dal pensionamento con non meno di 64 anni ma con il ricalcolo contributivo del trattamento, all'anticipo, sempre a 64 anni, della sola quota contributiva dell'assegno, proposto dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico.

Precedenza al patto sociale e incognita proroga Quota 102

L'aggravarsi della crisi energetica e lo scoppio del conflitto in Ucraina, hanno indotto il governo ad aprire dopo Pasqua un tavolo “largo” con tutte le parti sociali nell'intendo di siglare un nuovo “patto” prima dell'autunno. Che potrebbe comprendere anche qualche accorgimento sulle pensioni.

Ma se prima di ottobre, quando dovrà essere varata la legge di bilancio, non saranno state individuate una soluzione condivisa sulla flessibilità in uscita, per evitare un ritorno “integrale” alla legge Fornero, potrebbe anche rispuntare l'ipotesi di una proroga a tutto il 2023 di Quota 102. Che al momento non trova però sostenitori nel governo così come tra i sindacati.

Franco: serve una soluzione per i nodi delle pensioni, comprese quelle integrative

Il governo in ogni caso guarda alla prossima manovra per tentare di migliorare l'attuale assetto previdenziale. Una conferma indiretta arriva da quanto afferma il ministro dell'Economia, Daniele Franco nell'introduzione del Def: sul sistema pensionistico, «nel pieno rispetto dell'equilibrio dei conti pubblici, della sostenibilità del debito e dell’impianto contributivo del sistema, occorrerà trovare soluzioni che consentano forme di flessibilità in uscita ed un rafforzamento della previdenza complementare». Secondo Franco occorrerà poi «approfondire le prospettive pensionistiche delle giovani generazioni».

Spesa per pensioni cresce a ritmo sostenuto

Il Def approvato dal Governo il 6 aprile in un +2% l'aumento delle uscite per prestazioni pensionistiche nel 2021. E nel tradizionale “focus” sulle tendenze di medio-lungo periodo, si fa notare già tra il 2023 e il 2025 la spesa tornerà a salire, anche a causa della maggiore indicizzazione degli assegni, con un'andatura che dioventerà ancora più sostenuta negli anni successivi raggiungendo il 16,7% del Pil nel 2030 con un picco del 17,4% nel 2036.

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