salvaguardia dei mari

Per Blancpain Asia incoraggiante

di Paco Guarnaccia

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3' di lettura

C ontinua il percorso di Blancpain Ocean Commitment, progetto focalizzato sulla salvaguardia dei mari che da diversi anni impegna il brand svizzero Blancpain, di proprietà di Swatch Group. È di poche settimane fa l’annuncio di un nuovo tassello a questa iniziativa con l’ufficializzazione del supporto per tre anni delle spedizioni di Oceana, una delle più importanti organizzazioni internazionali impegnate in questa attività.

«Questo programma è incentrato sul principio che le persone possono rispettare e proteggere solo ciò che amano. E per amare bisogna conoscere - spiega Marc A. Hayek, ceo di Blancpain –. Aumentare la consapevolezza dell’importanza che gli Oceani hanno per la vita sulla Terra e per il pianeta stesso, sarà sempre il nostro obiettivo principale. Finora abbiamo realizzato documentari premiati, mostre, pubblicazioni di foto subacquee, co-finanziato 19 importanti spedizioni scientifiche, aiutato a creare 11 aree marine protette e giocato un ruolo nella protezione dell’1,2% dell’oceano del mondo, più di 4 milioni di km2. Sono molto orgoglioso di questi risultati».

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Risultati che sul fronte della proposta orologiera sono appannaggio principalmente delle due famiglie cardine del brand: Villeret, la classica, e Fifthy Fathoms, la sportiva dedicata alle immersioni: «Rappresentano i nostri valori, la nostra storia e beneficiano della stessa attenzione, competenza e investimenti. Hanno lo stesso filo conduttore e se si confrontano i movimenti, non ci sono differenze di affidabilità o finiture. A cambiare è il design».

Parlando di mercato, Hayek sottolinea che «l’anno era iniziato molto bene poi è stato uno shock per tutti. Globalmente il lockdown ha causato un calo delle vendite, anche se la situazione in Asia è migliorata rapidamente con i clienti che sono tornati nei negozi prima di quanto pensassimo e attenuando l’impatto generale della crisi. Dall’estate i segnali sono stati incoraggianti». Tutto sommato e nonostante l’assenza di turisti internazionali, anche in Italia «è andata abbastanza bene. La domanda della clientela locale, soprattutto di Fifty Fathoms, è stata significativa». Un trend che, se non si guarda il 2020, era in crescita un po’ ovunque. «Il 2019 è stato un anno record. Abbiamo dei clienti fedeli che apprezzano la nostra lunga storia, le nostre capacità nell’orologeria artigianale e il fatto che tutti i nostri modelli siano dotati di movimenti di manifattura. Per arrivare lì, abbiamo investito molto in risorse umane, impianti di produzione e in ricerca e sviluppo».

Nonostante l’impatto, il 2020 non ha portato la maison a rivedere i propri piani. «La nostra è sempre stata una visione a lungo termine e rivederla basandosi su un solo anno non fa parte del nostro modo di operare – dice il ceo –. Si è solo accelerato lo sviluppo di progetti, per lo più digitali, sui quali eravamo già al lavoro: e-commerce, presentazioni digitali e riunioni di gestione da fare online. Il nostro primo pensiero è stata la salute dei nostri dipendenti. Questo, nel breve, ha comportato sacrifici sul lato produttivo, ma siamo tutti impegnati per soddisfare la domanda che, per nostra fortuna, è molto forte».

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