Ricerca e innovazione

Per 18 settori gli incentivi 4.0 solo con le risorse nazionali

Potrebbe aprirsi un problemacoperture se l’assorbimento sarà più elevato delle stime

di Carmine Fotina

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2' di lettura

C’è un bel pezzo di industria italiana tagliata fuori dai fondi europei per la riconversione digitale di macchinari e attrezzature. Sono 18, per la precisione, i settori industriali, identificati con altrettanti codici Ateco, esclusi dall’investimento “Transizione 4.0” del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il principio Dnsh

Per la precisione, sono esclusi dai finanziamenti europei in virtù del principio Dnsh (do no significant harm principle) che prevede di non supportare interventi che possono arrecare danni agli obiettivi europei su clima e ambiente. Ma i 18 settori rientrano nel piano Transizione 4.0 dalla porta di servizio, cioè con le risorse del Fondo complementare nazionale. Si tratta di fabbricazione di auto e rimorchi, fabbricazione di altri mezzi di trasporto, fabbricazione di articoli in gomma e plastica, smaltimento rifiuti, costruzione di edifici, ingegneria civile, lavori di costruzione specializzati, estrazione di minerali, fabbricazione di carta, coltivazioni agricole, raffinazione di petrolio, fabbricazione di prodotti chimici, trasporto aereo, trasporto terrestre, trasporto marittimo, fornitura di energia elettrica, metallurgia, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi.

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Fondo complementare nazionale

Per questi settori il governo ha caricato sul Fondo complementare nazionale una dotazione di circa 5 miliardi, dei quali per la precisione 4,5 miliardi relativi ai crediti di imposta sui beni strumentali e circa 500 milioni per il credito d’imposta sulla ricerca, sviluppo e innovazione. Un’operazione finanziaria basata su calcoli relativi all’assorbimento, negli anni scorsi, di queste misure da parte dei 18 settori a rischio ambientale. La quota di non conformità con il Dnsh era stata calcolata nel 34% per i beni strumentali e nel 20,8% per la ricerca, sviluppo e innovazione.

Il nodo risorse

Bisognerà però ora vedere se questa quota di assorbimento resterà inalterata nei prossimi anni perché, se dovesse rivelarsi superiore alle stime, per i 18 settori potrebbe aprirsi un problema di copertura finanziaria. Meriterebbe poi una riflessione a parte, alla radice della stessa clausola Dnsh, la decisione di escludere a priori attività di R&S che per loro natura non sono inquinanti o che possono concorrere al raggiungimento di processi e prodotti funzionali al risparmio di energia e alla transizione ecologica.

Transizione 4.0

Il programma Transizione 4.0 nei suoi aspetti operativi continuerà a essere coordinato dal ministero dello Sviluppo economico e in particolare dalla direzione per la politica industriale retta negli ultimi due anni e mezzo da Mario Fiorentino, che lascerà l’incarico in seguito alla nomina a consigliere della Corte dei conti deliberata dal Consiglio dei ministri del 12 gennaio.

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