doppia poltrona

Per 94 magistrati di Cassazione un posto anche in Commissione

di Marco Mobili

(Ansa)

3' di lettura

Due poltrone per uno. Sono quelle che occupano 94 magistrati della Corte di cassazione che, allo stesso tempo, ricoprono anche l’incarico - a seconda dei casi - di giudice, vicepresidente o presidente delle Commissioni tributarie provinciali o regionali sparse per l’Italia. Nulla di illegittimo, va detto subito. L’ordinamento giudiziario di oggi permette di essere, nello stesso tempo, giudice del merito tributario e giudice di legittimità al Palazzaccio. Lo stesso, del resto, avviene anche per gli altri magistrati. Dall’incrocio dei dati della Cassazione con quelli delle Commissioni tributarie, Il Sole 24 Ore ha censito almeno 94 “ermellini” con il doppio ruolo, indicati nella tabella qui a lato.

Molte le destinazioni nelle Commissioni: tra le sedi più gettonate, però, spiccano le due provinciali di Napoli e Roma, rispettivamente con 13 e 20 giudici della Suprema corte. A questi si devono aggiungere altre otto poltrone occupate nella Commissione tributaria regionale campana e sei in quella Lazio. Tra le toghe interessate, si contano quattro incarichi da presidente di Commissione e uno da vicepresidente. Sono invece 25 i presidenti e vicepresidenti di sezione, mentre i restanti 64 magistrati ricoprono l’incarico di giudice.

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I magistrati di Cassazione con incarico in Commissione tributaria a fine 2017 * Nota: I dati sono aggiornati al 31 dicembre 2017, non comprendono eventuali “uscite” avvenute dal 1° gennaio 2018
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Come detto, l’ordinamento giudiziario non prevede alcuna incompatibilità tra i due incarichi, ma solo una regola deontologica posta a garanzia della terzietà del giudice nei confronti del contribuente: ossia quella che il magistrato di Cassazione che ricopre un incarico in Commissione tributaria non sia organo giudicante nella Sezione tributaria della stessa Suprema corte.

Si potrà dire: allora non c’è alcun problema? La legge lo consente. Ma se si osserva la situazione dal punto di vista dei costi sostenuti dal sistema e del funzionamento della macchina del contenzioso, qualche domanda si pone.

L’arretrato in Cassazione per oltre il 50% coinvolge direttamente le liti fiscali. Nel 2017 l’ex presidente della Suprema corte, Giovanni Canzio (ora in pensione, peraltro allora anche presidente della Commissione tributaria provinciale di Firenze), in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario del contenzioso tributario, denunciò lo stallo della Sezione tributaria della Cassazione arrivando a chiedere i rinforzi per smaltire l’arretrato. Allarme accolto con l’ultima legge di Bilancio, secondo cui la Suprema corte già da ora potrà arruolare fino a 50 magistrati «ausiliari» per creare una task force dedicata a chiudere quante più cause fiscali possibili.

Cinquanta toghe “onorarie” in più da inserire, ovviamente pagate dalla collettività, sia pure a costi contenuti. Nel dettaglio, ognuno di loro avrà un compenso di 1.000 euro al mese, vale a dire una spesa complessiva di un milione e 650mila euro in quattro anni. Eppure ci sono quasi cento magistrati in Cassazione che impiegano una parte del loro tempo per svolgere funzioni di giudice di merito fiscale sul territorio. Ma - data la sicura competenza in materia, dimostrata proprio dal doppio incarico - non sarebbe meglio che quegli stessi giudici operassero a tempo pieno soltanto in Cassazione, “travasati” nella sofferente Sezione tributaria? E, più in generale, che la doppia poltrona andasse in soffitta?

E questo anche se l’attività svolta nelle Commissioni tributarie dai magistrati di Cassazione assicura loro emolumenti aggiuntivi pagati “a cottimo”. Più si produce più si guadagna. Questo uso delle risorse è del resto un lusso che un Paese in spending review da almeno sette manovre di Bilancio non si può più permettere.

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