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Per le banche il 2023 non sarà un anno facile

La Bce sembra oggi dominata dall'ansia di abbattere l'inflazione e recuperare credibilità agli occhi di chi la accusa di aver sottostimato i primi sintomi

di Marco Onado

Lagarde: alziamo ancora i tassi perché l'inflazione è troppo alta

3' di lettura

Non sarà un 2023 facile per le banche europee e italiane in particolare, in uno scenario dominato da due grandi forze: l'aumento dei tassi di interesse e il rallentamento dell'economia dell'intera Eurozona e dell'Italia. Il primo aspetto per le banche è tutto sommato una buona notizia, perché ridà fiato al margine di interesse, ridotto ai minimi termini dalle politiche eccezionali delle banche centrali dalla crisi globale e soprattutto europea.

Il secondo invece deve essere valutato con attenzione: l'Italia aveva recuperato i livelli di Pil pre-pandemia e nel 2022 ha messo a segno una crescita superiore agli altri grandi Paesi europei (3,9% contro 3,4% dell'eurozona). L'aumento dei costi, compreso quelli finanziari, sta però provocando un vistoso rallentamento della produzione e dei consumi: Prometeia prevede un aumento del Pil solo dello 0,4% nel 2023, con una contrazione (-0,3%) nel primo trimestre.

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Era scontato che la fine di un periodo di politica monetaria eccezionale, soprattutto nei dieci anni seguiti all'intervento risolutivo della Bce di Mario Draghi sarebbe stata tutt'altro che facile, e avrebbe richiesto grande prudenza da parte di tutti, a cominciare dalla Bce. Che invece sembra oggi dominata dall'ansia di abbattere l'inflazione e recuperare credibilità agli occhi di chi la accusa di aver sottostimato i primi sintomi.

Debito pubblico italiano banco di prova della Bce

Inevitabilmente, i tassi del debito pubblico sono aumentati in tutti i Paesi periferici e l'Italia si trova di nuovo nel mirino di possibili attacchi. Il Financial Times ha pubblicato un sondaggio fra analisti che indica l'Italia come primo candidato ad una crisi finanziaria. Il debito pubblico (arrivato al 145 per cento del Pil) è ovviamente il fattore di rischio principale: proprio per la sua dimensione in valore assoluto gli investitori internazionali non possono fare a meno di metterlo al centro delle proprie scelte, sia nelle fasi favorevoli che in quelle sfavorevoli e dunque ad ogni aumento dei tassi, noi ci troviamo nell'occhio del ciclone.

Il che significa che il debito italiano diventa la cartina di tornasole della capacità della Bce di Christine Lagarde di gestire con flessibilità e con realismo questa fase delicatissima della politica monetaria. Il portafoglio di titoli della Bce ha 4 trilioni di euro, il 40 per cento dei titoli in essere; di questi 733 sono titoli italiani. Il rientro sarà graduale, è stato annunciato. Prometeia prevede una riduzione nei due anni a venire di 360 miliardi, di cui 60 italiani.

Dubbi sulla risposta degli investitori internazionali

Che ci sia attenzione ai Paesi più esposti non c'è dubbio, ma la vera domanda è: sarà sufficiente? L'effetto netto delle cifre ricordate è infatti che tutto il nuovo debito italiano del prossimo biennio (circa 500 miliardi di euro) dovrà essere assorbito dal settore privato, domestico o internazionale. È una cifra realistica, considerato che finalmente le obbligazioni tornano ad essere appetibili dopo quasi un decennio di tassi prossimi allo zero, ma nello stesso tempo troppo elevata in valore assoluto per non creare qualche dubbio negli investitori internazionali. Si badi che il sondaggio FT non chiedeva un giudizio sui Paesi, ma di indicare quale sarebbe stata la prima vittima di una crisi finanziaria europea.

Questo significa che come ha detto il presidente dell'Abi Patuelli su queste colonne, le decisioni della Bce di gennaio dovranno tener conto della flessione dei prezzi del gas nonché della decelerazione, superiore alle attese, in Paesi come Spagna e Germania, che non potranno che essere rinforzati nei prossimi mesi dalla decelerazione della domanda. L'ossessione della Bce è che non si devono ancorare le attese inflazionistiche, ma non c'è alcuna evidenza della spirale prezzi-salari che ne è il primo sintomo.

Imprese e famiglie, i rischi di un indebitamento eccessivo

Non solo. Il comitato esecutivo di Francoforte non potrà ignorare quanto ha affermato da poco nella Financial Stability Review dello scorso novembre in cui ha ricordato che gli aumenti dei tassi possono mettere in difficoltà molte imprese e famiglie che hanno raggiunto livelli di indebitamento elevati, tanto da pregiudicare la stabilità finanziaria complessiva. Non è un problema solo di debito pubblico, quindi.

Il sentiero della Bce è sicuramente molto stretto: ma la sua abilità nel superare questa fase delicata non si misurerà tanto dalla rigidità nel perseguire l'obiettivo di abbattere l'inflazione, ma dalla flessibilità necessaria per garantire la stabilità finanziaria complessiva. Christine Lagarde dovrebbe ricordare il suo antenato Talleyrand: surtout, pas trop de zèle.

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