la GUIDA RAPIDA / 4

Dichiarazioni: per la «correttiva nei termini» c’è tempo fino al 2 dicembre

<br/>Entro il 25 ottobre si può presentare il modello 730 integrativo «a favore» La prima scadenza per il Redditi è il 30 novembre, che quest'anno slitta di due giorni

di Alfredo Calvano, Attilio Calvano


4' di lettura

I contribuenti che si accorgono di aver commesso degli errori nella dichiarazione dei redditi, o di non aver inserito alcuni elementi utili, hanno diverse soluzioni per rimediare. Soluzioni che sono vincolate a specifiche tempistiche e procedure.

È bene innanzitutto premettere che il termine ultimo per l’invio della dichiarazione - ormai unificato per tutte le categorie di contribuenti, Irpef e Ires con annualità coincidente con il 31 dicembre - è stato spostato in avanti: dal 30 settembre al 30 novembre. Il differimento, arrivato con il Dl 34/2019 (decreto crescita, che ha modificato l’articolo 2 del Dpr 322/98), ha indirettamente modificato anche l’articolata tempistica entro la quale è possibile avvalersi del ravvedimento operoso (previsto dall’articolo 13 del Dlgs 472/1997), che modula l’entità della sanzione agevolata in base al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui viene conclusa la correzione degli errori.

Questa correzione, tuttavia, può comportare anche una dichiarazione integrativa a favore del contribuente, consentendo il recupero di un maggior credito o di un minor debito d’imposta, quindi senza alcuna conseguenza sanzionatoria. In entrambe le ipotesi (integrativa a favore e a sfavore), la scadenza è fissata al 31 dicembre del quinto anno successivo (il quarto anno, per le dichiarazioni fino al periodo d’imposta 2015), che coincide con quello in cui il Fisco decade dal proprio potere di accertamento (comma 8, articolo 2 citato). La procedura del ravvedimento e dell’integrativa cambia a seconda che la dichiarazione originaria sia costituita dal 730 oppure dal modello Redditi.

Le integrazioni al 730

Nel primo caso (730), se l’integrazione comporta un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata, il contribuente può presentare entro il 25 ottobre un nuovo 730 completo in ogni sua parte (codice “1” nella casella «730 integrativo»), solo tramite Caf o professionista abilitato. In alternativa, può presentare (“correttiva nei termini”) il modello Redditi entro il 30 novembre (il2 dicembre per il 2019, perché il 30 cade di sabato), o entro il termine per la presentazione del modello Redditi Pf 2020 (dichiarazione integrativa) e fino al 31 dicembre del quinto anno (o quarto) successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione da integrare.

    Se l’integrativa comporta un maggior debito d’imposta o un minor credito, dev’essere utilizzato esclusivamente il modello Redditi, il cui invio - se non effettuato entro il 2 dicembre 2019 (correttiva nei termini) - potrà avvenire, anche in questo caso, fino al quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria.

    La dichiarazione integrativa non sospende le procedure avviate con la consegna del modello 730, e quindi non fa venir meno l’obbligo, da parte del datore di lavoro o dell’ente pensionistico, di effettuare i rimborsi o trattenere le somme dovute.

    Le integrazioni al Redditi

    Analoghe scadenze sono previste quando la dichiarazione da integrare è costituita dal modello Redditi (oppure Unico). Sarà infatti possibile una “correttiva nei termini” da presentare prima del 30 novembre (2 dicembre per il 2019) barrando la relativa casella del frontespizio; o approfittare della più lunga scadenza del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della dichiarazione da integrare (dichiarazione integrativa a favore o sfavore), indicando nel frontespizio il codice “1”.

    La modulistica usata per l’integrativa dev’essere conforme a quella approvata per la dichiarazione originaria. E in ogni caso, presupposto fondamentale è che la dichiarazione originaria sia stata validamente presentata: si considera tale anche quella con ritardo non superiore a 90 giorni (ossia, presentata entro febbraio dell’anno successivo).

    Le sanzioni «agevolate»

    Il livello di sconto sulle sanzioni, che si può ottenere con il ravvedimento, è connesso alla tempestività con cui viene rimossa l’eventuale violazione. Secondo l’articolo 13 del Dlgs 472, la riduzione della sanzione è pari a:

    1/10 e 1/9 del minimo, per il pagamento del tributo o dell’acconto, rispettivamente, entro 30 o 90 giorni dal termine di versamento, a decorrere dalla scadenza della dichiarazione (in mancanza, dalla commissione dell’errore);

    1/8 del minimo, per la regolarizzazione entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno in cui è commessa la violazione (laddove non prevista, entro un anno dall’errore);

    1/7 per la regolarizzazione entro il secondo anno successivo;

    1/6 oltre tale termine, fino al compimento del quinquennio (o del quadriennio);

    1/5, infine, per la regolarizzazione di violazioni contestate anche dopo accessi, verifiche o altre simili attività amministrative.

    Questo tipo di agevolazione interagisce con quella prevista dal Dlgs 158/2015, che concede la riduzione alla metà della sanzione ordinaria per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza: ipotesi in cui, pertanto, si dimezza anche la sanzione da ravvedimento.

    Un’ulteriore riduzione della sanzione è prevista per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni (cosiddetto “ravvedimento sprint”). In tali casi, la sanzione del 15% è ulteriormente ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%). Dunque, in sede di ravvedimento, la sanzione da versare sarà pari allo 0,1% per ciascun giorno di ritardo (1/10 dell’1 per cento).

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