AUDIZIONE ALLE COMMISSIONI RIUNITE 

Pensioni, Tria: nuove misure da sperimentare

di Andrea Carli


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5' di lettura

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato ha illustrato le misure previste dalla Nota di aggiornamento del Def, a cominciare dal superamento della Fornero attraverso la cosiddetta “quota 100”, somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni) per lasciare il lavoro.

Con la manovra, ha spiegato, arriverà una «temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche per consentire» al mercato del lavoro di «stare al passo con i processi tecnologici e di accelerare il rinnovamento» assumendo «nuove persone con nuovi profili».

PER APPROFONDIRE: Pensioni, tasse, reddito di cittadinanza: il testo del Def

Quella di Tria è stata “un’audizione fiume”. Iniziata alle 10, si è conclusa in tarda mattinata, rubando spazio alle successive per la lunga serie di domande a cui il ministro è stato sottoposto. Tria ha messo in evidenza che l’attuale sistema pensionistico «garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo ma nel breve frena il fisiologico turnover» con «i giovani che restano fuori e gli anziani che non possono uscire». Poi, rispondendo alle domande dei parlamentari componenti delle Commissioni, il ministro ha chiarito: «Noi abbiamo messo in bilancio fondi per un intervento permanente, ma un Governo consapevole quando introduce nuove misure, in parte sperimentali, vedrà l’effetto e in base a quello vedrà come continuare, in quale forma e misura».

Il vice direttore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini, intervenuto in audizione dopo il ministro, ha messo in evidenza che l’età per andare in pensione non peggiora le prospettive dei giovani. «Le analisi disponibili sugli effetti delle riforme pensionistiche del passato, che hanno posticipato l'età minima di pensionamento - ha ricordato non consentono di sostenere che nel medio-lungo termine un aumento del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani peggiori le prospettive occupazionali dei giovani, soprattutto nel settore privato».

Più in generale, il responsabile del Tesoro ha illustrato le misure previste dalla Nota di aggiornamento del Def partendo da una considerazione: una politica di stimoli graduali non è stata sufficiente a rilanciare l’economia. Il rapporto debito/Pil è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni sopra il 130%, ha ricordato Tria. La riduzione di 0,6 punti tra 2014 e 2017 è ascrivibile unicamente alla revisione Istat dei conti nazionali. «Rispetto al Def di aprile scorso - ha affermato -, dove la crescita del Pil reale era indicata a 1,5% nel 2018, 1,4% nel 2019 e 1,3% nel 2020, il profilo tendenziale è oggi ampiamente mutato, con una drastica revisione che risente dell’indebolimento del commercio mondiale, probabilmente la guerra dei dazi ha influito con complessi effetti tramite le catene del valore». Insomma, l’Italia si trova in una situazione di «ritardo nella crescita dell'economia e dell'occupazione, un ritardo non più accettabile a dieci anni dalla crisi». Il Pil - ha rincarato Tria - è ancora 4 punti inferiore rispetto al 2008, i divari territoriali «si sono ampliati» e «le persone in povertà» e in stato di deprivazione materiale e a scarsa intensità di lavoro sono 17,4 milioni secondo i dati 2017, con una distanza di 4,5 milioni rispetto agli obiettivi di Europa 2020. Signorini ha lanciato un messaggio al governo giallo verde: «ridurre il divario di crescita rispetto all’Europa - ha detto - è un obiettivo fondamentale, è necessario anche per mettere sotto controllo il rapporto tra debito e prodotto. Una crescita più sostenuta e una maggiore coesione sociale non sono in contrasto con la disciplina di bilancio».

Stime Pil prudenziali, ampiamente oltrepassabili
Allo stesso tempo, il ministro ha messo in evidenza che le stime di crescita economica contenute nelle Nota al Def sono state elaborate con un approccio «prudenziale», in base a livelli di rendimenti dei titoli di Stato calcolati anche guardando a giornate «di forte tensione» sullo spread e quindi basate su ipotesi «caute se non pessimistiche». Le stime «possono essere ampiamente oltrepassate», ha aggiunto, dicendosi certo che una volta presentata la manovra «si dissolverà l’incertezza». Signorini nel suo intervento ha fatto però presente che «le informazioni più recenti suggeriscono che, a parità di ipotesi sulle politiche economiche, la crescita dovrebbe essere leggermente inferiore sia quest’anno che il prossimo» rispetto all’1,3% nel 2018 e all’1% nel 2019 stimati nel bollettino economico di luglio.

