ITS e imprese

«Per creare occupazione servono più formazione e attenzione ai giovani»

di Nicoletta Picchio

3' di lettura

«Il nostro impegno è dare una risposta alle cinque disuguaglianze che esistono: conoscenza, competenza, di genere, generazionale e di territorio». È una sfida per Maurizio Stirpe, nel suo ruolo di vice presidente per le Relazioni industriali di Confindustria, e in prima persona come imprenditore. Saranno assunti alla Prima Sole, azienda leader nell’automotive di cui è presidente, nove dei ventitrè ragazzi che ieri hanno ricevuto il diploma dell’Its Meccatronico del Lazio, in una cerimonia all’Unione industriale di Frosinone, di cui Stirpe in passato è stato presidente.

«Abbiamo voluto dare un segnale importante. La data scelta è un simbolo: il primo luglio, il giorno dopo la scadenza del blocco dei licenziamenti. Non si licenzia, ma si assume, tanto più che dai dati, in particolare nel settore manifatturiero, emerge una ripartenza più forte delle attese. Lo abbiamo ripetuto più volte nelle scorse settimane, davanti a chi agitava cifre irrealistiche di perdita di posti di lavoro. Tutti i diplomati dell'Its Meccatronico del Lazio sono stati assunti. Piuttosto, c’è un tema forte di formazione e competenza, al quale bisogna dare una risposta».

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Il primo luglio, quindi, come segnale che si volta pagina?

Sì, possiamo e dobbiamo voltare pagina, dopo le tensioni dell’ultimo periodo che ci hanno visto in contrapposizione con il sindacato. La mediazione del presidente Draghi è stata utile ed efficace. Ora dobbiamo concentrarci sui temi che possano rendere più efficace la ripartenza del paese. E cioè come agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, puntando su una maggiore flessibilità in entrata, con particolare riferimento ai contratti a tempo determinato, che sono stati bruciati nell’ultimo anno e mezzo. E tutta la partita degli ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro, fondamentali per favorire l’occupabilità nel percorso lavorativo delle persone.

La formazione è fondamentale, per entrare nel mondo del lavoro e per adeguare le proprie competenze ai cambiamenti. C’è un problema di incontro tra domanda e offerta. Come agire?

I giovani devono riuscire ad ottenere una formazione adeguata. Gli Istituti tecnici sono uno strumento importante. Con i diplomi appena consegnati abbiamo voluto dare un messaggio di fiducia ai ragazzi: poter entrare nel mondo del lavoro dalla porta principale, con percorsi personalizzati. Ci siamo impegnati noi imprenditori in prima persona per avere le professionalità adeguate, che mancano, specie in questa zona d’Italia. La formazione è fondamentale in tutte le fasi della vita lavorativa, per accompagnare le persone nei processi di riconversione e di transizione.

Vanno riorganizzate le politiche attive, una riforma che va di pari passo con quella degli ammortizzatori sociali. Quali sono i punti cardine?

Come è scritto anche nell’avviso comune messo a punto il 30 giugno con il governo e i sindacati la riforma dovrà prevedere alcuni principi condivisi. Per noi alcuni punti sono irrinunciabili e spero che il ministro Orlando ne faccia tesoro: creare un sistema di ammortizzatori universale, di natura assicurativa, al quale tutti devono contribuire. Non ci può essere chi paga per gli altri. La Cassa integrazione, quindi, deve essere solo assicurativa, la Naspi prevalentemente assicurativa, ancorata al principio condizionalità della ricollocazione. Poi occorre distinguere tre le crisi reversibili, da gestire al Ministero dello Sviluppo, con la cassa integrazione straordinaria, il Fondo nuove competenze, i contratti di espansione. E quelle irreversibili, da gestire al ministero del Lavoro, con cassa straordinaria, e Naspi condizionata a percorsi formativi. Per le politiche attive devono essere chiari i ruoli tra Stato e Regione, e vanno coinvolte le Agenzie per il lavoro private.

Le risorse?

Aspettiamo una quantificazione. Comunque si potrebbe attingere a quelle del reddito di cittadinanza, che non ha funzionato come politica attiva del lavoro, mantenendolo come strumento di lotta alla povertà e dirottando i fondi su un progetto concreto di riforma del mercato del lavoro.

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