tECNOLOGIA 5G

Il Cdm debutta con il «golden power» sulle forniture 5G

Per il primo consiglio dei ministri del Conte bis c’è subito la prova «golden power». Esaminate le notifiche presentate da Vodafone, Wind, Tim, Fastweb e Linkem in relazione ai contratti di fornitura stipulati con fornitori di tecnologia 5G.

di Carmine Fotina


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2' di lettura

Il nuovo governo parte con «il golden power». Sono state esaminate le notifiche presentate da Vodafone, Wind (forniture Huawei) e Fastweb (Zte) in relazione ai contratti stipulati con società che vendono tecnologia 5G: il Cdm ha deciso il via libera condizionato al rispetto di alcune prescrizioni. Il golden power è stato esercitato anche in relazione a Tim (per vecchi accordi rispetto ai quali la tecnologia 5G può essere considerata una naturale evoluzione) e a Linkem.

L’urgenza di esaminare i dossier già oggi era legata alla scadenza del decreto legge di riforma del golden power, prevista per il 9 settembre. Il decreto in questione infatti non sarà convertito in legge in Parlamento e in assenza di questo provvedimento, che aveva allungato i tempi per l’esame delle notifiche da parte del comitato di Palazzo Chigi, le forniture sarebbero svincolate da qualsiasi obbligo o prescrizione per scadenza dei termini.

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Il decreto legge in scadenza era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’11 luglio e andava a modificare il Dl n. 21 del 2012 che regola l’esercizio dei poteri speciali da parte del governo (il cosiddetto “golden power”) nei settori di rilevanza strategica. In particolare, il decreto di luglio estendeva da 15 a 45 giorni dopo la notifica, che a sua volta deve scattare entro dieci giorni dalla conclusione di un contratto o di un accordo, il tempo entro cui il governo è tenuto a comunicare l’eventuale veto.

Il decreto specificava inoltre che le sanzioni si applicano anche a chi non rispetta le prescrizioni imposte dall'esecutivo nell'esercizio dei poteri speciali e non solo in assenza della notifica, superando un'ambiguità contenuta nel vecchio golden power. Quanto al 5G, in caso di mancata notifica o di non applicazione delle condizioni dettate dal governo, si stabiliva che le sanzioni possono arrivare «fino al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'un per cento del medesimo valore».

Le disposizioni che decadranno il 9 settembre potrebbero essere recuperate sotto forma di emendamenti parlamentari, ad esempio nell’ambito dell’iter di conversione del disegno di legge sulla cybersecurity varato dal consiglio dei ministri lo scorso 19 luglio.

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