Sia il ministro sia il responsabile di Bankitalia nei rispettivi interventi in audizione hanno affrontato il nodo spread. «Lo spread - ha detto Tria - non è giustificato rispetto ai fondamentali della nostra economia. Siamo impegnati a fare convergere lo spread verso i fondamentali creando fiducia. Se c’è lo spread a 500? Il governo fa quello che deve fare di fronte a una crisi inaspettata, perché non ce la aspettiamo». Da parte sua, Signorini ha messo in evidenza le conseguenze che un aumento del differenziale ha su famigli e istituti di credito. Il debito pubblico italiano, ha detto il vicedirettore dell’istituto di Via Nazionale, «è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l’incertezza. Le oscillazioni del suo valore - ha aggiunto Signorini - esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono. In ultima analisi al debito pubblico fa riferimento una parte importante del nostro risparmio». Proprio su questo secondo aspetto, e in particolare sugli effetti che una crescita dello spread potrebbe avere sulla concessione di prestitit a imprese e famiglie da parte delle banche, il rappresentante di Bankitalia ha avvertito che «una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio incide sui requisiti patrimoniali delle banche; oltre certi limiti può ridurne la capacità di offrire credito all’economia».

Tria: puntiamo a crescita e calo significativo debito
Tra gli obiettivi del Governo che Tria ha indicato, quello di «ridurre sensibilmente, entro i primi due anni di legislatura, il divario di crescita con l’Eurozona e conseguire una prima diminuzione significativa del rapporto debito pil nell'arco del prossimo triennio». Tria ha difeso le misure previste nella Nota di aggiornamento del Def: «Coraggioso non vuol dire impavido o irresponsabile - ha sottolineato - . La stabilità finanziaria non può essere raggiunta senza stabilità sociale».

Reddito di cittadinanza necessario a evitare sentimenti anti Ue
Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, Tria ha detto che è «condizione necessaria intervenire con decisione per evitare sentimenti contrari al libero commercio e l’insorgere di sentimenti contrari all’Europa. Non si sta sui mercati globali senza reti per i perdenti e senza capacità di governare» la transizione. Secondo il ministro, la ratio del reddito di cittadinanza è «investimento di cittadinanza, investimento sulle parti più vulnerabili della società per far sì che tornino parte attiva».

Anche nel 2020 e 2021 riduzione aumenti Iva, per 5,5 e 4,4 mld
Per il 2020 e il 2021, ha continuato Tria, gli obiettivi di deficit/Pil sono del 2,1% e dell’1,8 per cento. «Troverà spazio anche qui - ha detto - la riduzione degli aumenti dell'Iva per 5,5 miliardi e 4,4 miliardi», rispettivamente nei due anni.

Chiederemo a Ue flessibilità sulle infrastrutture
Nei piani del governo M5s-Lega, gli investimenti, pubblici e privati, nelle infrastrutture devono trainare la crescita del Pil. «È intenzione del governo - ha anticipato Tria - chiedere il riconoscimento della flessibilità alla Commissione europea per un piano di investimenti straordinario di messa in sicurezza e manutenzione della rete infrastrutturale italiana che, con il crollo del Ponte Morandi a Genova, ha tragicamente dimostrato deve essere affrontata con urgenza».

D’accordo con Fico su necessità di abbassare toni
«Come è noto la Commissione europea ha espresso preoccupazione» sul quadro programmatico delineato dalla Nota di aggiornamento del Def, ha concluso Tria. «Si apre adesso un confronto costruttivo con l’Europa che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata nella Manovra. E in questo confronto desidero esprimere il mio accordo con il presidente della Camera sulla necessità di abbassare i toni».

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