Recupero ambientale

Per la bonifica dei siti inquinati ora si aspetta il piano d’azione

Dal ministero per la Transizione ecologica una dote di 500 milioni a valere
sui fondi del Pnrr per tutte le aree del paese ma le regioni spingono affinché arrivino altri finanziamenti

di Nino Amadore

4' di lettura

Li chiamano siti orfani. Sono aree, spesso molto estese, da bonificare perché contaminate. Orfane, si potrebbe dire, di un’industria che non c’è più oppure di altro insediamento ad alto impatto ambientale: si tratta in genere di aree industriali o minerarie dismesse, discariche abusive, ex inceneritori o raffinerie. Spesso decisamente nocivi per la salute come nel caso dell’ex opificio Iao in provincia di Foggia, «la cui presenza sul territorio è stata correlata a una crescente incidenza di patologie del colon-retto, dell'esofago e dei sistemi immunitario e cardio-circolatorio». Sono, questi siti, al centro della strategia del ministro per la Transizione ecologica Stefano Cingolani che alla bonifica di queste aree ha destinato 500 milioni a valere sui fondi del Pnrr di cui il 40% destinato alle regioni del Mezzogiorno.

LA GEOGRAFIA DEI SITI ORFANI
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Un investimento che ha l’obiettivo, spiegano dal ministero per la Transizione ecologica , di «favorire, attraverso la bonifica, il riuso di suolo attualmente compromesso da fenomeni di contaminazione, favorendo il suo reinserimento nel mercato immobiliare, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo l'economia circolare». Un piano di bonifica che era stato avviato già nel 2020, come si legge sul sito di Openpolis che al tema ha dedicato un approfondimento: «Già a fine dicembre 2020, con il decreto ministeriale 269, era stato avviato un progetto di riqualificazione e bonifica di questi luoghi, con investimenti pari a 105,6 milioni di euro».

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La road map

A fine novembre 2021, il decreto 222 ha introdotto a questo scopo anche i fondi del Pnrr, prevedendo come obiettivo la riqualificazione di almeno il 70% dei siti entro il primo trimestre del 2026». A dicembre poi il ministero per la Transizione ecologica ha fatto il riparto delle somme destinando alla Campania 59,775 milioni, alla Puglia 44,550 milioni, alla Basilicata 10,950 milioni, alla Calabria 25,775 milioni, alla Sicilia 64,2 milioni e alla Sardegna 26,725 milioni. «Il prossimo passo, previsto dal Pnrr – spiegano dal ministero – è la redazione di uno specifico Piano d'azione che nell'ambito dell’elenco dei siti individui gli specifici progetti da finanziare secondo un criterio di riparto tra le singole regioni, pure approvato dal decreto». Dopo questa fase seguiranno specifici accordi di programma con le singole regioni volti a definire il cronoprogramma degli interventi e le modalità di monitoraggio e rendicontazione. Le scadenze sono queste: entro il 31 dicembre 2022, l'approvazione del Piano di azione ed entro il 31 marzo 2026, la riqualificazione di almeno il 70% della superficie del dei siti orfani.

La geografia dei siti orfani

I cosiddetti siti orfani in Italia sono in totale, secondo i dati del Mite, 271 e sono «distribuiti in maniera diseguale nella penisola italiana – si legge su Openpolis–. Sono maggiormente presenti nelle regioni più densamente abitate e urbanizzate come Campania, Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto.Mentre 3 regioni, almeno secondo il ministero della transizione ecologica che valuta le liste stilate dalle regioni stesse, non avrebbero nessun’area: si tratta di Marche, Umbria e la provincia autonoma di Bolzano». Sono due le regioni del Sud ai primi posti della classifica: la Campania è quella dove è localizzato il numero più elevato di aree da bonificare (53 su 271 totali, ovvero il 19,6%) e per estensione invece è terza con l’8,8%, ovvero 1,8 milioni di mq). Mentre la Sicilia si colloca al terzo posto per numero di siti con 36 aree da bonificare pari al 13,3% del totale. L’isola è preceduta dalla Lombardia che ha 42 aree da bonificare pari al 15,5% del totale. Se guardiamo la questione dal punto di vista della superficie di suolo occupata la quota maggiore a livello nazionale con 5,8 milioni di metri quadrati, (il 28,5% del totale nazionale).

Il caso Sicilia

A seguire i siti siciliani (23,1% per un totale di 4,7 milioni di metri quadrati): tra i siti dell’isola quello del Biviere di Gela in provincia di Caltanissetta in località Contrada Passo di Piazza all’interno del Sin che occupa una superficie di 2.110.000 metri quadrati: un’area che è determinante nella seconda posizione della provincia di Caltanissetta in quella che possiamo definire la classifica nazionale dei siti orfani con 2.287.500 metri quadrati (è preceduta da Rovigo, in Veneto che ha un totale di 5.044.150 metri quadrati da bonificare). Da segnalare in Sicilia ci sono poi le aree della zona industriale dismessa nella cosiddetta Zona Falcata di Messina per un totale di 700.000 metri quadrati e l’area industriale dismessa (ex Siace) nel territorio del comune di Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania per un totale di 470.000 metri quadrati. Per quanto riguarda la Sicilia c’è da dire che molte delle ree da bonificare sono discariche dismesse di rifiuti solidi urbani.

Le attese della Sicilia

L’assessorato regionale all’Energia guidato da Daniela Baglieri della Regione siciliana dal canto suo, sulla base della ripartizione fatta dal Mite, non ha mancato di sottolineare che i fondi disponibili basterebbero solo per 7 tra i 36 siti orfani proposti. L’assessorato regionale all’Energia con un nota inviata al ministero per la Transizione ecologica ha fatto presente che, sulla base della ricognizione fatta proprio ai fini della stesura del Piano di attuazione, il fabbisogno complessivo ammonterebbe a oltre 146 milioni. Ovvio che vi sia l’attesa per un possibile aumento del plafond da parte del Mite . La Sicilia sta andando avanti con le bonifiche in altre aree utilizzando altri canali di finanziamento : oltre 23 milioni nell’area di Gela per due discariche di rifiuti speciali . Per l’area industriale di Siracusa vi sono i fondi di due Apq firmati negli anni scorsi: ovvero 55,7 milioni nel 2015 e circa 24,6 milioni nel 2020.

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