Interventi

Per coinvolgere i fondi nel Recovery Plan servono regole nuove

di Federico Merola

(Елена Дигилевич - stock.adobe.com)

3' di lettura

La scorsa settimana il Ragioniere generale dello Stato ha richiamato su queste pagine due importanti novità per il partenariato pubblico-privato (Ppp): la sperimentazione di un portale di monitoraggio e la pubblicazione – in collaborazione con Anac – di un “contratto standard” per le concessioni con canone di disponibilità (infrastrutture sociali).

Dopo otto anni di gestazione questo documento è arrivato dunque al traguardo, entrando per destino storico a far parte dell’atteso pacchetto di riforme da affiancare al Recovery Plan. Il tema merita quindi una doppia riflessione: quella specifica sullo strumento e quella più ampia di un Ppp degno delle future generazioni.

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Il “contratto standard” sul Ppp nasce con l’intento di risolvere almeno tre fondamentali problemi: la crescente diffidenza per il Ppp dovuta alla diffusa sensazione di una sistematica asimmetria nella distribuzione dei benefici tra pubblico e privato (a vantaggio di quest’ultimo); una asimmetria di competenza tecnica tra pubblico e privato e una disomogeneità di schemi attuativi, peraltro spesso incoerenti con la disciplina Eurostat (con rischi di riclassificazione e conseguenti aumenti dell’indebitamento).

Non vi è dubbio che l’adozione di linee guida chiare e dettagliate sulla ripartizione dei rischi tra pubblico e privato, coerente con le direttive dell’Ue, il Codice dei contratti pubblici e le regole Eurostat, possa contribuire a ridurre le asimmetrie di competenza e i rischi di riclassificazione.

E, tuttavia, il Contratto standard – i cui princìpi fondamentali si estendono a qualsiasi forma di Ppp – è un documento estremamente sofisticato e complesso, diviso in due parti: una “relazione illustrativa”, molto ricca e articolata, e un semplice “schema tipo di contratto”. Tale schema, che non è giuridicamente vincolante, andrebbe ogni volta adattato alle singole circostanze seguendo i complessi princìpi della relazione illustrativa.

In che modo e in che misura le stazioni appaltanti saranno capaci di utilizzare questo strumento senza quelle competenze tecniche alle quali il Contratto standard vuole sopperire? Il rischio del “copia e incolla” e della cogenza dello schema-tipo è reale. Per questo, del resto, la Ragioneria generale del Tesoro intende ora declinare ulteriormente queste linee guida a livello settoriale (sanità, istruzione, efficienza energetica).

Ma anche così, potrà il Contratto standard da solo rilanciare il Ppp? Più in generale, nello scenario del Recovery Plan e del Green New Deal, può il Ppp italiano rimanere confinato nella sua attuale angusta prospettiva “appaltistica” e di “finanza pubblica”?

Senza dubbio sono attualmente disponibili enormi risorse pubbliche: i fondi promessi dal Recovery Fund; i significativi trasferimenti annuali per i comuni; i nuovi fondi Fers 2021-2027 per il Sud e importanti avanzi derivanti dal blocco del patto di stabilità.

Ciononostante, è probabile che la profondità dei cambiamenti renda comunque il fabbisogno di investimento in infrastrutture più ampio di tali risorse. Ma certamente, ancor più di prima ci si attende dal privato qualcosa di diverso rispetto al mero apporto finanziario: innovazione, efficienza e sostenibilità. Limitando conflitti di interesse e rendite di posizione.

In tutti i Paesi occidentali sono da tempo entrati in scena gli investitori istituzionali (fondi infrastrutturali, fondi immobiliari o anche direttamente fondi pensione, assicurazioni e altri investitori). Nuovi promotori e investitori di lungo termine ispirati a princìpi di investimento responsabile, alla valutazione di impatto sociale e ambientale e alla sostenibilità del proprio agire.

Nuovi protagonisti, nuovi mercati dei capitali, nuove regole del gioco che richiedono alcuni radicali passaggi tra i quali: la netta distinzione tra appalti e concessioni, seguendo l’impostazione delle direttive europee; l’introduzione di schemi più sofisticati di garanzie pubbliche, anche tramite Sace; l’attenuazione del “rischio regolatorio” e del rischio reputazionale, entrambi impattati da un diritto amministrativo “plastico” e fattispecie penali “elastiche”, sullo sfondo di una giustizia burocratizzata, lenta e farraginosa.

Per costruire davvero la Next Generation non servono soldi
bensì nuove regole, capaci di interpretare le dinamiche
profonde dell’economia e della società. Poche, vere, modifiche
per grandi cambiamenti.

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