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Pentole e robot da cucina, arriva il bonus cuochi fino a 6mila euro

Dopo oltre un anno e mezzo di attese il Mise ha definito le regole per lo sconto fiscale fino a 6.000 euro riconosciuto ai cuochi professionisti sia dipendenti che autonomi

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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3' di lettura

Il bonus cuochi è servito.Per lo sconto fiscale riconosciuto a cuochi professionisti di alberghi e ristoranti destinato a sostenere l’acquisto di pentole, robot e attrezzature varie per l’esercizio dell’attività è tutto pronto. Il ministero dello Sviluppo economico, con quello del Lavoro e dell’Economia hanno fissato, infatti, le regole di accesso e il limiti del credito d’imposta introdotto più di un anno e mezzo fa dalla legge di bilancio di fine 2020 per le spese sostenute dai professionisti dei fornelli tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022.

A chi spetta il bonus

Il credito d’imposta è riconosciuto ai cuochi professionisti che esercitano la loro attività presso alberghi e ristoranti, sia come lavoratori dipendenti, sia come lavoratori autonomi in possesso di partita Iva che hanno sostenuto spese per beni e attrezzature professionali o corsi di formazione tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022. Secondo i requisiti indicati dal decreto del mise per poter accedere allo sconto fiscale occorre comunque essere residenti o stabiliti in Italia ed essere alle dipendenze, con un regolare contratto di lavoro subordinato, di strutture alberghiere o di ristoranti o essere in possesso di una partita Iva dal 1° gennaio 2021 per le attività di cuoco professionista svolte comunque sempre in alberghi e ristoranti.

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Quanto vale lo sconto fiscale

Il bonus cuochi è di fatto un credito d’imposta pari al 40% delle spese sostenute per l’acquisto di macchinari di classe energetica elevata destinati alla conservazione, trasformazione e cottura dei prodotti, così come per l’acquisto di strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione, nonché per la partecipazione a corsi di aggiornamento professionale. Il bonus, applicato comunque nel limite comunitario del de minimis, non potrà comunque essere mai superiore ai 6.000 euro.

Spese agevolabili solo tracciate

Le spese su cui si può ottenere l’agevolazione dovranno essere sempre giustificate e tracciate. Il decreto del Mise, infatti, prevede espressamente che ai fini dell’ammissibilità all’agevolazione i costi sostenuti nel 2021 e nel 2022 dovranno essere stati sostenuti attraverso l’utilizzo di conti correnti intestati al cuoco che ne fa richiesta e comunque con modalità che consentano al Fisco di verificare la piena tracciabilità del pagamento e l’immediata riconducibilità del soggetto beneficiario alla fattura o alla ricevuta della spesa sostenuta. Nel calcolo del credito d’imposta rientra anche l’Iva se questa rappresenta per il cuoco un costo effettivo non recuperabile. Al contrario sono escluse dall’agevolazione le spese relative a imposte e tasse.

Come chiedere e utilizzare il bonus

Per ottenere il bonus, comunque solo al termine del periodo di ammissibilità delle spese sostenute (1 gennaio 2021-31 dicembre 2022) i professionisti e i dipendenti cuochi dovranno presentare esclusivamente in via telematica un’apposita domanda secondo la procedura informatica definita dal Mise. Sarà possibile presentare una sola domanda in cui dovranno essere indicati tutti i requisiti che consento l’accesso al bonus, l’elenco delle spese sostenute con relativa documentazione giustificativa e relativi pagamenti tracciati e soprattutto la prova di essere cuochi dipendenti o titolari di partita Iva che svolgono la loro attività in alberghi o ristoranti. Il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione utilizzando il modello di pagamento unificato F24 in via telematica. A gestire la procedura di verifica ed erogazione dei bonus fiscali sarà il ministero dello Sviluppo con il supporto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa.

Il tetto massimo

Il credito d’imposta, come detto, potrà avere un valore massimo fino a 6.000 euro. Ma non è detto. Il ministero dello Sviluppo economico, infatti, sulla base delle richieste pervenute e alla luce dello stanziamento di un milione l’anno per tre anni, se dovesse verificare che la richiesta supera le risorse disponibili potrà procedere alla riduzione proporzionale dell’agevolazione calcolato per ogni soggetto ammesso.

I controlli

Azione a tenaglia sui controlli. Lo Sviluppo economico si concentrerà sulla veridicità delle dichiarazioni presentate e sul rispetto puntuale dei requisiti di accessi. All’agenzia delle Entrate, invece, il compito di entrare nel merito dell’accesso al bonus fiscale verificando, ad esempio, la corrispondenza tra le spese agevolate e le ricevute o fatture presentate e relativa titolarità del soggetto che chiede o ha incassato il bonsus. In caso di indebita percezione del credito d’imposta le Entrate comunicano al Mise la violazione e quest’ultimo procederà al recupero del credito d’imposta.

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