analisile vie della ripresa

Per Bruxelles rottamazione «strutturale» solo a regime

di Dino Pesole

2' di lettura

Coperture certe e dal profilo strutturale per la manovra correttiva da 3,4 miliardi, che il Governo varerà la prossima settimana. Quindi il cospicuo gettito (una tantum) atteso dalla cosiddetta rottamazione delle cartelle Equitalia non potrà essere utilizzato nell’immediato. Concorrerà ad aumentare le entrate dell’anno in corso, a beneficio del deficit nominale. A regime potrà costituire fonte strutturale di maggior gettito, qualora l’operazione si traduca effettivamente in un recupero di efficienza sul fronte della riscossione. Lo impone la natura dell’intervento chiesto da Bruxelles: poiché la correzione va a incidere sul deficit strutturale, calcolato sul Pil potenziale, al netto delle variazioni del ciclo economico e delle una tantum, il set di misure in via di definizione non potrà prevedere il ricorso
a «one off».

Su questo punto la Commissione Ue non sembra disposta a fare sconti. Dunque via libera all’estensione dello split payment anche alle società pubbliche, che si configura come intervento di natura strutturale, al pari del ricorso a nuove entrate attraverso l’eventuale ritocco delle accise sui tabacchi, e dell’incremento del prelievo sui giochi. Nessuna obiezione a nuovi tagli semi-lineari a carico dei ministeri, a patto che vengano effettivamente realizzati. Quanto alla somma che il Governo si appresta a stanziare per la ricostruzione delle zone terremotate (circa 1 miliardo di euro), si tratta di nuove spese che andranno a incrementare il deficit nominale del 2017 per lo 0,06% del Pil. Uno scostamento ritenuto “compatibile” dalla Commissione Ue, data la natura dell’intervento che rientra nella fattispecie delle circostanze eccezionali contemplate dall’attuale disciplina di bilancio europea. Deviazione temporanea che non impatta peraltro sul percorso di riduzione del deficit strutturale.

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Al netto di questo complesso gioco di equilibrismo contabile, il vero banco di prova per il Governo sarà l’individuazione delle risorse per la manovra 2018. Si procederà a tappe. Per ora, nel Def l’asticella del deficit verrà fissata a un livello di poco più alto rispetto all’1,2% previsto lo scorso settembre: attorno all’1,5%, salvo poi procedere a un ulteriore ritocco verso quota 1,8%/2% con la Nota di aggiornamento di settembre. Operazione che consentirà di far fronte, almeno in parte, al mancato aumento dell’Iva fissato per il prossimo anno, pari a circa 19,6 miliardi. Serviranno tuttavia altre risorse poiché il menu della prossima legge di bilancio pare fin d’ora corposo, dal taglio del costo “mirato” del lavoro alla copertura per 1,2 miliardi del contratto dei dipendenti pubblici. Dunque nuovi tagli, anche attraverso un primo riordino delle tax exprenditures, e maggiori entrate (variabile politico/elettorale permettendo).

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