Opinioni

Per affrontare le nuove sfide l’Europa deve camminare sulle proprie gambe

di Josep Borrell

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(AdobeStock)


4' di lettura

L’elezione di Joe Biden a prossimo Presidente degli Stati Uniti ha suscitato in Europa la speranza che le relazioni transatlantiche rientrino sul binario giusto. Ma non si potrà tornare semplicemente al passato. Dovendo fronteggiare così tante sfide interne e internazionali, gli Stati Uniti apprezzeranno le relationi transatlantiche solo nella misura in cui esse rappresenteranno un reale valore aggiunto. Un’Europa più forte, che si carichi sulle spalle una quota maggiore di responsabilità globali, può garantire che sia così.
Si è parlato molto di “autonomia strategica europea”, ma cosa significa in pratica? Autonomia non implica indipendenza totale o isolamento dal resto del mondo. Piuttosto, riguarda la capacità di pensare a sé stessi e agire sulla base dei propri valori e interessi. L’Unione Europea ha bisogno di conseguire questo tipo di autonomia e allo stesso tempo di rafforzare le alleanze e mantenere fede agli impegni su multilateralismo e apertura.
L’UE si trova ad affrontare sfide strategiche nell’attuale contesto di antagonismo internazionale, dove aumentano rivalità geopolitiche e competizioni tra grandi potenze. È per questo, come ha detto una volta senza mezzi termini la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ‘Noi europei dobbiamo davvero prendere il destino nelle nostre mani ». Dobbiamo camminare sulle nostre gambe.
Per molto tempo, il dibattito sull’autonomia strategica è stato incentrato soprattutto su sicurezza e difesa. Alcuni vi hanno letto un tentativo di creare alternative alla cooperazione nell’Alleanza Atlantica; alcuni lo hanno interpretato come la prova che l’impegno dell’America nei confronti dell’Europa era stato messo in dubbio e che un allontamento ulteriore poteva essere alle viste.
Ma non vi è dubbio alcuno che la Nato è stata indispensabile per la sicurezza europea. Qualsiasi consolidamento delle capacità europee nel campo della sicurezza deve essere perseguito nell’ambito dell'Alleanza. Come diversi leader americani che si sono succeduti hanno sottolineato, l’Europa deve aumentare il proprio contributo alla difesa, per contrastare la percezione che l’America da sola paghi per la sicurezza transatlantica. Per quanto possa cambiare i toni e avere un approccio meno conflittuale, sul tema delle spese militari l’amministrazione Biden avrà sull’Europa le stesse aspettative di quelle che l’hanno preceduta. Gli interessi geopolitici chiave dell’America non cambieranno.
Fortunatamente, l’UE sta lavorando già su diversi binari per rafforzare il partenariato atlantico. Attraverso la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), i membri europei della Nato stanno contribuendo a ridurre il divario tra le capacità all’interno dell’Alleanza e lavorando per mantenere fede entro il 2024 all’impegno di spendere per la difesa il 2 per cento del Prodotto interno lordo. Di pari importanza è la creazione di un nuovo Fondo europeo per la Difesa (EDF), un passo avanti fondamentale nel rafforzamento dei mezzi dell’industria militare europea.
Ma le minacce alla sicurezza Europea vanno oltre il perimetro tradizionale dell’Alleanza. Dal Sahel alla Libia fino al Mediterrano Orientale, non mancano certo crisi che richiedano una risposta europea forte. Il compito dell’UE è definire una posizione comune sulla cui base agire per mantenere la stabilità regionale.
Per riuscirci, l’Europa deve sviluppare una propria architettura per il monitoraggio e l’analisi delle minacce, così da poter rapidamente passare all’azione in caso di pericolo. È per questo motivo che stiamo sviluppando uno Strategic Compass, una “bussola strategica” che guidi la nostra azione. È cruciale che la discussione sull’autonomia strategica vada ben oltre i temi della difesa e della sicurezza. Come la crisi del COVID-19 ha dimostrato, questioni quali la salute pubblica e l’interdipendenza economica non sono meno importanti.
L’autonomia strategica è la cornice concettuale di cui l’Europa ha bisogno per comprendere questi temi e metterli in relazione fra loro. Se valutati in quanto tali, mascherine per il viso e farmaci non sono prodotti strategici. Ma il calcolo strategico cambia quando la produzione di questi bene è concentrata in pochi paesi. Lo stesso vale per le riserve di materiali rari, per i social media e le altre piattaforme digitali, e tecnologie quali il 5G.
Per aiutare gli Stati membri a orientarsi su queste e altre questioni, la Commissione Europea ha promosso una serie di nuovi strumenti, quali il meccanismo per il controllo degli investimenti esteri nell’Ue, entrato in vigore il mese scorso. Ma ottenere autonomia strategica richiederà anche di fare pesantemente leva sulla forza del mercato unico Europeo. Con la sua ampiezza e la sua portata, il mercato unico offre molti strumenti per tutelare gli interessi europei nelle infrastrutture critiche, gli investimenti stranieri, i sussidi di stato (di cui alcuni investitori esteri beneficiano), e le esportazioni di materiale dal doppio uso (militare e commerciale).
Per esempio, abbiamo preso sempre maggiore coscienza delle fragilità prodotte da una relazione economica squilibrata con la Cina, così abbiamo fatto della reciprocità un obbiettivo centrale nei nostri negoziati per un accordo sugli investimenti. L’Europa non ha alcun problema con lo sviluppo economico della Cina e i benefici che ha apportato ai suoi cittadini. Ma non possiamo permettere che l’espansione della Cina avvenga a danno dei nostri interessi e dei nostri valori. Per questo abbiamo stabilito un approccio binario: trattare la Cina allo stesso tempo come un partner importante, ma anche un concorrente e un rivale sistemico.
In generale, l’obiettivo primario dell’UE deve essere rafforzare il suo ruolo e la sua influenza nel mondo, e fare dell’UE un partner privilegiato. Per essere all’altezza di questa ambizione, il concetto di “autonomia strategica” è essenziale. La “compiacenza strategica” non è un’opzione.

Josep Borrell è l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il vicepresidente della Commissione europea.

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Copyright: Project Syndicate, 2020.


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