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Per le banche il «bonus» dell’aumento dei tassi europei

di Morya Longo

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2' di lettura

È per questo che ieri tutte le banche europee si sono impennate in Borsa: perché tassi di mercato in aumento, a causa dell’inflazione e delle aspettative sulla Bce, si tradurrebbero in maggiori ricavi derivanti dal margine di interesse. Sono dunque loro le vere vincenti in uno scenario di tassi in crescita. Ma ogni medaglia ha due facce: se i tassi salgono, le banche europee potrebbero registrare perdite sui portafoglio titoli. Prima di cantare Alleluja in Borsa, bisogna dunque porsi qualche domanda: il rialzo del costo del denaro sarebbe davvero benefico per tutte le banche? Potrebbero esserci effetti collaterali? Il saldo netto è positivo. Ma qualche rischio potrebbe esserci. Ecco perché.

Il toccasana del margine

Partiamo dall’effetto sicuramente benefico. Le banche, si sa, hanno come maggiore fonte di ricavi il cosiddetto margine di interesse: cioè la differenza tra il tasso che pagano per raccogliere fondi e il tasso che incassano erogando prestiti. La discesa del costo del denaro negli ultimi anni, per effetto della politica Bce, ha eroso questa fonte di ricavi. Secondo i dati di S&P Capital IQ, le prime 20 banche europee nel 2007 (quando i tassi erano alti) realizzarono ricavi per 709 miliardi di euro erogando credito, mentre nel 2015 (quando i tassi erano già bassi) la stessa identica attività ha fruttato solo 433 miliardi.

Oggi il rialzo dei tassi di mercato ha dunque l’effetto opposto: aumenta il margine di interesse. Secondo una simulazione effettuata da Paola Sabbione, analista di Deutsche Bank, se salgono di 100 punti base i tassi su tutta la curva (cioè sulle scadenze brevi e in parallelo su quelle lunghe) alcune banche europee avrebbero benefici enormi. La spagnola Bankia aumenterebbe il margine di interesse netto del 17% circa e l’utile per azione del 30% circa. In Italia la banca più beneficiata sarebbe Intesa Sanpaolo: lo stesso istituto ha comunicato che il suo margine di interesse, in questo scenario, aumenterebbe di 1,1 miliardi. In generale - secondo Deutsche Bank - le banche spagnole avrebbero i maggiori benefici. Quelle italiane manterrebbero margini sotto pressione, ma comunque in miglioramento.

Effetti collaterali

L’impatto complessivo sulle banche deve però tenere conto anche del loro portafoglio di titoli. Quelle italiane, per fare un esempio, hanno in pancia 392 miliardi di titoli di Stato italiani: se i rendimenti aumentano (come già hanno fatto) questi titoli perdono valore. Bisogna preoccuparsi? In realtà poco. Non hanno infatti alcun impatto i titoli che nei bilanci bancari sono inseriti alla voce «held to maturity» (quelli che saranno tenuti fino alla scadenza). Hanno invece impatto solo i titoli cosiddetti «available for sale» (quelli vendibili prima della scadenza) e quelli nel «trading book». Ma le banche - sostengono gli analisti - usano derivati per assicurasi contro il rischio tassi. Dunque su questo fronte l’impatto negativo - almeno in Italia - potrebbe essere limitato. Difficile capire che effetto potrebbe avere, invece, un aumento dei tassi di mercato sugli enormi portafogli di derivati e di titoli «livello 3» nei bilanci delle banche tedesche o francesi. Ma, prima che qualcuno faccia dei calcoli su questo fronte opaco, la Borsa premia tutti.
Domani è un altro giorno.

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