AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùLA REVISIONE AL RIALZO DELL’ISTAT

Per la crescita quadro invariato: ora più coraggio nella manovra

Il 2019 si chiuderà con un tasso di crescita dell'economia di poco superiore allo zero (+0,1%). Non è certo una sorpresa, se si considera l'effetto congiunto delle variabili internazionali e interne

di Dino Pesole

default onloading pic
(Adobe Stock)

3' di lettura

Questione di pochi decimali. La revisione al rialzo operata dall’Istat relativamente al Pil del secondo trimestre dell’anno (+0,1% rispetto allo zero precedente) proietta il risultato di fine anno nei dintorni dell’obiettivo appena definito dal Governo con la Nota di aggiornamento del Def.

In poche parole il 2019 si chiuderà con un tasso di crescita dell’economia di poco superiore allo zero (+0,1%). Non è certo una sorpresa, se si considera l’effetto congiunto delle variabili internazionali e interne. Da un lato le conseguenze nefaste della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, che ora investe frontalmente l’Europa e l’Italia dopo la decisione del Wto di autorizzare dazi dagli Stati Uniti all’Europa per 7,5 miliardi, la Brexit, il rallentamento della Germania e dell’economia dell’eurozona, ma anche l’inversione del lungo ciclo di crescita dell’economia americana. Dall’altro, il costo in termini di mancata crescita determinato dalla fase di stallo dell’attività del precedente governo che ha preceduto la crisi di agosto.

Due variabili che hanno determinato di fatto una stasi sia dal punto di vista delle aspettative che da quello dei piani di investimento, con evidenti e inevitabili effetti sulla crescita. Il 2019 dunque andrà a chiudersi con un magro risultato, tuttavia temperato da un quadro di finanza pubblica che appare decisamente più incoraggiante rispetto ad alcuni mesi fa. Il che dovrebbe rendere più agevole, soprattutto grazie alla minore spesa per interessi quale frutto della discesa dello spread (6 miliardi in meno nel 2020), rispettare gli obiettivi fissati dalla Nadef con il deficit nominale attorno al 2,2% del Pil.

Il vero punto interrogativo riguarda a questo punto le reali possibilità di riuscire a ottenere un risultato migliore dello 0,6% in termini di incremento del Pil. Risultato che si ottiene sommando allo 0,4% stimato dal quadro tendenziale lo 0,2% atteso dalle misure “espansive” che il governo si accinge ad adottare. In sostanza, il mix tra la neutralizzazione delle clausole Iva e il taglio (ancorchè limitato a 2,5 miliardi e in vigore solo alla metà del 2020) del cuneo fiscale a beneficio dei lavoratori.

Il 2019 andrà a chiudersi con un magro risultato, tuttavia temperato da un quadro di finanza pubblica che appare decisamente più incoraggiante rispetto ad alcuni mesi fa. Il che dovrebbe rendere più agevole, soprattutto grazie alla minore spesa per interessi quale frutto della discesa dello spread (6 miliardi in meno nel 2020)

Puntare a un livello di Pil programmatico dello 0,6% è forse inevitabile in questo momento, stante le variabili interne e internazionali di cui abbiamo appena parlato. Tuttavia con la legge di Bilancio e i provvedimenti che la sosterranno si potrebbe e forse dovrebbe provare a ottenere di più.

In che modo? Il problema principale è costituito dalle risorse. Raddoppiare la dote per il cuneo fiscale e provare a renderla operativa da inizio anno sarebbe senza dubbio una misura pro-crescita. Come finanziarla? In due possibili modi, che dovrebbero costituire oggetto di approfondimento in sede di esame parlamentare della manovra: incrementando la dote (in verità modesta) delle misure di contenimento della spesa (1,7 miliardi cui vanno ad aggiungersi 1,8 miliardi dall’intervento mirato sulle agevolazioni fiscali nei settori più inquinanti), e provando a riproporre l’intervento (rimosso dal tavolo per il niet concentrico della neo formazione di Matteo Renzi e del M5S) di una parziale rimodulazione di alcuni beni all’interno delle attuali aliquote Iva.

Incremento selettivo per la verità discusso in sede politica il giorno prima del varo della Nadef e poi espunto dalle ipotesi sul tappeto in vista della predisposizione della manovra. Se si rinuncia a potenziare il pacchetto per la crescita in nome di veti politici apparentemente insormontabili, si rischia di consegnare il Paese a un altro anno di crescita a livelli da “zero virgola” o giù di li.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...