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Pensioni, novità in arrivo: da opzione donna al bonus Maroni

Nel governo e nella maggioranza c’è chi è tentato di allentare la stretta sulle uscite anticipate delle lavoratrici utilizzando il decreto Milleproroghe

di Marco Rogari

(ANSA)

3' di lettura

La manovra è giunta al traguardo dell'approvazione finale del Parlamento. Ma almeno per il capitolo pensioni si prospettano i tempi supplementari. E non solo perché il 19 gennaio 2023 scatterà il confronto tra governo e parti sociali sulla nuova riforma previdenziale che dal 2024 avrà il compito di superare gradualmente la legge Fornero. Nel governo c'è chi è ancora tentato di allentare la stretta su Opzione donna facendo leva sui ritocchi al decreto Milleproroghe. E sempre il governo avrà il compito, attraverso i ministeri del Lavoro e dell'Economia, di emanare l'indispensabile decreto ministeriale per definire le modalità di attribuzione ed erogazione del cosiddetto bonus Maroni da garantire a chi, essendo in possesso dei requisiti per Quota 103, deciderà di rinviare l'uscita.

La stretta su Opzione donna

Il testo finale della manovra su Opzione conferma l'impostazione data dal governo fin dal momento del varo: una proroga annuale ma con una stretta rispetto allo schema attualmente in vigore che consente alle lavoratrici il pensionamento anticipato, con il ricalcolo contributivo dell'assegno, se in possesso di 58 anni (59 se “autonome”), e 35 di contributi. L'uscita sarà ora possibile solo ad alcune categorie (caregiver, lavoratrici “licenziate” o con un'invalidità civile uguale o superiore al 74% ) con un requisito anagrafico di 60 anni, che scende a 59 anni in presenza di un figlio e a 58 con due o più figli. Con questo restyling la platea potenziale si restringe a 2.900 lavoratrici.

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Il tentativo fallito per la proroga secca

Durante tutto il passaggio alla Camera della manovra, l'opposizione ha insistito per allentare questa stretta e aprire la strada a una proroga secca dell'attuale schema, che non sarebbe dispiaciuta al ministero del Lavoro. Lo stesso sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha affermato: «speravo di fare di più, ma abbiamo tempo per apportare miglioramenti». Lo scoglio che non è stato superato durante la navigazione parlamentare della manovra è stato quello delle risorse: per rendere possibile una proroga con gli attuali requisiti sarebbero necessari 80 milioni per il 2023 e 240 milioni per il 2024.

L’ipotesi Milleproroghe

Una possibile strada alla quale si sta guardando nella maggioranza per allentare un po' la stretta a Opzione donna prevista dalla manovra è quella dei possibili ritocchi al decreto Milleproroghe, che è stato varato dal governo il 21 dicembre. Visto il costo di una proroga secca, una possibile soluzione praticabile potrebbe essere quella di prevedere il prolungamento della misura con lo schema attualmente in vigore ma alzando la soglia anagrafica da 58 anni (59 per le “autonome”) a 60 anni. Anche in questo caso però l'operazione non sarebbe a costo zero.

Il bonus Maroni

I lavoratori dipendenti che nel 2023 saranno in possesso dei requisiti per Quota 103 (almeno 62 anni d'età a 41 anni di contributi) potranno decidere di rinviare l'uscita beneficiando di un bonus che, sulla falsariga dell'incentivo Maroni, si tradurrà nel trasferimento direttamente in busta paga della quota contributiva a carico del lavoratore stesso (circa il 9,19%) che dovrebbe essere destinata all'ente previdenziale.

Il decreto ministeriale per rendere fruibile il bonus

La stessa legge di bilancio prevede che a definire le modalità attuative (e di erogazione) del bonus sia un decreto ministeriale che dovrà essere emanato entro la fine di gennaio 2023 dal ministero del Lavoro di concerto con il ministero dell'Economia. In assenza di questo decreto il bonus non potrà essere utilizzato. La platea potenziale stimata è di 6.500 lavoratori.


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