La relazione di Bankitalia / 3

Per le banche italiane aperta la stagione del rigore e delle scelte

Nella partita per uscire dalla pandemia il nostro paese si gioca una fetta di credibilità internazionale

di Marco Onado

(Adobe Stock)

3' di lettura

Il governatore Visco ci ha offerto un’analisi di rara ampiezza analitica e di forte tensione morale, certo fra le più importanti nella storia delle Considerazioni finali perché ha indicato la “formidabile sfida” per istituzioni, imprese e banche e la “nuova epoca» che si può aprire per il Paese per uscire da una «anemia della crescita economica che dura da due decenni». I costi del Covid sono altissimi, ma le opportunità che si aprono, grazie alla risposta eccezionale soprattutto a livello europeo consente al sistema produttivo di affrontare i problemi rimasti irrisolti per troppo tempo.

Le imprese presentano, nonostante la gravissima crisi indotta dalla pandemia, punti di forza indubitabili: la loro tenuta sui mercati internazionali ha contribuito a riportare la posizione netta dell’Italia in surplus, a differenza di Francia e Spagna che hanno passivi consistenti. La posizione finanziaria del settore (cioè la differenza fra attività e passività finanziarie) conferma il surplus che dura dal 2014 e ha raggiunto l’anno scorso il record di 38 miliardi di euro, complice ovviamente anche la caduta degli investimenti. Ma è il segnale che le debolezze, che pure ci sono, non devono essere generalizzate. Le imprese giudicate in difficoltà non sono la maggioranza, ma rappresentano circa un sesto dell’occupazione. Una gran parte di esse può tornare all’equilibrio purché superi finalmente alcuni ritardi strutturali che rendono il nostro sistema produttivo ancora troppo frammentato: le microimprese (con meno di 10 addetti) impiegano il 50% dei lavoratori, il doppio di Francia e Germania. Qui il governatore non fa sconti a nessuno: né alle imprese, per cui chiede che i sostegni siano superati con prudente gradualità, ma anche le richiama alla necessità di superare l’antico, eccessivo attaccamento per una struttura proprietaria troppo legata al nucleo familiare e poco aperta all’immissione di manager esterni, dunque fortemente in pericolo proprio sul fronte del capitale umano che oggi è il fattore di successo decisivo. L’apertura al mercato dei capitali appare la prima, ormai irrinunciabile, condizione: dall’inizio del 2020 le imprese italiane hanno raccolto meno di un quinto di quelle francesi e un quarto di quelle tedesche.

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Alle banche Visco chiede da un lato di aiutare le imprese che lo meritano a ristrutturarsi e ad accedere la mercato dei capitali, ma anche rigore nell’accertamento dei rischi, anzi ha stigmatizzato che alcune appaiano in ritardo nell’adeguare le valutazioni allo scenario del 2021; del resto, le condizioni patrimoniali sono nettamente migliorate e anche il fardello dei crediti deteriorati è ormai rientrato nella media europea.

Il punto è che nella sfida dell’uscita dalla pandemia l’Italia si gioca una fetta di credibilità internazionale. Così come dobbiamo dimostrare di rientrare rapidamente da un debito pubblico che ha raggiunto il 160% del Pil (e i numeri dicono che in dieci anni possiamo tornare ai livelli del 2019) così non dobbiamo tollerare che nel mondo produttivo ci siano imprese tenute artificialmente a galla e tanto meno banche di dubbia stabilità.

Per le banche si apre quindi uno scenario di grandi responsabilità: devono aiutare le imprese ad adottare strutture finanziarie più vicine agli standard internazionali e nello stesso tempo devono affrontare una rivoluzione tecnologica che sta rapidamente cambiando il settore e dai contorni ancora indefiniti. L’unica cosa certa è che si richiedono grandi investimenti e grandi capacità manageriali e che finora i primi “appaiono bassi”. È un problema che riguarda la generalità del sistema, non solo le banche piccole. Molte di queste sono in difficoltà, non per motivi strettamente riconducibili alla dimensione, ma per una cattiva corporate governance; le fusioni sono una delle tante soluzioni possibili, non quella obbligata. Tutto si gioca quindi sulle capacità manageriali delle banche, grandi e piccole. È davvero arrivato il momento della verità.

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