l caso/2

Per Bonfiglioli MR la Fase due è iniziata già a febbraio

Il management ha fatto tesoro dell'esperienza degli stabilimenti all'estero

di Barbara Ganz

Il management ha fatto tesoro dell'esperienza degli stabilimenti all'estero


2' di lettura

Per il Bonfiglioli Mechatronic Research di Rovereto la “fase 2” è iniziata due mesi fa. Il nuovo stabilimento operativo dallo scorso gennaio in Polo Meccatronica (l’incubatore hi-tech di Trentino Sviluppo) non ha mai interrotto la produzione di motori a magneti permanenti e correlati componenti per la trasmissione del moto dedicati alla compressione del palloncino Ambu nei sistemi per ventilatori polmonari destinati agli ospedali.

Il management ha fatto tesoro dell’esperienza di altri stabilimenti del Gruppo che avevano anticipato i piani di sicurezza richiesti dal contenimento del Covid-19. In particolare il sito Bonfiglioli di Shanghai, in Cina, ha da subito messo in campo sistemi e comportamenti di prevenzione che hanno permesso di conciliare salute e produzione, sicurezza dei lavoratori ed aspetti economici.

Bonfiglioli è una multinazionale nata a Bologna nel 1956; dal 2011 ha trovato casa anche a Rovereto, dove ha inaugurato l’anno scorso un nuovo stabilimento con quasi 100 dipendenti che sviluppa un volume d’affari di 23 milioni di euro. Sedi, filiali e stabilimenti Bonfiglioli sono sparsi in diversi continenti (Europa, Asia, Nord e Sud America) per un totale di oltre 3.700 dipendenti e 960 milioni di fatturato nel 2019. «Per noi, come gruppo – sottolinea Marco Bertoldi, responsabile dello stabilimento Bonfiglioli di Rovereto – non può esserci lavoro senza sicurezza. Perciò abbiamo applicato, quasi da pionieri tra gli stabilimenti italiani ed europei, fin da inizio emergenza, rigidi protocolli per conciliare produzione e tranquillità per i dipendenti che desidero ringraziare personalmente. Soluzioni che ora sono un riferimento per gli altri stabilimenti del gruppo e non solo».

I lavoratori hanno recepito «con grande senso di responsabilità i nuovi protocolli e le nuove modalità di lavoro – aggiunge la responsabile della sicurezza, Martina Sparano Aveta – e abbiamo fornito “device” e indicazioni ergonomiche anche per lo smart working. Abbiamo avuto fin da subito mascherine e gel grazie al supporto di Confindustria Trento». Il centinaio di dipendenti è stato distanziato nelle postazioni, sia negli uffici che sulle linee produttive: «Affinché i due gruppi non si incontrino, abbiamo creato due turni di lavoro separati di 20 minuti: dalle 6 alle 13.50 e dalle 14.10 alle 22», racconta il responsabile di produzione, Valter Grifoni, che spiega anche le nuove produzioni: «Per un cliente italiano abbiamo già realizzato 500 riduttori per ventilatori polmonari, ma anche componenti per sistemi che azionano macchinari per la produzione di farmaci iniettabili, per realizzare blister di compresse e per la movimentazione dei pazienti in ospedale».

«La vita è cambiata – conclude il direttore Marco Bertoldi – ma il lavoro in sicurezza è possibile. Nuove soluzioni intelligenti sono state stimolate dall’emergenza pandemica: l’industria 4.0 sta già lavorando su maggiore automazione, tecnologie sanitarie, nuovi sistemi di packaging per evitare contatti con le merci, e le tecnologie per la sanificazione subiranno un’accelerata e saranno sempre più robotizzate».

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