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Per i bandi Ue conta il partenariato, il web aiuta a trovare gli alleati

Va definito il ruolo di ogni partecipante; centrale il coordinatore. Per la ricerca strumenti disponibili sui siti web dei programmi stessi

di Silvia Comiati e Lada Vetrini


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(Agf)

3' di lettura

Nella predisposizione di un progetto europeo diversi sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione per scrivere una proposta di successo, innovativa e che abbia impatto sui territori che le implementano (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 agosto). Il primo è senza dubbio avere una idea innovativa che si basi su bisogni reali o opportunità da sfruttare; è essenziale poi definire un piano di lavoro coerente che abbia tempistiche realistiche, un partenariato che includa organizzazioni complementari e competenti, e infine un solido piano finanziario corrispondente alle attività individuate e che risponda ai principi del co-finanziamento.

Relativamente al partenariato di progetto, è cruciale individuare partner che abbiano le competenze necessarie per assicurare la realizzazione delle attività-chiave del piano di lavoro e che si integrino in maniera complementare per conseguire obiettivi congiunti, che da soli non potrebbero realizzare. Individuare il partenariato più idoneo è una delle prime attività da avviare: identificare sin da subito il coordinatore (cosiddetto applicant/lead partner) e definire il ruolo di ciascun soggetto consente di responsabilizzare sin dall’inizio ogni partecipante nella definizione degli obiettivi comuni. Il numero e il tipo di partner da coinvolgere non è predefinito e in genere varia a seconda del programma; spesso poi sono i bandi stessi ad individuare possibili tipologie di soggetti proponenti (ad esempio, enti pubblici, imprese, università, centri di ricerca, enti privati). Nella composizione del partenariato si deve tuttavia sempre tener conto dei prerequisiti richiesti dal bando per ciascun partner, poiché l’eleggibilità stessa del progetto potrebbe altrimenti essere compromessa. Infine, i partner devono avere la propria sede in uno dei Paesi Ue (o in Stati con i quali sono stati firmati accordi bilaterali) al fine di poter esprimere il cosiddetto valore aggiunto europeo, ovvero la capacità del progetto di avere ricadute al di là del contesto locale, aprendo nuove opportunità grazie al coinvolgimento di soggetti appartenenti a diversi Paesi europei.

Per la ricerca del partner esistono strumenti che i programmi stessi mettono a disposizione nei loro siti web. Spesso è possibile pubblicare in questi la propria idea progettuale al fine di trovare soggetti interessati a partecipare o proporsi a partenariati esistenti attraverso la propria “expertise”. Utili strumenti di networking possono essere anche i cosiddetti info day dei bandi, nei quali è spesso possibile entrare in contatto con altre organizzazioni interessate a presentare progetti, nonché i gruppi linkedin (o altri social network) dei programmi che sempre più spesso vengono utilizzati come luogo virtuale di incontro tra potenziali partner.

Altro aspetto importante nella predisposizione del progetto è il budget. Infatti, così come per il piano di lavoro, anche il budget va elaborato in maniera analitica, dettagliata e in linea con le attività, partendo dal ruolo e dalle risorse di cui realmente ciascun partner necessita. Il budget deve sempre esprimere il cosiddetto “best value for money”, ovvero la garanzia che il progetto offra il miglior risultato e la miglior qualità con il minor impiego di risorse.

Una delle regole fondamentali dei finanziamenti europei, inoltre, è il principio del co-finanziamento: i contributi Ue accordati a fondo perduto richiedono che una quota del budget sia coperta dai proponenti stessi attraverso risorse proprie (o di altri enti pubblici o privati). L’idea di fondo, infatti, è che il beneficiario avrebbe realizzato le attività di progetto a prescindere dalla sovvenzione e che, di conseguenza, il finanziamento europeo vi contribuisce solo in quanto riconosce a tale attività un impatto positivo rispetto agli obiettivi del programma e, ovviamente, delle strategie politiche.

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